L’enigma della calma nei mercati obbligazionari USA

Redazione Money Premium

10 Settembre 2025 - 07:13

Nonostante inflazione, debito e leadership incerta della Fed, l’indice MOVE scende ai minimi dal 2022: una calma sorprendente che divide analisti e investitori.

L’enigma della calma nei mercati obbligazionari USA

Il mercato finanziario americano continua a muoversi in modo apparentemente contraddittorio. Se da un lato il mercato azionario prosegue la sua corsa sostenuto dall’entusiasmo per l’intelligenza artificiale, dall’altro il mercato obbligazionario mostra una tranquillità che sorprende osservatori e analisti. L’indice MOVE, che misura la volatilità implicita dei Treasury statunitensi ed è considerato l’equivalente obbligazionario del più noto VIX, è sceso a 76,77 punti, toccando il livello più basso dall’inizio del 2022 e dimezzando quasi i picchi registrati durante le turbolenze primaverili.

Si tratta di un dato che appare ancora più singolare se confrontato con il contesto in cui si manifesta. L’economia americana deve infatti confrontarsi con una inflazione che, pur rallentando, rimane più alta rispetto al target della Federal Reserve, con prospettive di tagli ai tassi che restano incerte e con una montagna di nuovo debito pubblico da collocare sul mercato. A questi fattori si aggiungono l’incognita della futura leadership della Fed e la cautela degli investitori esteri, sempre più attenti alla sostenibilità fiscale del Paese.

Nonostante queste pressioni, la volatilità continua a ridursi. Per Barclays, una delle ragioni principali è l’approvazione della cosiddetta “One Big Beautiful Bill”, che ha chiarito alcuni aspetti della politica fiscale ridimensionando i timori sulla sostenibilità del debito. Le nuove entrate derivanti dai dazi compensano parzialmente l’espansione di bilancio, fornendo agli investitori una maggiore sensazione di stabilità. Anche il consenso tra analisti e operatori contribuisce a questa calma: su inflazione, politica monetaria e rendimenti decennali esiste oggi un’insolita convergenza di opinioni, e la dispersione delle previsioni risulta simile ai livelli pre-pandemia.

Oltre agli aspetti macroeconomici, incidono anche dinamiche più tecniche. Alcuni operatori sistematici, infatti, continuano a vendere opzioni sul debito sovrano, generando reddito e comprimendo ulteriormente la volatilità, sia implicita che realizzata.

Un’altra interpretazione, più strutturale, arriva da Rick Rieder, chief investment officer per il reddito fisso globale di BlackRock e potenziale candidato alla presidenza della Fed. A suo giudizio, la tranquillità dei mercati riflette la trasformazione degli Stati Uniti in un’economia “shock-resistant”, capace cioè di assorbire meglio gli urti globali. La crescente centralità del settore dei servizi, la solidità dei bilanci aziendali e l’ampia disponibilità di liquidità avrebbero reso il sistema finanziario più robusto, capace di sostenere contemporaneamente crescita economica e rendimenti obbligazionari elevati.

La visione ottimista, tuttavia, non è condivisa da tutti. Alcuni osservatori temono che questa apparente calma sia in realtà un segnale di compiacenza e che il mercato stia sottovalutando rischi ancora presenti, come la persistenza dell’inflazione, l’incertezza geopolitica o eventuali cambiamenti improvvisi nella politica monetaria. Non sarebbe la prima volta che una fase di volatilità compressa precede un improvviso scossone.

In questo senso, l’indice MOVE appare oggi come un indicatore ambiguo: da un lato esprime la fiducia degli investitori nella resilienza del sistema americano, dall’altro solleva interrogativi sul fatto che il mercato stia ignorando pericoli reali. La domanda resta aperta: la calma del mercato obbligazionario è segno di solidità o solo la quiete che precede la tempesta?