Crescono le famiglie in difficoltà con i pagamenti. La più importante è la spesa per l’affitto o il mutuo, ma non è l’unica: dovendo pensare anche a bollette e ad altre tipologie di debito, il rischio di non riuscire a tenere il passo è concreto.
Stando agli ultimi dieci anni risulta che gli italiani con arretrati legati alla casa sono al di sotto dei livelli di guardia, ma crescono le famiglie che non riescono a pagare regolarmente le bollette e quelle indietro con le rate per altri tipi di servizi. Se nel primo caso si tratta di una notizia positiva, nel secondo c’è più di un motivo di preoccupazione; nel terzo, invece, si può leggere una ripresa dei consumi, che però naturalmente nasconde delle insidie.
Le famiglie in difficoltà
Famiglie italiane che dichiarano di avere arretrati per alcune voci di spesa
Gli italiani e il mutuo
I dati arrivano dalle serie storiche dell’Istat, che tiene traccia di quante famiglie, ogni anno, dichiarano di avere arretrati per alcune voci di spesa. Nel 2025 il 2,2% delle famiglie italiane ha ammesso di avere pagamenti arretrati legati ad affitto o mutuo, il 5,7% alle bollette e il 5,9% ad altre tipologie di debito diverse dal mutuo.
Osservando la linea gialla, che nel grafico rappresenta la quota di famiglie con pagamenti arretrati per l’affitto o il mutuo, risulta che i nuclei in difficoltà per l’abitazione sono ai livelli più bassi degli ultimi cinque anni e solo in lieve rialzo al confronto con gli ultimi due. In Italia circa 4,7 milioni di famiglie pagano l’affitto per l’abitazione in cui vivono, spendendo in media 423 euro al mese.
Sono 3,8 milioni le famiglie che pagano invece un mutuo per la propria abitazione, versando in media 581 euro al mese (sia per l’affitto, sia per il mutuo, i valori sono riferiti al 2024). In entrambi i casi si tratta della spesa più consistente, nonché di quella a cui è più difficile rinunciare: una quota bassa di difficoltà con questa voce è in un certo senso «fisiologica». Ma poi c’è il discorso delle utenze.
Le bollette
A differenza di affitto e mutuo, le bollette hanno importi più bassi e variabili e possono più facilmente risentire del contesto generale: basti pensare alla fiammata dei beni energetici degli ultimi anni. Sempre osservando il grafico risulta che l’ultimo vero picco di famiglie in difficoltà con le utenze risale agli anni della pandemia, quando la combinazione di reddito in calo e aumento di alcune spese domestiche aveva spinto la quota di nuclei in arretrato verso i massimi del decennio.
Dopo una fase di discesa e stabilizzazione, però, la curva ha ricominciato a salire: nel 2025 la percentuale di famiglie che dichiara di avere pagamenti arretrati sulle bollette è salita al 5,7%, avvicinandosi ai livelli del 2021. Questo ritorno verso l’alto non è allarmante in termini assoluti, ma è significativo. Segnala che una fascia di famiglie sta tornando a faticare nel far fronte a una spesa ricorrente e non comprimibile oltre un certo limite, soprattutto nelle aree del paese dove i redditi medi sono più bassi e le condizioni abitative (e quindi anche i consumi energetici) sono mediamente meno efficienti.
Gli altri debiti
Poi c’è la categoria che Istat classifica come debiti diversi dal mutuo. È una voce molto interessante, perché rappresenta una varietà di impegni finanziari non legati all’abitazione: rate di prestiti personali, finanziamenti per l’acquisto di beni di consumo (auto, elettrodomestici, elettronica), carte di credito, prestiti da familiari o da istituti non bancari, e altre forme di indebitamento a breve e medio termine. Nel 2025 il 5,9% delle famiglie italiane ha dichiarato di avere arretrati su questo fronte, un valore quasi triplo rispetto a quello registrato per affitto e mutuo e in netta ripresa rispetto al 2023-2024 (quando si attestava intorno al 2,7-3,0%).
Dopo anni di contrazione, il ritorno verso l’alto di questa curva segnala due dinamiche parallele. Da un lato, una maggiore propensione delle famiglie a ricorrere al credito al consumo, compatibile con una ripresa (sia pure selettiva) della spesa per beni durevoli e servizi. Dall’altro, un potenziale segnale di fragilità: quando la quota di nuclei in ritardo su debiti non essenziali torna a salire, aumenta il rischio che una parte delle famiglie stia usando il credito per coprire squilibri di bilancio corrente, più che per investimenti o consumi programmati.
Gli italiani più in difficoltà
Sezionando il campione su base territoriale, risulta che la tipologia di famiglia in assoluto più in difficoltà è quella che ha arretrati con le bollette e risiede nelle Isole e al Sud, con un’incidenza, rispettivamente, dell’8,4% e del 7,4% sul totale, seguite da quella che vive al Centro e ha arretrati per debiti diversi (sono il 7,3% del totale).
Questi tre picchi non sono isolati: disegnano una sorta di geografia della vulnerabilità. Nelle Isole e nel Mezzogiorno la pressione maggiore riguarda le bollette, una voce di spesa che, pur essendo mediamente meno elevata di affitto o mutuo, risulta più volatile e più esposta agli andamenti dei prezzi energetici e alle condizioni climatiche. Al Centro, invece, la criticità si sposta sui debiti non abitativi, segnalando una probabile maggiore diffusione del credito al consumo o una diversa struttura della spesa familiare.
Fonte
Istat