L’inflazione sarà elevata anche nel 2024. La previsione che fa paura

Violetta Silvestri

27/10/2023

Alcune previsioni per il 2024 suggeriscono un’inflazione ancora elevata, oltre la soglia auspicata dalle banche centrali. Questa stima, ovviamente, preoccupa e lascia intravedere cupi scenari.

L’inflazione sarà elevata anche nel 2024. La previsione che fa paura

Il 2024 sarà ancora dominato dall’elevata inflazione? Il quesito è di grande rilevanza per le sorti dell’economia globale, soprattutto perché dalla sua risposta dipende tutta una catena di conseguenze, in primis la politica dei tassi delle banche centrali.

C’è un sondaggio che svela a tal proposito una previsione poco incoraggiante: l’alta inflazione perseguiterà l’economia mondiale il prossimo anno, con tre quarti degli oltre 200 economisti intervistati da Reuters che affermano che il rischio principale è che risulti più alta del previsto, suggerendo che anche i tassi di interesse rimarranno più elevati e per un periodo più lungo.

Il clima sta cambiando rispetto alle stime precedenti e questo mutamento del sentiment suona ora come un allarme. Alcune banche d’investimento prevedevano che la Federal Reserve, che dà il tono a molte altre, avrebbe tagliato i tassi proprio in questo momento. Non solo non si sta avverando, ma il rischio è che il momento di diminuire il costo del denaro venga ritardato ancora.

Cosa aspettarsi sull’inflazione nel 2024 e perché la previsione fa paura.

Inflazione ancora troppo alta nel 2024. Cosa può accadere

Nonostante l’ampio successo nel far scendere l’inflazione dai suoi massimi – la parte più semplice – i prezzi stanno ancora aumentando più velocemente di quanto la maggior parte delle banche centrali preferirebbe e raggiungere i loro target del 2% sarà probabilmente difficile.

Questo il messaggio dell’ultimo sondaggio Reuters condotto tra oltre 500 economisti tra il 6 e il 25 ottobre, che ha prodotto declassamenti della crescita per il 2024 e aumenti dell’inflazione per la maggior parte delle 48 economie di tutto il mondo esaminate.

I risultati dell’indagine seguono anche un avvertimento della presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde, che ha affermato dopo la riunione del 26 ottobre nella quale i tassi sono rimasti fermi dopo 10 aumenti consecutivi “avere una discussione su un taglio è totalmente prematuro”.

Mentre molte banche centrali, tra cui la Fed e la Bce, hanno presentato una visione dei tassi “più alta più a lungo” per gran parte di quest’anno, molti economisti e operatori dei mercati finanziari sono stati riluttanti ad accettare questa visione.

“Penso che tutti noi dobbiamo tenere la mente aperta e pensare che forse la politica non è abbastanza restrittiva”, ha affermato Douglas Porter, capo economista della BMO. “La nostra previsione è che la Fed abbia fatto abbastanza e non sia necessario alzare ulteriormente i tassi, ma non ho escluso la possibilità che potremmo sbagliarci e che alla fine la Fed debba fare di più.

Mentre la maggior parte degli economisti continua a sostenere che la Fed taglierà entro la metà dell’anno, l’ultimo sondaggio mostra che solo il 55% sostiene questo scenario rispetto a oltre il 70% del mese scorso.

Da considerare, inoltre, che le ultime vicende geopolitiche come la guerra Israele-Hamas, oltre al conflitto in Ucraina ancora in corso, minano il percorso di lotta all’inflazione delle banche centrali. I prezzi energetici e del cibo sono i più vulnerabili a un rimbalzo se gli scenari peggiorano con interruzioni delle offerte. Di conseguenza, le banche centrali potrebbero vedersi costrette e rialzare i tassi. Innescando, così, una nuova spirale di indebolimento di investimenti e della domanda, con un rallentamento economico e con condizioni finanziarie restrittive.

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