L’upgrade di Rothschild che rilancia Apple è un’occasione di acquisto?

Redazione Money Premium

21 Agosto 2026 - 15:47

Wall Street ha sottovalutato Apple nella corsa all’AI? Ci sono elementi solidi per ribaltare questo giudizio. Ecco perché il titolo può correre ancora.

L’upgrade di Rothschild che rilancia Apple è un’occasione di acquisto?

Rothschild & Co Redburn ha modificato in maniera significativa la propria visione su Apple, elevando il giudizio sull’azione da Neutral a Buy e portando il prezzo obiettivo da 260 a 400 dollari.

L’analista Timm Schulze-Melander ha motivato la decisione con la convinzione che la società di Cupertino possa affermarsi come il “gatekeeper” dell’intelligenza artificiale destinata ai consumatori, nonostante non abbia partecipato alla corsa agli investimenti massicci in modelli di frontiera condotta da rivali come Alphabet, Microsoft, Amazon.com e Meta Platforms.

Il titolo di Apple ha chiuso poi in calo dello 0,4 percento a 304,76 dollari, un livello che lascia comunque un potenziale di rialzo del 31 percento rispetto al nuovo target. Dall’inizio del 2026 le azioni avevano guadagnato circa il 12 percento e nei dodici mesi precedenti il 32 percento, restando però distanti del 10 percento dal massimo storico di 340,08 dollari raggiunto il 28 luglio.

Il vantaggio unico di Apple

Il ragionamento di Schulze-Melander parte da un’osservazione semplice ma strategica: i modelli di intelligenza artificiale sono il prodotto tecnologico più ambito del momento, ma ciò che conta davvero è il modo in cui questi modelli raggiungono gli utenti finali. Qui Apple detiene un vantaggio strutturale grazie alla sua base installata di 2,55 miliardi di dispositivi attivi, un ecosistema chiuso e altamente fidelizzato in cui hardware, software e servizi sono strettamente integrati.

Fino a pochi mesi fa molti osservatori di Wall Street consideravano Apple il trade “anti-AI” per eccellenza, proprio perché aveva evitato gli enormi esborsi di capitale che caratterizzano i bilanci dei suoi concorrenti. Questa scelta ha preservato la solidità del bilancio, ma ha esposto la società alle critiche per le prestazioni deludenti di Apple Intelligence, giudicata meno capace delle soluzioni concorrenti e quindi potenziale minaccia al classico “flywheel” di dispositivi premium e servizi in rapida espansione. Secondo l’analista, tale preoccupazione ha compresso il multiplo di valutazione nel corso del 2025 e nei primi mesi del 2026.

La risposta di Apple è stata pragmatica. La società ha colmato le lacune dei propri modelli collaborando con Alphabet, proprietaria di Google. Apple Intelligence si basa ora su una versione personalizzata di Gemini e gira su chip Nvidia nel cloud di Google. Schulze-Melander definisce questa soluzione “serendipitosa”: avendo rinunciato agli investimenti faraonici nella leadership dei modelli, Apple può oggi costruire su capacità importate una suite di servizi agentici raffinati e integrati nel proprio ecosistema, più efficaci nel colpire l’immaginario del cliente.

Un ecosistema che può crescere

L’analista non esclude un passo ulteriore. Una partnership più stretta con Nvidia per accedere a modelli open-source permetterebbe di ridurre la dipendenza da Google e di trasformare Apple nel vero gatekeeper dell’AI consumer. In questo scenario i carichi di lavoro verrebbero delegati a una “flotta subordinata” di modelli open-source, mentre Apple monetizzerebbe le interazioni attraverso Apple Pay e altre piattaforme di pagamento.

I numeri che sostengono questa tesi sono concreti. Schulze-Melander prevede che le vendite di iPhone crescano a un tasso composto annuo del 12 percento tra il fiscal 2026 e il 2030, un ritmo superiore di 3-14 punti percentuali rispetto al consensus. Una spinta significativa arriverà dall’ingresso nel segmento degli smartphone pieghevoli premium con il lancio dell’iPhone Ultra, atteso a settembre 2026. L’analista stima che Apple venderà 14 milioni di unità di questo modello nel fiscal 2027, con un effetto di cannibalizzazione limitato a soli 2-4 milioni di iPhone tradizionali.

Il prezzo previsto per l’iPhone Ultra, intorno ai 2.199 dollari, rappresenta un premio dell’83 percento rispetto all’iPhone 17 Pro Max e dovrebbe elevare i prezzi medi di vendita dell’intera linea. Parallelamente, Apple Intelligence viene interpretata non come un prodotto autonomo, ma come leva di domanda e di retention per il ciclo hardware e per il flywheel dei servizi, l’autentico motore degli utili della società. I servizi, che crescono a un ritmo triplo rispetto ai prodotti e generano margini lordi intorno al 75 percento, restano il segmento più prezioso.

Nel quadro finanziario complessivo le stime di Rothschild & Co Redburn per il fiscal 2030 si collocano il 18 percento sopra il consensus, grazie a utili da iPhone più elevati e al “reset strategico” di Apple Intelligence. La società continua a ricevere da Google circa 27,5 miliardi di dollari all’anno per il posizionamento privilegiato del motore di ricerca, mentre paga a Google circa un miliardo di dollari annui per l’accesso al modello. Questa asimmetria evidenzia il potere negoziale di Apple come piattaforma di distribuzione. Anche il passaggio di consegne al vertice, con John Ternus destinato a succedere a Tim Cook, viene letto come un’opportunità di accelerare la strategia “Fast Follower 2.0”, più audace e orientata all’integrazione di modelli aperti.