Fino a che punto i BTP e lo spread BTP-Bund rischiano di essere travolti dall’ansia con cui diversi investitori di tutto il mondo stanno scaricando i bond USA, i cosiddetti Treasury, a seguito del downgrade del rating del debito degli Stati Uniti annunciato da Moody’s? In che modo l’effetto della decisione di Moody’s di strappare dal petto dell’America di Trump l’ultima medaglia a tripla A riconosciuta ai suoi Titoli di Stato, rischia di rovinare il momento d’oro che i BTP italiani stanno vivendo? E di avere ripercussioni negative (ma magari anche positive) sulla imminente emissione, ormai alle porte, del BTP Italia?
La cronaca di queste ultime ore ci restituisce un quadro di nuovo incerto per Wall Street, caduta vittima di una nuova ondata di sell, dopo essersi ripresa nelle ultime settimane dal terremoto provocato dall’annuncio dei dazi di Trump, arrivato nel Liberation Day dello scorso 2 aprile. Dopo essersi ripresa forse anche troppo, come ha fatto notare qualcuno. Non uno qualsiasi, visto che si tratta di Jamie Dimon, numero uno di JPMorgan, la banca numero uno negli Stati Uniti.
Stavolta a mettere KO la borsa USA è stato il forte smobilizzo che ha attaccato i Titoli di Stato americani che, per la relazione inversamente proporzionale che esiste tra il prezzo delle obbligazioni e i rendimenti, ha fatto schizzare questi ultimi a nuovi livelli record. I rendimenti dei Treasury a 30 anni, per citare l’esempio più illustre, sono schizzati al 5,1%, al di sopra della soglia pericolo del 5%, nei pressi dei valori massimi dai tempi della crisi finanziaria, ovvero ai massimi dal 2007. In rialzo anche i rendimenti dei Treasury a 10 anni, balzati fino al 4,6% circa. In questa situazione, quanto rischiano i BTP e quanto rischia di conseguenza lo spread BTP-Bund a 10 anni, che proprio qualche giorno fa, bucando quota 100, ha reso talmente entusiasta la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al punto da portarla a fare una gaffe tra quelle che rimarranno di più nella storia del suo governo?
BTP e Bund infettati da ansia Treasury, ma non solo
Veniamo al modo in cui i diretti interessati, ovvero i BTP, stanno reagendo. Ieri per la carta italiana non è stata sicuramente una giornata positiva, visto che anch’essa è finita nella rete dei sell.
L’ansia per le sorti dei Titoli di Stato americani ha infettato il mercato del reddito fisso dell’area euro, facendo scattare i rendimenti dei Bund a 10 anni fino a +6 punti base, fino al 2,66%, e i rendimenti dei BTP a 10 anni di quasi 9 punti base, al 3,7%.
Va precisato che, a far balzare i rendimenti dei bond dell’Eurozona sono stati anche altri fattori, due per la precisione: da un lato l’impennata dei futures sul Brent, saliti di oltre l’1% dopo il diffondersi di alcune indiscrezioni, che hanno parlato di un piano di Israele volto a colpire le centrali nucleari dell’Iran; dall’altro lato, la paura che è montata ovunque per il trend dell’inflazione del Regno Unito, dopo che dal fronte macro UK è arrivata la notizia di uno scatto dei prezzi, nel mese di aprile, pari a +3,5% su base annua, al record dal gennaio del 2024.
Come ha spiegato in una nota Kenneth Broux, responsabile della divisione di ricerca sul forex e sui tassi di Société Generale, la performance al rialzo dei prezzi del petrolio, unita alla sorpresa per il dato dell’inflazione UK, “ ha spinto al rialzo i rendimenti dei bond lungo la curva ”, in un contesto in cui si è messo in evidenza in queste ultime sedute il rialzo più marcato che i rendimenti della parte a lunga hanno riportato rispetto a quelli della parte a breve. Un fenomeno che che si è tradotto nell’irripidimento della curva dei rendimenti.
Attenzione in particolare a quanto accaduto alla curva dei rendimenti dei Bund tedeschi, con lo spread tra i rendimenti a 10 anni e quelli a 2 anni che si è allargato fino a +79 punti base, stando a quanto riportato dall’agenzia di stampa Reuters.
Sul pericolo che un terremoto dei Treasury possa finire per contagiare i Titoli di Stato italiani vale la pena fare due considerazioni.
Da un lato, è stata la stessa BCE di Christine Lagarde a sancire diverse volte come la tensione presente sui mercati dei Titoli di Stato americani abbia finito con l’espandersi anche in Eurozona.
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La storia conferma come diverse volte, quando i Treasury sono finiti in balìa di forti sell off, a perdere terreno siano stati anche i BTP, i Bund e in generale i bond dell’area euro.
Basta prendere come esempio il primo bollettino economico del 2025 pubblicato dalla Banca centrale europea, che ha esaminato il trend, oltre che dei fondamentali dell’economia dell’Eurozona, anche di quello dei mercati finanziari. Nel rapporto si legge che “i mercati finanziari dell’area dell’euro hanno reagito anche alla pubblicazione dei dati macroeconomici statunitensi, migliori di quanto ci si attendesse, e alle aspettative che i tagli dei tassi di interesse da parte del Federal Open Market Committee (FOMC) statunitense seguiranno un ritmo più lento in futuro ”.
Il risultato è che in quel periodo in esame, compreso tra il 12 dicembre 2024 e il 29 gennaio 2025, “nell’area dell’euro la curva a termine del tasso OIS (overnight index swap), basata sull’€STR, è salita di circa 7 punti base per le scadenze a un anno e di 24 punti base per quelle a due anni, riflettendo le aspettative di un allentamento meno rapido della politica monetaria nell’area”.
Alla fine del periodo in esame “il rendimento dei titoli di Stato decennali dell’area dell’euro ponderato in base al PIL si è collocato al 3,0 per cento, con un aumento di 35 punti base rispetto all’inizio, a fronte di un rendimento dei titoli del Tesoro statunitensi a dieci anni cresciuto di 20 punti base, raggiungendo il 4,5 per cento”.
Il trend si è rivelato dunque simile, a causa di quella correlazione tra la politica monetaria degli Stati Uniti decisa dalla Federal Reserve e la politica dell’Eurozona decisa dalla BCE che, necessariamente, sono tra di esse collegate, per quanto Lagarde rivendichi l’indipendenza delle sue scelte sui tassi.
Questa correlazione si è tuttavia notevolmente smorzata, quando gli investitori sono venuti a conoscenza dei dazi reciproci che il presidente Donald Trump ha annunciato nel Liberation Day, così come lo ha definito lui stesso, dello scorso 2 aprile.
E così nelle settimane successive, come ha confermato il terzo bollettino economico dell’Eurotower pubblicato più di recente, nello specifico alla fine del periodo in esame compreso tra il 6 marzo e il 16 aprile 2025, “il rendimento ponderato per il PIL dei titoli di Stato decennali dell’area dell’euro si è collocato al 3 per cento, in calo di 31 punti base rispetto al livello registrato all’inizio del periodo, a fronte di un differenziale relativo al tasso OIS che si è ristretto di circa 15 punti base”; questo, mentre il rendimento dei titoli del Tesoro statunitense a dieci anni ha mostrato notevoli fluttuazioni, “con una crescita di circa 5 punti base che lo ha portato al 4,3 per cento alla fine del periodo in esame”.
Detto questo, venendo a oggi, e andando a ritroso di un mese, va sottolineato che il rialzo dei rendimenti verificatosi contestualmente alla flessione dei prezzi delle obbligazioni ha interessato, sebbene non alla stessa intensità, bene o male tutti i Titoli di Stato: i rendimenti dei Treasury a 10 anni sono saliti infatti di 18 punti base negli ultimi 30 giorni, così come i rendimenti dei Bund a 10 anni sono balzati di 21 punti base.
In rialzo, ma in misura inferiore, i rendimenti dei Titoli di Stato italiani, ovvero dei BTP, saliti in modo decisamente più contenuto, ovvero di 5 punti base in un mese.
Di fatto, l’impressione è che l’Italia finora non sia rimasta particolarmente infettata dai sell che si sono abbattuti sui Treasury USA o che, comunque, sia stata contagiata in misura inferiore.
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Bini Smaghi, vendite sui Treasury stanno avvantaggiando i bond europei
A dare una spiegazione a questo fenomeno è stato, interpellato dalla Reuters, l’economista Lorenzo Bini Smaghi, ex esponente della BCE, che ha affermato che la diminuzione dell’appetito degli investitori per i Treasury USA ha avvantaggiato in generale i bond europei, e in particolare i Titoli di Stato che presentano alti rendimenti, come i BTP: “Se vedo nell’Europa una scommessa più sicura, in parte perché mi aspetto che il dollaro scenderà, investirò in bond europei, specialmente in quelli che offrono rendimenti più alti ”, ha fatto notare Bini Smaghi.
E’ dunque possibile, soprattutto se, dopo aver bocciato il rating del debito USA, l’agenzia di rating Moody’s deciderà domani 23 maggio di promuovere l’Italia, che in realtà i BTP non rimangano travolti dalla sfiducia che sta colpendo i Titoli di Stato americani, ma che finiscano anzi anche con il beneficiarne.
Allo stesso tempo, il rischio che anche la carta italiana finisca con il perdere appeal, in un momento in cui i Titoli di Stato, in generale, non vengono più considerati asset sicuri, esiste.
Basti considerare che, sebbene non in misura drammatica, le perdite che hanno colpito anche i BTP hanno portato i rendimenti a salire, sebbene in misura lieve, al di sopra della soglia del 3,66%, al record dal 14 maggio, proprio sulla scia dei timori che continuano a montare sul destino del deficit e del debito USA.
Oggi, la notizia relativa all’approvazione, da parte della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, del disegno di legge fiscale proposto dal Presidente Donald Trump, battezzato come The Big Beautiful Bill.
La proposta ha ricevuto 215 voti favorevoli e 214 contrari, alimentando il timore di un ulteriore peggioramento dei conti federali USA, a causa della riduzione delle tasse proposta da Trump. Così ha commentato la legge di bilancio degli States Elliot Hentov, Head of Macro Policy Research di State Street Global Advisors:
“Avevamo già individuato le 3 guerre del 2025: guerra reale, quella commerciali e infine guerra fiscale. La prima ha avuto l’impatto più rilevante sui mercati, quando gli Stati Uniti hanno chiarito la loro intenzione di ritirare il supporto in materia di sicurezza all’Ucraina e, per estensione, anche all’Europa. Questo ha innescato una significativa espansione fiscale in Germania e in altri Paesi europei. La seconda è stata, ovviamente, l’aumento imminente dei dazi commerciali. E ora siamo arrivati alla terza: le tensioni strutturali legate alla gestione di deficit pubblici elevati ”.
Hentov ha riassunto la gravità della situazione con queste parole:
“Il problema è duplice: innanzitutto, gli Stati Uniti stanno attualmente registrando un deficit pari a circa il 3% del PIL, il livello più alto tra i Paesi industrializzati al di fuori di periodi di guerra o recessione. Questo squilibrio ha anche rappresentato una componente significativa della sovraperformance degli USA negli ultimi anni. Inoltre, il mantenimento di questi elevati livelli di deficit avviene oggi in un contesto in cui l’offerta globale di asset rifugio è in aumento. E il ritiro degli acquirenti non sensibili ai prezzi, come le banche centrali, implica che il livello di rendimento richiesto affinché i titoli obbligazionari a lungo termine trovino acquirenti dovrà essere più elevato”.
Nel frattempo, così come ha fatto notare Bini Smaghi, c’è chi ritiene che proprio la fuga dai bond USA potrebbe beneficiare altri asset.
Lo ha fatto notare Ellen Hazen, responsabile strategist di mercato e gestore di portafoglio di F-L- Putnam Investment Management che ha sottolineato che in questo momento, “in particolare gli investitori internazionali stanno guardando ad altre opzioni ”.
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In questa situazione, i BTP potrebbero di conseguenza confermarsi di nuovo, grazie ai rendimenti elevati che presentano, una scelta per chi è a caccia di obbligazioni.
D’altronde, qualche settimana fa è stata la stessa Lilian Tao, responsabile delle vendite su Cina e mercati emergenti globali di Deutsche Bank, a rivelare la decisione dei clienti cinesi del colosso bancario tedesco di sborbiciare la loro esposizione verso i Treasury USA (ben prima anche del downgrade di Moody’s), al fine di posizionarsi, in particolare, proprio sui bond dell’area euro, per la precisione BTP, Bonus spagnoli e Bund tedeschi: “Sempre più clienti hanno cominciato a guardare ai bund tedeschi, ai mercati di Spagna o Italia cui finora non avevano prestato grande attenzione”, ha riferito Tao.
In questo contesto, particolarmente cruciale sarà l’annuncio sul rating dell’Italia che arriverà domani da Moody’s.
In caso di sorprese positive, molti investitori esteri che stanno mollando i Treasury potrebbero decidere di scommettere ancora di più sui BTP, già benedetti dall’upgrade sul rating annunciato dall’altra agenzia di rating, S&P Global, a beneficio dello spread BTP-Bund a 10 anni che, sulla scia di quella promozione, ha bucato anche la soglia psicologica di 100 punti base. Sempre che il calo dello spread abbia a questo punto davvero tutto quel significato che, di colpo, Meloni & Co. gli attribuiscono.