L’AI non salverà i Magnifici 7. La profezia di Jeremy Grantham non lascia scampo. Ecco dove investire invece

Redazione Money Premium

21 Maggio 2026 - 08:25

Il veterano che ha previsto tutte le bolle lo dice chiaro e tondo: bisogna abbandonare Amazon, Microsoft, Google, Meta, Apple e Nvidia. Ecco dove investire.

L’AI non salverà i Magnifici 7. La profezia di Jeremy Grantham non lascia scampo. Ecco dove investire invece

Mentre gli investitori di tutto il mondo continuano a scommettere miliardi sul sogno di un’intelligenza artificiale che creerà una nuova generazione di monopoli tecnologici invincibili, sotto la superficie sta accadendo qualcosa di profondamente diverso. Quello che sembrava l’inizio di un’era dorata di dominio assoluto da parte di pochi giganti si sta rapidamente trasformando in una battaglia all’ultimo sangue, dove nessuno è al sicuro e i vantaggi competitivi costruiti in vent’anni rischiano di sciogliersi come neve al sole.

Per oltre due decenni il mercato azionario americano ha celebrato un fenomeno apparentemente inarrestabile: sette colossi tecnologici – i cosiddetti Magnifici 7 – hanno accumulato un potere economico e finanziario senza precedenti. Grazie a un ambiente normativo estremamente permissivo, alla possibilità di acquisire o schiacciare qualsiasi concorrente emergente e a margini di profitto storicamente elevatissimi, queste aziende hanno trasformato Wall Street in una macchina da rally apparentemente eterna. L’arrivo dell’intelligenza artificiale, con ChatGPT in testa, ha ulteriormente alimentato questo entusiasmo, facendo credere a molti che la tecnologia avrebbe consolidato per sempre la loro supremazia.

Ma proprio l’AI, paradossalmente, sta diventando il principale fattore dirompente di questo equilibrio. Invece di rafforzare i fossati competitivi, sta costringendo Amazon, Microsoft, Google, Meta, Apple e Nvidia a una corsa agli armamenti costosissima e potenzialmente distruttiva. Centinaia di miliardi di dollari vengono riversati ogni anno in infrastrutture, chip, data center e talenti, in una competizione esistenziale dove chi resta indietro rischia di scomparire.

Il timore di Jeremy Grantham

Jeremy Grantham ha trascorso cinque decenni a individuare bolle di mercato prima che chiunque altro volesse ascoltarle. Oggi il leggendario fondatore di GMO rivolge un avvertimento chiaro a tutti gli investitori che continuano a scommettere sull’intelligenza artificiale come motore di una nuova era di monopoli tecnologici: sta accadendo esattamente il contrario. «Siamo passati da un mondo di monopoli a un mondo di competizione brutale», ha dichiarato Grantham di recente nel podcast Excess Returns. «E ci resteremo per anni. Ci sarà sangue nelle strade».

Secondo Grantham, i Magnifici 7 – i giganti tecnologici che hanno trainato il rally di Wall Street grazie all’AI – hanno costruito la loro dominanza negli ultimi vent’anni in un periodo storico anomalo di permissivismo antitrust. Le autorità di regolamentazione sono rimaste a guardare, la concorrenza è stata schiacciata o acquisita e i margini di profitto sono arrivati a livelli senza precedenti storici. Quella finestra, sostiene l’investitore, si sta chiudendo rapidamente. E il responsabile è proprio l’intelligenza artificiale.

Il boom dell’AI non è arrivato in un mercato sano. L’indice S&P 500 era già sceso di circa il 25% tra gennaio e ottobre 2022 quando è arrivato ChatGPT, e i Magnifici 7 hanno sollevato il mercato sulle loro spalle, permettendogli di avanzare barcollando. L’entusiasmo per l’AI non ha risolto i problemi di fondo, li ha solo rinviati e ingigantiti: una nuova frenesia speculativa sovrapposta a un sistema già sopravvalutato.

Il precedente storico da non ignorare

Oggi Amazon, Google, Meta e Microsoft hanno stanziato complessivamente 725 miliardi di dollari in spese in conto capitale per il 2026, una cifra equivalente a circa il 2% del PIL americano, in gran parte destinata alle infrastrutture AI. Lungi dal rafforzare i vantaggi competitivi degli incumbent, l’intelligenza artificiale li sta costringendo a una corsa agli armamenti esistenziale e costosissima tra di loro. I fossati competitivi vengono svuotati per finanziare le casse di guerra.Grantham prevede che questa dinamica non sposterà in modo significativo i margini di profitto aggregati o i profitti totali delle aziende oltre i livelli tipici di lungo periodo.

Per spiegare la sua tesi ricorre a una lezione della storia: quando negli anni Settanta e Ottanta i gestori di patrimoni si affrettarono ad acquistare i minicomputer, i primi ad adottarli ebbero un vero vantaggio per due o tre anni. Poi la tecnologia divenne universale, un semplice costo di fare business, e i margini tornarono alla normalità. Lo stesso percorso, secondo Grantham, attende l’AI: una tecnologia trasformativa che cambierà il modo di lavorare, ma che alla fine lascerà la redditività aggregata delle imprese esattamente dove era prima.

Meglio i mercati emergenti?

Gli ottimisti obiettano che due o tre anni di performance straordinaria sono comunque un’enorme creazione di valore per gli azionisti che entreranno per primi, e che l’importante è uscire prima della normalizzazione. Eppure lo stesso Grantham riconosce che la spesa in AI sta producendo effetti reali sull’economia. Senza di essa, gli Stati Uniti sarebbero probabilmente entrati in una lieve recessione già nel 2023, con una correzione di circa il 25%. La situazione attuale è definita da Grantham come “terra incognita”: mai prima d’ora una quota così elevata del PIL è stata destinata alla spesa per AI, senza una mappa storica per capire come andrà a finire.

Nel frattempo si osserva già una divergenza significativa nei mercati pubblici. Il fondo sui mercati emergenti di GMO ha guadagnato circa il 70% negli ultimi dodici mesi, contro il 25% circa dell’S&P 500. Grantham interpreta questo divario come un classico caso di mean reversion dopo che, all’inizio del 2025, le azioni internazionali si trovavano ai minimi storici di valutazione rispetto a quelle americane. Secondo lui, questo trade ha ancora margine di sviluppo.