Oggi, lunedì 21 settembre, la Banca Popolare Cinese (PBOC) ha fissato il cambio di riferimento giornaliero USD/CNY a 6,7487 yuan per dollaro, il livello più forte dal 3 febbraio 2023, in rafforzamento di circa 34 punti base rispetto al fixing di venerdì scorso (6,7521). Il dato, diffuso da Reuters, resta comunque 536 pip più debole della stima media degli operatori raccolta dalla stessa Reuters (6,6951): un segnale che la banca centrale continua a gestire l’apprezzamento in modo graduale, senza lasciarlo correre liberamente.
Sul mercato spot, lo yuan onshore ha toccato lunedì un massimo intraday di 6,6961 per dollaro, il livello più forte da luglio 2022. Lo yuan offshore (CNH) tratta in parallelo a 6,6946, in rialzo dello 0,03%.
Cosa sta succedendo allo yuan cinese?
Il rafforzamento arriva a tre giorni dal vertice di giovedì 24 settembre a Washington tra il presidente Usa Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping, preparato da un negoziato di otto ore concluso domenica a New York tra il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent e il vicepremier cinese He Lifeng. Sul tavolo restano, tra gli altri temi, i dazi e la tregua commerciale in scadenza il 10 novembre, l’intelligenza artificiale e le catene di fornitura; gli analisti non si attendono una svolta politica clamorosa dal summit.
Una nota di Goldman Sachs, citata da Reuters, osserva che «la forza del fixing nell’avvicinarsi al vertice Trump-Xi è coerente con quanto già visto in passato» e che i responsabili della politica monetaria cinese dovrebbero «continuare a sentirsi a proprio agio nel consentire un apprezzamento sostenuto ma graduale» della valuta. Di segno più cauto la lettura di OCBC, secondo cui gli investitori «dovrebbero essere cauti nell’interpretare la mossa della PBOC come l’inizio di un ciclo di apprezzamento duraturo», perché il rialzo recente potrebbe riflettere «una stabilità gestita attorno al vertice più che una rivalutazione strutturale».
A dare peso alla lettura più strutturale c’è il fatto che lo yuan è, in questo momento, la valuta con le migliori performance in Asia nel 2026 e viaggia verso il settimo trimestre consecutivo di guadagni, sostenuto anche dalla tenuta delle esportazioni cinesi, come evidenziano le analisi di Chang Wei Liang e DBS Group Research.
Gli effetti sulle PMI
Per le imprese italiane esposte alla Cina - come mercato di sbocco (lusso, meccanica, automotive) o come concorrente sui mercati terzi - uno yuan più forte rende le esportazioni cinesi relativamente più costose in dollari, alleggerendo in teoria parte della pressione competitiva sui produttori europei e riducendo la «disinflazione importata» dalla Cina.
Resta però un effetto marginale e potenzialmente temporaneo, se il movimento fosse legato soprattutto al calendario diplomatico, come suggerisce la lettura di OCBC. Vale la pena ricordare che il cambio USD/CNY resta un cambio amministrato, con una banda di oscillazione consentita del 2% attorno al fixing giornaliero. A deciderne la direzione è in larga parte la PBOC, non il libero incontro tra domanda e offerta.
| Attenzione: il collegamento esplicito tra il fixing di oggi e il vertice di giovedì è una lettura di mercato, non una dichiarazione ufficiale della PBOC, che non commenta pubblicamente le motivazioni dei singoli fixing giornalieri. |