Cosa fare oggi se il tuo portafoglio BTP è in perdita?

Flavia Provenzani

22/09/2026

I rendimenti dei titoli di Stato sono vicini ai massimi di fine 2023. Le opzioni da valutare oggi per chi ha BTP in perdita, tra attesa, vendita e minusvalenze da compensare.

Cosa fare oggi se il tuo portafoglio BTP è in perdita?

Lo spread tra BTP e Bund tedeschi si attesta oggi a circa 89 punti base, un livello tecnicamente ancora contenuto secondo le soglie di lettura più comuni (sotto i 100 punti base), ma in aumento rispetto agli 81 punti di inizio settembre. A muovere davvero i portafogli non è lo spread in sé, ma il rialzo generale dei rendimenti, con il decennale italiano al 4,36%, sui massimi da fine 2023, e il Bund tedesco in salita al 3,47%.

Quando i rendimenti crescono, il prezzo delle obbligazioni a lunga scadenza scende. Per chi ha in portafoglio BTP a lunga scadenza acquistati quando i rendimenti erano più bassi, il risultato pratico è un valore di mercato inferiore al prezzo di carico, poiché più lunga è la scadenza del titolo, più il prezzo reagisce alle variazioni dei tassi. Una perdita «sulla carta», non ancora realizzata, finché il titolo non viene venduto. Cosa fare, allora?

Perché conta la scadenza dei BTP, non solo il prezzo di oggi

Il primo elemento da valutare è se il BTP verrà portato a scadenza dato che il titolo di Stato italiano, salvo default, rimborsa 100 alla scadenza indipendentemente da quanto è sceso il prezzo nel frattempo. Chi non ha bisogno di liquidità e può attendere incassa comunque il capitale nominale più le cedole previste, mentre la perdita di prezzo attuale è un dato contabile destinato ad azzerarsi con il tempo.

Chi invece deve vendere prima della scadenza, per necessità di liquidità o per ribilanciare il portafoglio, realizza la perdita al prezzo di mercato del momento, che oggi sconta il rialzo generale dei rendimenti e, in parte, il clima di maggiore cautela legato alla Francia.

Quando può avere senso vendere un BTP in perdita?

Vendere un BTP in perdita significa trasformare una perdita potenziale in una perdita certa. Può valere la pena valutarlo se si prevede di avere bisogno della liquidità prima della scadenza, poiché è meglio uscire in modo ordinato ora che aspettare un eventuale ulteriore rialzo dei rendimenti. O, ancora, potrebbe essere il caso di chi vuole generare una minusvalenza fiscale da usare in compensazione o di chi vuole ridurre la duration media del portafoglio, spostando liquidità su scadenze più brevi o su nuove emissioni con cedole più alte.

Il rischio di questa scelta è vendere vicino ai minimi e perdere l’eventuale recupero di prezzo che accompagna un futuro calo dei rendimenti.

Quando, invece, tenere fino a scadenza?

Per chi ha comprato il BTP per finalità di reddito o conservazione del capitale, senza necessità di liquidità nel breve termine, mantenere il titolo resta coerente con l’obiettivo originario e intanto le cedole continuano a essere pagate e il rimborso a scadenza avviene al valore nominale. In questo scenario il calo di prezzo attuale non modifica il rendimento a scadenza già bloccato al momento dell’acquisto, fatto salvo il rischio emittente, sempre presente per qualsiasi titolo di Stato.

Comprare o mediare?

Chi dispone di liquidità e ha un orizzonte lungo può valutare se i rendimenti attuali, più alti rispetto a qualche mese fa, rappresentino un punto di ingresso interessante su nuove emissioni o su titoli già in circolazione, senza la pretesa di individuare il minimo di prezzo.

Le prossime aste di BTP a medio-lungo termine sono in calendario martedì 29 settembre e poi il 13 e il 29 ottobre 2026, le occasioni operative più vicine per chi valuta un nuovo ingresso o un allungamento di scadenza. Anche in questo caso vale la regola di diversificare le scadenze, evitando di concentrare tutto l’acquisto in un’unica emissione o in un’unica giornata.

Ricorda la leva fiscale delle minusvalenze

Chi vende un BTP in perdita genera una minusvalenza fiscale, utilizzabile in regime di risparmio amministrato per compensare plusvalenze realizzate nello stesso anno o nei quattro anni fiscali successivi. Per i titoli di Stato l’aliquota di riferimento è il 12,5%, contro il 26% applicato agli altri strumenti finanziari. Una minusvalenza realizzata su un BTP genera quindi un credito d’imposta pari al 12,5% del suo importo, spendibile solo contro plusvalenze appartenenti alla categoria dei redditi diversi (per esempio la vendita di azioni, ETF o altre obbligazioni), e non contro cedole o dividendi, che sono redditi di capitale e non compensabili.

Se la minusvalenza non trova capienza fiscale entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello in cui è stata realizzata, il credito si perde definitivamente. Chi ha minusvalenze pregresse in scadenza a fine 2026 può quindi valutare se le condizioni di mercato attuali offrano l’occasione per realizzare anche una plusvalenza da compensare su altri titoli in portafoglio.

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