Perché l’Italia è ultima nel G20? La risposta brutale dell’OCSE che fa male. Persino i Paesi sotto sanzioni crescono più di noi
L’OCSE ha pubblicato le sue previsioni e, come spesso accade quando qualcuno prova a mettere i numeri davanti alle illusioni, il risultato è meno consolatorio di qualsiasi talk show serale: nel 2026 l’Italia cresce dello 0,4% mentre nel 2027 si ipotizza una crescita dello 0,6%, ultima tra le grandi economie del G20, non in difficoltà momentanea ma inchiodata stabilmente in fondo alla classifica mentre Paesi con problemi ben più evidenti, dalle crisi valutarie alle sanzioni internazionali, riescono comunque a fare meglio, il che dovrebbe almeno insinuare il sospetto che il problema non sia la contingenza ma il modo in cui questo Paese funziona da decenni, o forse sarebbe più corretto dire il modo in cui non funziona.
Non si tratta di un incidente di percorso né di una fase ciclica negativa che prima o poi si riassorbe, perché se fosse così avremmo già visto segnali di inversione.
Invece la traiettoria è piatta da trent’anni e lo è per ragioni che conosciamo perfettamente ma che continuiamo a trattare come se fossero dettagli secondari: una produttività che non cresce, un sistema fiscale che penalizza chi produce e premia chi si adatta, un mercato del lavoro che oscilla tra rigidità e precarietà senza mai trovare un equilibrio, una pubblica amministrazione che consuma risorse con una regolarità quasi scientifica ma restituisce servizi con una lentezza altrettanto costante, e poi un sistema educativo che sembra progettato più per conservare il passato che per preparare il futuro, mentre il mondo cambia competenze alla velocità di un aggiornamento software e noi restiamo fermi alla versione precedente. [...]
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