L’economia del Giappone trattiene il fiato: cosa aspettarsi nel post Ishiba?

Federico Giuliani

27 Settembre 2025 - 06:43

Il Giappone, tra crisi di leadership, problemi economici e incertezze politiche, attende un nuovo premier capace di risollevare un Paese sempre più fragile.

L’economia del Giappone trattiene il fiato: cosa aspettarsi nel post Ishiba?

Le annunciate dimissioni di Shigeru Ishiba inaugurano una nuova stagione d’incertezza. L’ennesima da quando è uscito di scena Abe Shinzo, l’ultimo leader del Giappone in grado di trovare un equilibrio tra le varie correnti del Deep State nipponico, la burocrazia invisibile del Paese e i grandi conglomerati d’affari noti come Zaibatsu.

Uscito di scena Abe, alla guida della seconda potenza economica dell’Asia e quinta del mondo si sono succeduti primi ministri effervescenti (Yoshihide Suga), eccessivamente cauti (Fumio Kishida) o poco preparati a gestire periodi eccessivamente turbolenti (Ishiba).

I mercati si interrogano adesso su cosa accadrà a Tokyo, da mesi alle prese con importanti problemi macroeconomici come l’inflazione elevata, la solita stagnazione del pil, la debolezza dello yen, i guai demografici, l’aumento del costo dell’energia e di svariati beni di prima necessità.

Senza dimenticare l’ombra dei dazi statunitensi e l’accordo, mediato in extremis con Trump, costato abbastanza caro al Giappone: tariffe Usa abbassate al 15% sul Made in Japan in cambio della promessa di Tokyo di incrementare l’import di prodotti agricoli statunitensi e investire 550 miliardi di dollari negli Stati Uniti (in progetti selezionati da Washington).

Il Giappone in cerca dell’ennesima svolta

Unendo i puntini precedenti otteniamo un Giappone depresso, poco brillante, agitato e turbolento. A rendere il contesto ulteriormente complicato troviamo altri due fatti: la crisi nera del Partito Liberaldemocratico (PLD), il grande Partito-Stato che ha sostanzialmente quasi sempre guidato il Paese dal termine della Seconda Guerra Mondiale in poi come alla stregua di un’azienda; l’avanzata dell’estrema destra di Sohei Kamiya e del partito Sanseito, un evento senza precedenti a queste latitudini.

Per quanto riguarda il primo punto, stanno emergendo i primi candidati pronti a contendersi la leadership del PLD. Come l’ex ministro della Sicurezza economica, Takayuki Kobayashi, che ha sottolineato il suo impegno per un «conservatorismo moderato». O come un altro ex ministro della Sicurezza economica, Sanae Takaichi, sostenuto dall’ala più conservatrice del partito, o ancora il ministro dell’agricoltura, Shinjiro Koizumi, che da tempo si definisce un anticonformista orientato alle riforme.

Riflettori sull’economia

In attesa di capire chi sarà il prossimo primo ministro il Giappone si interroga sul proprio futuro economico. La Banca centrale giapponese ha intanto mantenuto invariato il tasso di interesse di riferimento allo 0,5% - decisione ampiamente attesa - considerando i recenti trend dell’inflazione che si sono mantenuti al di sopra dell’obiettivo.

Non a caso nei giorni scorsi l’indice Nikkei Stock Average è salito fino all’1,9%, a 43.838,60, in linea con le aspettative di una pausa degli aumenti in concomitanza con una prolungata instabilità politica. Certo, l’impatto a lungo termine delle turbolenze politiche sul mercato e sull’economia giapponese dipenderà, in generale, da chi succederà Ishiba.

Il prossimo primo ministro, in ogni caso, potrebbe essere ostacolato dal fatto che la coalizione del Partito Liberaldemocratico al governo non possieda la maggioranza parlamentare. C’è chi sostiene che i cambiamenti economici e finanziari saranno limitati nel caso in cui la carica dovesse essere ricoperta da qualcuno che porterà avanti la politica di Ishiba, come il ministro dell’agricoltura Shinjiro Koizumi o il portavoce del governo Yoshimasa Hayashi. A Tokyo non resta che attendere.

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