L’industria italiana ha iniziato il 2024 con un calo del 3,4%

Alberto De Pasquale

26/03/2024

Rispetto a prima della pandemia i settori produttivi in crescita sono molti meno e principalmente legati al comparto energetico. In crisi i beni di consumo.

L’industria italiana ha iniziato il 2024 con un calo del 3,4%

Ieri computer ed elettronica; oggi principalmente prodotti petroliferi ed energetici. Cambiano i settori che trainano la produzione industriale in Italia e quelli che erano in crescita a gennaio 2020, poco prima della crisi innescata con la pandemia, non sono più quelli di oggi. Soprattutto quattro anni fa erano molto più numerosi, come certificato dalle stime diffuse dall’ultima nota Istat.

A gennaio 2024 l’Istituto ha rilevato un calo della produzione industriale in Italia dell’1,2% rispetto a dicembre 2023 e del 3,4% al confronto con gennaio dello scorso anno. Una flessione che deve destare qualche preoccupazione, anche perché riguarda soprattutto i beni di consumo (-5,4%) e che solitamente rivela una bassa capacità di spesa e aspettative incerte per il futuro da parte dei consumatori.

Oltre al calo, c’è da segnalare il fatto che il rallentamento riguarda quasi tutti i principali comparti produttivi: per la precisione 13 su 16. A crescere rispetto al 2023 sono state infatti solo la produzione di coke e prodotti petroliferi (+2% su base annua), quella di fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria (+1,1%) e le industrie alimentari, di bevande e tabacco (+0,6%). Tutto il resto della produzione, rappresentata anche da settori chiave, è invece in calo. Parliamo dell’industria del legno, della carta e della stampa (-8%), fabbricazione di computer ed elettronica (-7,2%), gomma plastica (-6,2%) e in particolare dei prodotti farmaceutici di base e preparati, che ha subito il maggior calo rispetto al 2023 (-15,2%).

Confrontando la situazione di oggi con quella di quattro anni fa emergono differenze evidenti. Nel gennaio 2020 la produzione industriale italiana era sostanzialmente allo stesso livello di quella dell’anno precedente (-0,1% rispetto allo stesso mese del 2019). Ma soprattutto vedeva ben 8 comparti su 16 in crescita; settori che oggi, invece, sono quasi tutti in sofferenza.
All’inizio del 2020 il settore produttivo di computer ed elettronica faceva segnare una crescita su base annua dell’11,4%, i prodotti farmaceutici del 3,5% e la fabbricazione dei mezzi di trasporto dell’1,1%. Tra i settori in calo quattro anni fa, invece, c’erano proprio quelli della fornitura di energia e produzione di coke e prodotti petroliferi raffinati, che oggi risultano gli unici a crescere.

I recenti risultati negativi sulla produzione industriale sembrano confermati anche dalle indagini qualitative dell’Istat, che sottolinea indici di fiducia delle imprese in calo in numerosi comparti: soprattutto per le aziende manifatturiere, che segnalano cali degli ordini e produzione attuale, oltre a poca fiducia per i prossimi mesi.

La certificazione della flessione produttiva arriva anche in un momento complicato per il governo, alle prese con crisi industriali di lungo corso su più fronti. Da un lato c’è l’annosa questione dell’ex Ilva di Taranto, dopo la rottura con il gruppo ArcelorMittal; dall’altra l’ambizioso obiettivo di arrivare a produrre un milione di veicoli Stellantis, unita all’ipotesi di attrarre in Italia un nuovo costruttore automotive.