Il rally di Wall Street potrebbe aver raggiunto il suo picco. A dirlo non sono i soliti profeti di sventura, ma gli analisti di JP Morgan, che nella loro ultima nota di metà anno mettono in guardia da una possibile “tempesta silenziosa” in arrivo sui mercati globali. Mentre l’S&P 500 galleggia su livelli record, attualmente intorno ai 6.220 punti, la banca d’investimento prevede un raffreddamento nel secondo semestre, con un obiettivo di fine anno più basso dei livelli attuali.
Non si parla di crollo, ma di una pausa fisiologica, che però potrebbe innescare movimenti molto più subdoli sotto la superficie, ampliati dalla debolezza del dollaro, da una nuova fiammata dell’inflazione e dall’oro in ascesa.
S&P 500 in raffreddamento, non in caduta libera
Secondo JP Morgan, l’economia statunitense ha retto bene fino a questo momento, grazie a consumi resilienti e utili aziendali in crescita (+12% su base annua). Tuttavia, la seconda metà del 2025 potrebbe essere più complicata. Le valutazioni elevate, un ciclo economico maturo e segnali di raffreddamento macroeconomico spingono la banca a mantenere un approccio prudente.
Grafico S&P 500
Fonte Tradingview
L’ipotesi è che l’S&P 500, il termometro più rappresentativo dell’azionario americano, chiuda l’anno in leggera flessione, con un calo contenuto del 3,5% rispetto ai livelli attuali. Nulla di drammatico, ma abbastanza per ridimensionare le aspettative di chi scommetteva su un prolungamento del rally. Si prevede anche una dinamica simile a quella osservata nel biennio 2023-2024: mercati trainati da pochi grandi titoli tecnologici, elevata concentrazione e leadership ristretta. La volatilità, quindi, potrebbe tornare protagonista, in un contesto meno favorevole per chi cerca rendimenti facili.
Oro e dollaro, cambia l’equilibrio sui mercati
A complicare ulteriormente il quadro c’è il ritorno dell’inflazione, che secondo le previsioni potrebbe risalire nei mesi estivi, spingendo la Fed a rimandare ulteriormente il prossimo taglio dei tassi, forse fino a dicembre. In parallelo, la crescita USA rallenta, mentre si fa strada una nuova geografia della finanza globale.
“Ci aspettiamo che lo shock tariffario in corso generi un calo diffuso della crescita e una rotazione delle pressioni inflazionistiche verso gli Stati Uniti”, ha dichiarato Bruce Kasman, chief economist di JP Morgan. Un contesto che potrebbe far brillare ancora di più il metallo giallo.
Secondo Natasha Kaneva, a capo della strategia sulle materie prime, l’oro potrebbe raggiungere 3.675 dollari l’oncia nel quarto trimestre del 2025, con picchi fino a 4.000 dollari nel 2026. L’oro resta una delle coperture più efficaci contro “stagflazione, svalutazione e incertezza sulla politica monetaria USA”.
Intanto, il dollaro americano mostra segnali di debolezza. “Stanno venendo meno le condizioni eccezionali che finora avevano sostenuto il biglietto verde”, ha spiegato Meera Chandan, co-responsabile della strategia FX globale. Questo potrebbe comportare l’inizio di un ciclo ribassista del dollaro, a beneficio delle valute dei mercati emergenti e dei ribilanciamenti globali nei portafogli.
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