L’Italia e i BTP tornano a tremare per colpa del debito? L’attenti della Corte dei Conti

Laura Naka Antonelli

28 Aprile 2026 - 14:24

DFP (Documento di Finanza Pubblica) del governo Meloni passato al setaccio, mentre l’angoscia del debito è tornata protagonista già da un po’.

L’Italia e i BTP tornano a tremare per colpa del debito? L’attenti della Corte dei Conti

Qualcuno potrebbe dire che di nuovo non c’è alla fine molto, visto che sono anni che si parla di debito pubblico come di tallone d’Achille dell’Italia.

Qualcosa di nuovo, tuttavia, c’è: con il Paese che rimane intrappolato nella procedura di infrazione per deficit eccessivo UE e il DFP (Documento di Finanza pubblica ex DEF) appena varato dal governo, il debito è tornato inevitabilmente sotto i riflettori.

A parlare dell’angoscia del debito italiano, in un momento in cui i fari sono accesi da un po’ sui BTP e sullo spread BTP-Bund, oggi è stata la Corte dei Conti.

DFP, Corte dei Conti su debito: “sensibili scostamenti rispetto alle attese”

In audizione presso le commissioni Bilancio congiunte di Camera e Senato, la Corte ha fatto notare che, “dopo la presentazione, lo scorso autunno, del Documento Programmatico di Finanza Pubblica, i dati relativi al debito hanno evidenziato sensibili scostamenti rispetto alle attese ”.

La prova del nove? “Alla fine del 2025 l’ammontare dello stock di debito lordo delle amministrazioni pubbliche è risultato di quasi 20 miliardi più elevato di quanto stimato in ottobre”.

Risultato: l’aumento dello stock di debito lordo, unito alla crescita del PIL dell’Italia “leggermente inferiore alle aspettative” ha portato il rapporto debito/PIL a collocarsi al 137,1%, rispetto al 136,2% previsto nel DPEF e il 136,9% del Piano Strutturale di Bilancio di Medio Termine (PSB).

La crescita del rapporto debito/PIL, che era attesa a 1,3 punti di PIL nel DPEF di ottobre, alla fine è stata pari a 2,4 punti.

In poche parole, il governo Meloni ha fatto peggio delle previsioni.

Debito, Corte dei Conti: quadro non rassicurante

I motivi?

Diversi, “tra cui le peggiorate condizioni dell’economia, un’accelerazione della spesa che ha generato miglioramenti del primario inferiori al programmato e, soprattutto, i risvolti per cassa del Superbonus ”.

Il Superbonus ha contato eccome. E tuttavia, l’aumento del debito è avvenuto anche “ al di là del contributo ascrivibile al Superbonus che era sostanzialmente noto nella fase di elaborazione del Piano strutturale”.

Sulla questione della sostenibilità del debito, la Corte ha così sentenziato, guardando al trennio 2025-27, che “ il quadro non sembrerebbe rassicurante ”.

Insomma: mentre la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni medita misure varie per aiutare gli italiani a fronteggiare il caro energia da guerra, ipotizzando anche scostamenti di bilancio, dalla Corte dei Conti è arrivata l’ennesima doccia fredda che ha gelato i sogni del governo di varare manovre fiscali espansive più o meno ambiziose.

Certo, pur non indorando la pillola del debito, la presenza di elementi positivi non è stata negata: “La prospettiva descritta nel DFP di una curva che torna comunque a scendere a partire dal 2027, sia pure in misura inizialmente molto contenuta, va apprezzata positivamente ”.

Decisivo il controllo sulla spesa. Sui BTP occhio a rischio tassi BCE

La Corte dei Conti ha rimarcato la necessità che l’Italia non esageri con la spesa pubblica, in particolare con quella sociale, a dispetto di un DFP forse fin troppo generoso:

Per le prestazioni sociali in denaro il DFP - sulla scorta delle ipotesi alla base del delicato mutamento di scenario macroeconomico in atto - prefigura incrementi di spesa sostanziosi pur se complessivamente sostenibili”.

Peccato tuttavia che “l’aggiornamento delle tendenze” renda “esplicito, una volta di più, come il controllo della spesa nel comparto in questione si configuri decisivo per qualsivoglia credibile piano di rientro dal debito e di rispetto dei vincoli europei alla crescita della spesa netta complessiva”.

Sul nodo del debito un attenti al governo Meloni a non abbassare la guardia è stato lanciato oggi anche dalla Presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio (UPB) Lilia Cavallari, sempre in audizione sul DFP: “È importante mantenere il consolidamento, per mentenere il debito su un sentiero discendente”.

Cavallari ha fatto riferimento alla fase attuale, caratterizzata da una inflazione che è tornata ad accendersi, e da una BCE pronta ad alzare i tassi:

“La dinamica resta esposta ai rischi legati ai tassi di interesse e alla crescita economica. In assenza di miglioramenti più marcati dei saldi primari o di condizioni macroeconomiche più favorevoli, il percorso di riduzione del debito potrebbe risultare meno positivo, soprattutto qualora si materializzassero i rischi al ribasso legati al contesto internazionale o non si realizzassero pienamente le ipotesi su privatizzazioni e aggiustamenti stock-flussi”.

Niente da fare, dunque. Il debito rimane la croce che l’Italia porta sulle proprie spalle e che è destinato tra l’altro a salire ancora.

Una notizia negativa sia per le spese per gli interessi dello Stato italiano, che per chi ha fatto incetta di BTP e magari ora vorrebbe smobilizzarli per liberare un po’ di liquidità in tempi di crisi.

Chi decidesse di vendere oggi i BTP rischierebbe di farlo in perdita. Con tassi in salita (occhio alla BCE), infatti, il valore dei titoli già in circolazione scende.

Sul mercato secondario ma anche nel caso di alcune aste, i BTP hanno già incassato più di un colpo.

SONDAGGIO

Trading online
in
Demo

Fai Trading Online senza rischi con un conto demo gratuito: puoi operare su Forex, Borsa, Indici, Materie prime e Criptovalute.