La guerra in Ucraina ha fatto esplodere molte contraddizioni interne all’Occidente e fatto emergere i diversi interessi tra Stati Uniti da un lato e Unione Europea a trazione tedesca dall’altro. Berlino, in particolare, ha incassato diversi colpi, dalla rottura dei rapporti energetici con la Russia al sabotaggio (per mano presumibilmente atlantica) del costosissimo gasdotto Nord Stream. Ma ora sta promuovendo una strategia per essere in corsa nel secondo tempo della partita: quello dell’avvicinamento dell’Ucraina al blocco occidentale in forma strutturale dopo la fine di un conflitto sempre più in stallo. E la chiave per avvicinare Kiev attivamente esiste già: si chiama industria militare.
L’Ucraina, dopo aver ricevuto aiuti miliardari in termini di armi, vuole che i prossimi pacchetti di sostegno di Usa e Europa possano aprire all’inserimento di Kiev nel complesso militare-industriale occidentale.
Il nascente asse Berlino-Kiev
Alcuni importanti uomini d’affari ucraini sentiti, sotto condizione di anonimato, dal Financial Times affermano che “il governo di Voldymyr Zelensky avrebbe dovuto fare perno più rapidamente per dare priorità all’approvvigionamento interno di armi. I ministri ammettono che la lentezza della controffensiva e il clima politico americano hanno reso essenziale questo cambiamento”. L’Ucraina produce droni e munizioni per la fanteria, ma non ha un arsenale strutturato su altri dispositivi, dai missili terra-aria alle armi anticarro, passando per i veicoli e i blindati. L’uomo del destino che ha in mano lo sforzo manageriale e organizzativo per potenziare la logistica industriale dell’Ucraina e convertire l’industria alla produzione militare è Oleksandr Kamyshin, ministro delle industrie strategiche ed ex capo delle ferrovie del paese. Ritenuto un eroe nazionale per aver difeso l’operatività dei treni ucraini all’inizio dell’invasione.
Kamyshin ha dichiarato che a suo avviso “nessun Paese può essere in grado di sopportare un tale livello di consumo” di armi paragonabile a quello ucraino. Ma ha mostrato ambizioni per fare dell’Ucraina “l’arsenale di tutto il mondo libero”. Il sostegno americano oggi però è incerto, per le necessità di non sguarnire l’industria nazionale e poter sostenere attivamente anche Israele contro Hamas. Chi potrebbe dunque inserirsi? La Germania. Paese che resta, nonostante tutto, la prima manifattura d’Europa. E ha profondamente integrato nel suo sistema geo-economico le catene del valore della manifattura dell’Est Europa. Per l’Ucraina l’unica via per avvicinarsi, veramente, all’Europa è la possibilità di aprire a questo sistema. Solo un forte sostegno tedesco può rompere i veti incrociati sul suo ingresso nell’Unione Europea messi in campo dai Paesi dell’Est Europa per la questione dell’export di grano di Kiev e il rischio di sottrazione di fondi agricoli comunitari da parte dell’Ucraina.
La svolta epocale sbarca in Ucraina
E la Germania si sta muovendo da tempo. Già da maggio ha dato a Kiev gli strumenti per realizzare la sua aspettativa in ambito industriale. La “svolta epocale” sulla difesa interna lanciata da Olaf Scholz e il piano da 100 miliardi di euro varato da Berlino per la difesa dopo l’attacco russo a Kiev ha messo in particolar modo sotto i fari un’azienda strategica, Rheinmetall. L’azienda meccanica produttrice del tank Leopard ha a maggio creato una joint venture con l’azienda ucraina Ukroboronprom. Quest’ultima è l’equivalente ucraino dell’italiano Leonardo, un conglomerato a capitale principalmente detenuto dal decisore pubblico, proprio tramite il ministero di Kamyshin, che controlla i brand principali di produttori di asset militari.
Rheinmetall e Ukroboronprom hanno reso operativo il 18 ottobre scorso la joint venture partecipata al 51% dal colosso tedesco e al 49% dalla controparte ucraina finalizzata a portare know-how e impiantistica tedesca nel Paese est-europeo. La joint venture inizierà riparando carri armati e blindati come i Leopard al servizio dell’esercito di Kiev direttamente in Ucraina. Un segno che la volontà tedesca è radicarsi nel Paese. Officine e linee possono, un domani, produrre componenti per l’automotive e altri settori chiave dell’industria tedesca. La quale potrà avere sotto mano in futuro un Paese con 40 milioni di abitanti, una manodopera specializzata ad alta scolarizzazione e, soprattutto, un costo del lavoro favorevole. Oggi la difesa, domani l’industria tradizionale: Kiev ipoteca col suo inserimento nella sfera geo-economica tedesca la sua volontà di aumentare la produzione bellica. E Berlino segna, silenziosamente, un punto. A scapito di chi, oltre Atlantico, forse pregustava già il controllo sull’industria ucraina.