Il tema dell’utilizzo sempre più diffuso dell’energia pulita, oltre ad essere una questione sociale, ha tenuto banco sui mercati finanziari soprattutto dal covid ad oggi.
L’indice “S&P Global Clean Energy Transition” quota dal 2015 con un trend che ha avuto come baricentro i 550 punti fino al 2019 quando superò i 700 punti per toccare gli 873 punti pre pandemia e sprofondare a 530 punti nel 2020. Cosa è successo dopo?
S&P Global Clean Energy Transition
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E’ partito il rally da bolla fino ai quasi 2.100 punti nel 2021 per poi scendere costantemente fino al bottom dei dazi nell’aprile 2025 a 685 punti. L’incredibile volatilità è stata determinata dal rumore legato a vari eventi: pandemia, inflazione, guerra, dazi. Se eliminassimo la “zona rumore” che ha cavalcato l’hype, avremmo un grafico più pulito e lineare che proseguirebbe il trend rialzista del 2019 dal minimo delle tariffe di Trump dell’aprile 2025.
S&P Global Clean Energy Transition Index (USD)
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Le tariffe hanno acceso i riflettori sulla necessità di cercare non solo l’autonomia produttiva e la domanda interna, ma anche l’autonomia energetica, in salsa green. Prima della pandemia si è determinato un trading range di 150 punti tra il limite inferiore di 500 e quello superiore di 650; la rottura ha dato il via al rally che, senza rumore, avrebbe visto l’affermazione del fenomeno nell’up trend degli ultimi due anni.
Tagliando i prezzi di una finestra temporale troppo volatile (figura sopra), il fenomeno trova una sua coerenza fondamentale, come? Nell’analisi tra investimenti in energia pulita e quota di mercato dell’energia pulita, si nota che i primi sono a leva rispetto ai secondi, si spende molto di più in progetti rispetto alla quota di mercato che si conquista, il fenomeno ovviamente ha un tetto del 100% e oggi siamo al 70% di investimenti rispetto ad una quota di mercato del 44% sul totale.
Il trend dell’energia pulita
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La pendenza della crescita è bassa e lenta, anche se la spesa per investimenti nel settore è alta, manca la commercializzazione e diffusione del fenomeno che deve diventare sostenibile, non solo a livello ambientale, ma soprattutto a livello economico sia per il pubblico che per il privato. Inoltre il tema è variegato geograficamente e legalmente, spesso non c’è una linea unica nel percorso da intraprendere, se non solamente nell’indicare i limiti dell’inquinamento prodotto. Tecnicamente sembra che dai minimi di aprile 2025 il rally dell’indice sull’energia pulita stia disegnando un rally al rialzo sostenibile, senza rischi bolle, con una pendenza adeguata agli investimenti e alle quote di mercato.
E’ bene ricordare che l’energia pulita è quella prodotta, distribuita o utilizzata con impatti ambientali minimi o nulli, in particolare in termini di emissioni di gas serra, inquinanti atmosferici e rifiuti pericolosi.