L’MSCI World è da sempre uno degli indici di riferimento per gli investitori che cercano di ottenere una panoramica dell’andamento dei mercati azionari dei paesi sviluppati.
Tuttavia, negli ultimi anni, questo indice ha mostrato un trend specifico: la crescente concentrazione del suo peso sugli Stati Uniti.
Oggi, le aziende americane rappresentano una quota sempre maggiore dell’indice, portando con sé una serie di rischi legati alla sovraesposizione a una singola economia. Questo fenomeno, se non gestito correttamente, può aumentare la volatilità e ridurre la diversificazione, lasciando gli investitori vulnerabili a eventi imprevedibili che colpiscono l’economia statunitense.
In questo articolo, esploreremo come l’MSCI World sia diventato sempre più sbilanciato a favore degli Stati Uniti, creando un potenziale rischio per gli investitori. Proporremo poi una strategia efficace per mitigare questa concentrazione e restituire una diversificazione più equilibrata al portafoglio, consentendo agli investitori di ridurre l’esposizione a un singolo mercato e proteggersi meglio dalle fluttuazioni globali.
Cosa c’è davvero dentro l’MSCI World?
Negli ultimi anni, l’indice MSCI World ha registrato rendimenti medi piuttosto positivi, con una crescita annuale che si è aggirata attorno al 7-8% tra il 2010 e il 2024. Gran parte di questo successo è stato alimentato dalla forte performance del mercato azionario statunitense, che ha dominato l’indice. Questo fenomeno è comprensibile, visto che l’MSCI World è un indice Value Weighted, ossia pesato per la capitalizzazione di mercato. In pratica, ogni azienda all’interno dell’indice ha un peso proporzionale alla sua capitalizzazione, il che significa che le aziende più grandi e di maggior valore, influenzano in modo significativo il rendimento complessivo.
Questo sistema ha funzionato come un motore per l’indice, facendo crescere i rendimenti, soprattutto grazie ai colossi tecnologici statunitensi che hanno avuto un’impennata negli ultimi anni. Tuttavia, questa stessa caratteristica, potrebbe anche essere una delle sue principali criticità. Con il crescente predominio delle azioni americane, infatti, l’indice è diventato sempre più sbilanciato, aumentando il rischio di dipendere troppo da una singola economia, se non addirittura da pochi titoli dominanti. L’eccessiva concentrazione comporta inevitabilmente una maggiore volatilità, accrescendo il rischio per gli investitori che, al contrario, si aspettano da un ETF di questo tipo un giusto equilibrio tra rendimento e diversificazione.
Composizione MSCI World
Composizione MSCI World
Secondo gli ultimi dati, ben il 72% dell’indice è composto da titoli statunitensi, e quasi il 23% del totale è concentrato in soli 10 di questi. Una distribuzione che solleva dubbi concreti sulla reale diversificazione che un indice del genere dovrebbe avere.
Troppo USA? Una Strategia per Bilanciare l’MSCI World
Una strategia efficace per contenere l’eccessiva concentrazione dell’MSCI World potrebbe consistere nello scomporre l’indice in cinque sotto-indici, ciascuno rappresentativo di una diversa macro-area geografica: Stati Uniti, Europa (incluso il Regno Unito), Canada, Giappone e le altre economie sviluppate dell’area del Pacifico.
A questo punto, anziché mantenere la tradizionale ponderazione per capitalizzazione di mercato, il portafoglio potrebbe essere ribilanciato utilizzando un criterio alternativo, come il peso del PIL di ciascuna area. Questa scelta rifletterebbe meglio le reali dimensioni economiche dei vari paesi, offrendo una visione più bilanciata dell’economia globale e una diversificazione più robusta.
Secondo le più recenti stime del Fondo Monetario Internazionale, la suddivisione del PIL tra le principali macro-aree sviluppate evidenzia un panorama più equilibrato rispetto alla composizione attuale dell’MSCI World. Gli Stati Uniti sono la principale economia mondiale, con un PIL di circa 26.337 miliardi di dollari, segue l’Europa con 18.591 miliardi, Giappone con 4.389 miliardi, il Canada pesa per circa 2.330 miliardi, ed infine le altre economie sviluppate dell’area del Pacifico (escluso il Giappone) con circa 2.900 miliardi di dollari.
A partire da questi dati, diventa piuttosto semplice ribilanciare il portafoglio in base ai pesi economici delle diverse aree. Applicando opportuni arrotondamenti, si ottiene una composizione più equilibrata e rappresentativa dell’economia globale, strutturata come segue:
- Stati Uniti: 50%
- Europa: 33,5%
- Giappone: 7,5%
- Pacifico (escluso Giappone): 5%
- Canada: 4%
Conclusioni: Verso un MSCI World più Bilanciato
In definitiva, sebbene l’MSCI World continui a rappresentare un punto di riferimento per gli investitori interessati ai mercati sviluppati, la sua crescente concentrazione verso gli Stati Uniti — e in particolare verso un numero ristretto di titoli — ne riduce progressivamente la capacità di offrire una vera diversificazione globale. Quello che inizialmente era concepito come un indice ampio e bilanciato, oggi riflette in modo sempre più marcato l’andamento di una singola economia e di pochi grandi gruppi, aumentando così il rischio e la volatilità per chi vi investe in modo passivo, ad esempio tramite ETF.
Per rispondere a questa distorsione, una strategia alternativa può consistere nello scomporre l’indice in macro-aree geografiche e ricostruire un’esposizione globale ponderata non sulla base della capitalizzazione di mercato, ma sull’effettivo peso economico dei vari blocchi, misurato attraverso il PIL. Questo approccio consente di distribuire meglio il rischio tra più economie sviluppate, migliorando la diversificazione e rendendo il portafoglio meno vulnerabile a eventuali shock provenienti da un’unica area geografica, come gli Stati Uniti.
Naturalmente, nessuna strategia è perfetta né priva di compromessi. Tuttavia, ribilanciare l’esposizione globale con criteri più realistici e coerenti con le dimensioni economiche effettive può rappresentare una valida alternativa per chi cerca una diversificazione più solida e meno influenzata dalle dinamiche di mercato di breve termine.
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