La Cina lancia un appello alle banche e in generale alle istituzioni finanziarie, invitandole a ridurre le loro partecipazioni in alcuni bond, per la precisione in alcuni Titoli di Stato.
Il motivo, affermano le fonti, risiede nella preoccupazione per l’eccessiva esposizione che le banche cinesi potrebbero avere nei confronti di questi bond sovrani, in un contesto di volatilità di mercato.
L’avviso alle banche del governo di Pechino è netto: gli istituti che hanno già in pancia in modo significativo i bond inizino a venderli, mentre chi sta pensando di acquistarli, ne limiti lo shopping. L’appello, che nel caso della Cina è praticamente un diktat, è rivolto alle banche e non si applica agli stessi Titoli di Stato che sono in mano al governo centrale.
La Cina alle banche più grandi del Paese. Tagliate la vostra esposizione verso i Treasury
Per ora di ufficiale non c’è niente, e la direttiva è stata riportata in via esclusiva da Bloomberg, sulla base di quanto appreso da fonti che hanno preferito optare per l’anonimato, in attesa di capire come si muoverà il governo di Pechino.
L’invito rivolto alle banche -per la precisione alle banche più grandi del Paese - e lanciato nel corso delle ultime settimane, sarebbe avvenuto inoltre verbalmente.
I Titoli di Stato in questione che Pechino ha consigliato agli istituti di credito di mollare sono i Treasury, ovvero i Titoli emessi dal Tesoro USA.
Ovvio che la mossa porta tutti a ritenere che si tratti di una manovra di natura politica, viste le tensioni onnipresenti tra il governo di Pechino e l’amministrazione USA di Donald Trump.
Le autorità cinesi avrebbero tuttavia motivato l’appello alle banche con il timore - non del tutto infondato - che i Treasury americani finiscano vittime di continue oscillazioni, in un momento in cui ormai da un anno si parla di una strategia Sell America, che ha già colpito in modo evidente il dollaro USA.
Di fatto, ormai ci si chiede, e non solo in Cina, fino a che punto sia il dollaro che i Titoli di Stato USA possano essere considerati oggi, con l’America di Trump, quei beni rifugio che erano un tempo.
Diversi dunque i governi e i gestori dei fondi che hanno già preso la decisione di diversificare i loro investimenti, prendendo le distanze dagli Stati Uniti.
Le fonti interpellate da Bloomberg hanno in realtà precisato che Pechino non avrebbe sfiduciato il merito credito degli Stati Uniti, così come non avrebbe (ancora) fissato l’entità delle riduzioni di Treasury che le banche cinesi dovrebbero varare. Non ci sarebbe per ora dunque neanche alcun target specifico o alcun timing entro la quale le banche cinesi dovrebbero muoversi per tagliare l’esposizione verso il debito americano.
Le indiscrezioni di Bloomberg arrivano in un momento in cui il Presidente americano Donald Trump si appresta a visitare l’omologo cinese Xi Jinping a Pechino nel mese di aprile e dopo che tra i due, la scorsa settimana, ci sarebbe stata già una conversazione telefonica.
Le fonti, a tal proposito, hanno riferito che l’appello delle autorità alle banche cinesi sarebbe arrivato prima della telefonata tra Trump e Xi Jinping.
Bloomberg ha ricordato intanto che, stando ai dati che risalgono al settembre del 2025, le banche cinesi detenevano allora Titoli denominati in dollari per un valore di circa $298 miliardi. Non si sa tuttavia quali, di questi Titoli, siano Treasuries americani.
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Ma i Treasury USA sono davvero a rischio?
I rumor risollevano inevitabilmente il seguente interrogativo: fino a che punto i Treasuries sono a rischio?
Per ora non molto, se si considera che lo stesso segretario al Tesoro USA Scott Bessent ha riferito che, “nonostante la narrazione popolare”, nel corso del 2025 i Treasury hanno riportato la performance migliore dal 2020, assistendo a una domanda straniera record nel corso delle aste, tanto che Bloomberg certifica che, dopo il breve sell off che si è abbattuto sul debito americano ad aprile dello scorso anno a seguito dell’annuncio dei dazi di Trump, i Treasury hanno sovraperformato la maggior parte dei Titoli di Stato di altre economie avanzate. Questo, grazie ai tagli dei tassi che la Fed ha varato.
L’agenzia di stampa ha precisato inoltre che, anche se alcuni investitori hanno parlato del fenomeno Sell America, non si può ancora parlare di panico sul mercato dei Treasury.
A confermarlo è anche un parametro che misura la volatilità dei Treasury, sceso al valore più basso degli ultimi 5 anni.
Tutto, mentre è stato indicato un altro numero, che rappresenta il valore dei bond USA nel mese di novembre in mano a investitori stranieri: un record di $9,4 trilioni a novembre, più alto rispetto ai valori dello stesso periodo dell’anno precedente di più di 500 miliardi di dollari.
Ma si può davvero parlare di fuga degli stranieri dai Treasury?
L'articolo di Bloomberg che parla in via esclusiva della mossa della Cina segnala anche che, nel novembre del 2025, i Treasury nelle mani degli stranieri hanno testato il valore record di $9,4 trilioni (Fonte: dipartimento del Tesoro USA, Bloomberg).
Fuga della Cina dal debito pubblico USA (Treasury). Ma è davvero così? E che c’entra il Belgio?
Allo stesso tempo, è vero che gli investimenti complessivi in Treasury USA da parte della Cina (statali e privati) sono diminuiti in modo costante nell’ultimo decennio.
Un tempo maggiore creditore degli Stati Uniti, la Cina è stata superata dal Giappone nel 2019 e dal Regno Unito lo scorso anno, al punto che il suo stock di Treasury si è quasi dimezzato rispetto al picco del 2013, scendendo a 683 miliardi di dollari a novembre, al minimo dal 2008.
Alcuni analisti affermano che il calo effettivo potrebbe essere però inferiore, facendo notare che è possibile che Pechino abbia trasferito parte delle proprie partecipazioni su conti di custodia in Europa.
Non per niente il Belgio — Paese dove sono presenti conti di custodia cinesi, secondo gli analisti di mercato — ha visto quadruplicare le sue partecipazioni in Treasury dalla fine del 2017, arrivando a 481 miliardi di dollari.
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Che c'entra il Belgio con la Cina? C'entra eccome visto che la Cina ha nel Paese diversi conti in cui custodisce i propri asset (Fonte: dipartimento Tesoro USA, Bloomberg).