Non solo Italia: l’altro Stato che preoccupa Bruxelles

Non è soltanto l’Italia a spaventare: le preoccupazioni di Bruxelles, anche se con gradi diversi, vanno ben oltre i confini del Belpaese

Non solo Italia: l'altro Stato che preoccupa Bruxelles

Persino prima dell’insediamento del governo gialloverde l’Italia è finita nel mirino degli osservatori.

Le preoccupazioni sono aumentate nel momento in cui l’esecutivo ha presentato la Legge di Bilancio 2019, all’interno della quale è stato previsto un rapporto deficit/Pil al 2,4%.

Immediata la reazione di Bruxelles che ha provveduto con velocità a bocciare la manovra italiana e a rispedirla al mittente. Eppure, stando a quanto emerso nell’ultima settimana, non è stato soltanto il Belpaese a suscitare i timori dell’Europa.

Il caso della Francia

Anche la Francia, la seconda più grande economia del blocco, ha ricevuto una lettera da Bruxelles, un vero e proprio avvertimento a rivedere la riduzione del debito prevista nel piano di spesa per il 2019. Si noti, comunque, come anche la Spagna, il Belgio, il Portogallo e la Slovenia siano finite nel mirino delle autorità.

Nel caso di Parigi, però, il piano di spesa vedrà il suo deficit strutturale scendere 0,1% quest’anno e 0,3% il prossimo. Ad aprile Parigi ha accettato una riduzione dello 0,6% del Pil per il suo deficit strutturale.

Quel che è certo che il tono degli avvertimenti europei alla Francia è stato molto più leggero rispetto a quello utilizzato con Roma. Entrambi i Paesi, però, hanno suscitato i timori di Bruxelles.

“Nel caso francese si tratta di un budget che difficilmente sarà accettato dalla Commissione europea e questo perché la Francia non ha più avuto un budget bilanciato dal 1974 ed ha mancato i target più di 11 volte. ”

I dati Eurostat dimostrano che dal 1978 ad oggi (anno in cui la Francia ha iniziato a fornire i propri dati) non è stato mai registrato un risultato in surplus. L’Italia, invece, ha iniziato a collezionare dati dal 1995: da quel momento in poi neanche il Belpaese ha mai registrato un surplus.

Nonostante i molteplici tratti in comune, l’Italia e la Francia presentano comunque enormi differenze soprattutto dal punto di vista dell’impegno verso le riforme. A dirlo Vincent Juvyns, strategist di J.P. Morgan AM, secondo cui mentre Parigi vuole procedere in tal senso e cambiare alcune aree specifiche, l’esecutivo di Roma ha fatto marcia indietro sulle riforme chiave che il precedente governo aveva attuato, inclusa quella del sistema pensionistico.

Per Florian Hense, economista di Berenberg, nonostante il budget francese sia preoccupante quanto quello italiano, la principale differenza tra i due Paesi sta nella loro retorica:

“Mentre la Francia sta lavorando in modo credibile al miglioramento del suo potenziale di crescita di lungo termine (rafforzando sia la domanda che l’offerta), l’Italia sta facendo esattamente l’opposto.”

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