Un’economia di mercato solida dispiega la sua massima capacità di assorbimento proprio durante gli shock esterni. In quei casi i policymaker dovrebbero rimanere inerti, poiché le nubi della tempesta di solito si diradano da sole, in linea con il principio che i prezzi elevati sono la cura per i prezzi elevati. Questo, ovviamente, si applica ai mercati energetici solo se i governi non si sono già tirati fuori dall’equazione attraverso interventi politici ben prima della crisi.
Per le economie europee, tuttavia, vale il contrario. Si tratta di sistemi eccessivamente regolamentati, gravati da un estenuante carico fiscale e strutturalmente fragili, in grado a malapena di attivare efficaci meccanismi di assorbimento degli shock di fronte alla crisi iraniana. Gli alti prezzi dell’energia colpiscono incessantemente e le risposte politiche nazionali divergono nettamente tra le diverse giurisdizioni europee.Politica
La premier italiana Giorgia Meloni ha reagito prontamente alla situazione critica dei prezzi del carburante nel Paese. A seguito di una decisione del Consiglio dei Ministri del 18 marzo, è entrata in vigore per decreto una riduzione delle accise sui carburanti, applicabile sia alla benzina che al diesel. Secondo fonti governative si prevede una riduzione dei prezzi di 25 centesimi al litro, generalizzata per famiglie, imprese e tutti gli operatori del mercato.
In Italia i policymaker sembrano essere molto attenti alla realtà, sintonizzati sulle difficoltà affrontate da cittadini, imprese e commercianti. In netto contrasto con il governo del cancelliere Friedrich Merz, Roma opta per misure di sostegno al settore privato in un contesto di crisi che sta erodendo progressivamente il potere d’acquisto. Nel frattempo Merz e il suo ministro delle Finanze, Lars Klingbeil, sono invischiati in dibattiti sugli aumenti delle tasse, distaccati dalla crisi di Hormuz e in gran parte scollegati dalla realtà di lavoratori, pendolari e aziende. L’apparato fiscale di Berlino è autoreferenziale e monotono, proiettato verso il prossimo atto della propria tragicommedia.
L’Italia, un tempo più statalista nello spirito rispetto alla sua rivale settentrionale, ora agisce con rapidità, pragmatismo e decisione. Il taglio delle accise rimarrà inizialmente in vigore per 20 giorni, ma è probabile che venga prorogato qualora la situazione nello Stretto di Hormuz, in gran parte bloccato adesso, non dovesse migliorare. Il governo italiano dimostra così una capacità di azione che manca alla Germania. Merz, al contrario, rimane esitante nel ridurre l’intervento statale: un convinto statalista che, persino in un momento di grave crisi, non riesce ad adottare le misure fiscali necessarie per proteggere imprese e consumatori dalla tempesta in arrivo.
A Berlino i politici continuano a negare a cittadini e imprese il tanto atteso sollievo dall’impennata dei prezzi del carburante, nonostante circa due terzi del prezzo confluiscano nelle casse dello stato attraverso varie imposte. Forse è proprio per questo che la questione viene rimandata. A Berlino prevale una mentalità di sfruttamento, anche se le casse pubbliche si stanno svuotando. I tagli alla spesa che potrebbero creare spazio per un alleggerimento del carico vengono evitati a tutti i costi in vista delle super elezioni del 2026.
La situazione a Roma è nettamente diversa: oltre a ridurre le accise sui carburanti, il governo italiano concede crediti d’imposta alle aziende di trasporto, direttamente collegati al consumo di gasolio.
Questi crediti sono destinati ad alleviare il settore della logistica, uno dei più colpiti dall’aumento dei prezzi dell’energia, e a impedire che l’aumento dei costi e l’estrema volatilità nei mercati energetici si ripercuotano interamente sulle tariffe di trasporto e sui prezzi al consumo.
Ma le misure non si fermano qui. Il governo italiano ha rapidamente predisposto un pacchetto più ampio volto a frenare la potenziale speculazione sui prezzi alla pompa. Per prevenire rincari eccessivi è stato introdotto un meccanismo anti-speculazione per individuare e limitare gli aumenti di prezzo ingiustificati.
In pratica ciò significa che i prezzi al dettaglio dei carburanti saranno strettamente collegati alle effettive variazioni dei prezzi globali del petrolio greggio, garantendo che eventuali rincari ingiustificati vengano immediatamente eliminati.
Le compagnie petrolifere e i gestori delle stazioni di servizio sono tenuti a comunicare regolarmente i propri prezzi alle autorità, che monitorano l’intera catena di approvvigionamento e distribuzione. Le deviazioni di prezzo possono comportare sanzioni.
Nell’emergenza acuta scatenata dalla crisi iraniana, il potere esecutivo del governo italiano si rivela un chiaro vantaggio. Esso può emanare rapidamente provvedimenti temporanei tramite decreto. La decisione di ridurre le accise sui carburanti è particolarmente significativa, dato che l’Italia, come la Germania, applica accise elevate. Lo stato rappresenta fino al 62% del prezzo della benzina e circa il 58% del prezzo del diesel.
L’importanza del taglio delle tasse è diventata evidente sui mercati delle materie prime, soprattutto quando il petrolio WTI è salito a circa $114. L’attacco al complesso energetico iraniano di South Pars ha inferto un ulteriore shock al mercato.
Per gli italiani c’è la speranza che questa grave crisi porti infine a una più ampia consapevolezza – soprattutto per il Ministro dei Trasporti Matteo Salvini e il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni – che alleggerire il costo del carburante per i cittadini sia fondamentalmente l’approccio giusto. Mobilità e costi di trasporto accessibili rimangono fattori chiave di competitività.
Lo stato deve imparare a esercitare moderazione. Uno stato snello protegge i cittadini in tempi di crisi molto meglio, grazie alla sua flessibilità, rispetto all’apparato burocratico elefantiaco che conosciamo oggi. Una conclusione che, tuttavia, il cancelliere e il ministro delle finanze tedeschi contesterebbero fermamente.
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