Italiani esasperati dalle bollette. Il 90% dice basta e rivuole il gas di Mosca

Redazione

26 Maggio 2026 - 10:27

Gli italiani rivogliono il gas russo e mandano un messaggio fortissimo a Bruxelles.

Italiani esasperati dalle bollette. Il 90% dice basta e rivuole il gas di Mosca
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I risultati del sondaggio lanciato da Money.it sulla domanda “L’Italia deve tornare a comprare il gas dalla Russia?” hanno lasciato poco spazio a dubbi: il 90% dei partecipanti ha risposto sì, il 9% no e l’1% ha optato per “forse”. Un plebiscito netto che riflette la frustrazione di molti italiani di fronte alle bollette ancora elevate e alla percezione di aver pagato un prezzo troppo alto per la diversificazione energetica avviata dopo il 2022.

L'Italia deve tornare a comprare il gas dalla Russia? L’Italia deve tornare a comprare il gas dalla Russia? Il sondaggio di Money.it

Da quando, a partire dal 1° gennaio 2025, l’Italia ha azzerato quasi completamente le importazioni dirette di gas russo – ponendo fine a un rapporto durato mezzo secolo – il Paese ha ridisegnato la propria mappa energetica. Algeria è diventata il principale fornitore, seguita da Azerbaijan, Norvegia, Stati Uniti attraverso GNL e altre fonti. Una strategia di diversificazione che ha funzionato sul piano della sicurezza degli approvvigionamenti, ma che ha comportato costi più alti per famiglie e imprese. Il gas russo, storicamente più economico via gasdotto, è stato sostituito da forniture spesso più care, soprattutto quelle liquefatte provenienti da mercati globali volatili.

Nel frattempo, l’Unione Europea ha formalizzato un divieto graduale alle importazioni di gas russo: spot vietati già da fine 2025, contratti brevi nel corso del 2026 e divieto totale per GNL da inizio 2027 e per gasdotto da settembre 2027. Una scelta politica forte per ridurre i finanziamenti a Mosca in piena guerra in Ucraina, ma che arriva in un contesto paradossale. Proprio nei primi mesi del 2026, le importazioni europee di GNL russo sono aumentate del 17% rispetto all’anno precedente, con l’Europa che ha speso miliardi per gas siberiano rivenduto a prezzi più alti. In Italia, voci come quelle dell’AD di Eni Claudio Descalzi e di esponenti politici hanno chiesto di sospendere o rivedere il bando per tutelare la competitività delle imprese.

Il sondaggio di Money.it cattura perfettamente questo malumore diffuso. Molti lettori sembrano convinti che riprendere gli acquisti diretti dalla Russia rappresenterebbe una “salvezza” per le bollette, consentendo di abbassare i costi energetici in un momento in cui le tensioni geopolitiche (dal Medio Oriente alle dinamiche globali del GNL) continuano a influenzare i prezzi. Il gas via gasdotto russo era infatti sinonimo di forniture stabili e a costi contenuti, mentre il nuovo mix – più diversificato ma dipendente da rotte marittime e fornitori lontani – ha esposto l’Italia a maggiori fluttuazioni.

Dall’altra parte, chi ha votato no sottolinea i rischi geopolitici: finanziare ulteriormente la Russia significherebbe indebolire la posizione europea di fronte al conflitto ucraino e dipendere nuovamente da un fornitore ritenuto inaffidabile. La diversificazione, pur costosa, ha garantito all’Italia di superare l’inverno senza razionamenti e di rafforzare legami con Paesi alleati come Algeria e Azerbaijan.