C’è una prospettiva insolita da cui osservare il declino demografico. Alla consapevolezza di una popolazione in contrazione a causa dei bassi livelli di nascite, con recenti proiezioni demografiche che per l’Italia indicano una cittadinanza che passerà dagli attuali 59 milioni di abitanti a circa 46 milioni entro il 2080, si aggiungono alcune considerazioni legate agli investimenti.
Le ha fornite la Banca d’Italia, in un’analisi che mette in relazione la propensione al rischio e l’età. Come è facile immaginare, più si invecchia e più, tendenzialmente, diminuisce la predisposizione a detenere strumenti rischiosi, che infatti si concentrano tra chi ha tra i 30 e i 50 anni, per poi ridursi nelle fasce d’età più anziane.
È una tendenza osservata in tutti i paesi europei, ma ci sono naturalmente delle specificità: soprattutto nel caso dell’Italia, che spicca per una partecipazione ai mercati finanziari più bassa rispetto a quelle di altre nazioni, al di là delle caratteristiche demografiche.
Differenze profonde
Le famiglie delle prime tre economie europee hanno approcci molto diversi al risparmio, specchio naturalmente di cultura, sistema fiscale e struttura previdenziale propri di ciascun paese. Sono fattori chiave, che influenzino profondamente le scelte di investimento delle famiglie, anche a parità di ricchezza ed età. Mentre in Italia prevale ancora una forte preferenza per la liquidità e una bassa propensione al rischio, in Francia e in Germania emerge maggiore possibilità di dirottare il risparmio verso strumenti finanziari e previdenziali e investimenti in imprese.
Tra i tre l’Italia è senza dubbio il paese più “liquido” e prudente, con molte famiglie, anche quelle medio-ricche, che lasciano una quota molto rilevante di liquidità parcheggiata sul conto corrente. In Francia la cultura del risparmio è fortemente indirizzata alle polizze vita, mentre in Germania c’è una forte attenzione alla previdenza complementare e alle partecipazioni aziendali. Le differenze emergono soprattutto tra le famiglie a basso reddito, mentre tendono a diventare più sfumate tra quelle più ricche, orientate a una diversificazione per certi versi simile.
Il ruolo dei depositi
Decisivo è il ruolo dei depositi bancari, che nella maggior parte dei casi sono rappresentati dai conti correnti. È lì che si concentra la ricchezza di chi non vuole (o non può) investire. In Italia, dove sono particolarmente importanti, la rilevanza di questo asset è massima tra le famiglie più povere e giovani. Lo studio cita dati aggiornati al 2020. In Italia tra le famiglie più povere i depositi valgono in media l’89% della ricchezza finanziaria totale per quelle con capofamiglia under 30 e l’83% tra gli over 70, con pochissimo margine per investire in azioni, obbligazioni o altro.
Tra i nuclei italiani medio-ricchi l’impatto dei depositi cala drasticamente, e vale meno del 60% della ricchezza complessiva delle famiglie, che inizia quindi a essere diversificata su altri asset, come i fondi di investimento. Tra le famiglie più ricche il peso dei conti correnti diventa ancora inferiore, soprattutto per le più anziane. Per i nuclei over 70 che si trovano nel novantesimo percentile, ossia che appartengono al 10% delle famiglie più ricche d’Italia, la liquidità vale poco più del 33% del patrimonio finanziario complessivo: uno scarto abissale rispetto alle famiglie povere e più giovani.
Come indicato dal grafico, che prende nello specifico in analisi la fascia tra i 40 e i 49 anni, come più rappresentativa della popolazione in età lavorativa, l’incidenza dei depositi in Italia risulta quasi sempre più alta. Le famiglie italiane più povere con capofamiglia in questa fascia d’età hanno una ricchezza costituita da depositi in media per oltre l’80%, molto più elevata di quella rilevata in Francia (67%) e in Germania (37%). Tra quelle medio-ricche, invece, la quota scende a poco più del 51%, leggermente più bassa del quasi 54% della Francia, ma comunque ben sopra il 38% della Germania, dove le famiglie, indipendentemente dal patrimonio, tendono a investire molto di più. Le cose poi si riallineano osservando le famiglie ricche, per le quali i depositi valgono poco più di un decimo della ricchezza finanziaria netta in tutti e tre i paesi.
La ricchezza non investita
Incidenza dei depositi bancari rispetto al portafoglio finanziario complessivo delle famiglie (età capofamiglia)
Cosa cambia in Francia e Germania
In Germania e in Francia i portafogli sono composti in maniera molto diversa. Naturalmente i depositi hanno un ruolo di primo piano, ma molto ridotto rispetto all’Italia. In Francia le famiglie hanno un profilo ibrido. Esiste molta liquidità tra i meno abbienti, a livelli simili a quelli italiani, c’è però anche un forte ricorso alle polizze vita, trasversali per ogni classe d’età, e una larga presenza di partecipazioni aziendali tra i nuclei più ricchi.
In Germania per le famiglie più povere e giovani i conti correnti rappresentano non più del 58% della ricchezza complessiva, mentre per quelle più ricche la liquidità può valere anche appena il 5% della ricchezza complessiva. In Germania la ricchezza influisce moltissimo sulla composizione del portafoglio, ma il sistema previdenziale privato (assicurazioni vita e pensioni integrative) è molto più sviluppato al confronto con l’Italia. In più, tra i giovani ricchi tedeschi è molto comune detenere quote di aziende o partecipazioni non quotate (come imprese familiari o startup): possibilità molto più rara in Italia.
Per quanto bassa rispetto agli altri due paesi, in Italia la partecipazione al mercato azionario ha cominciato a crescere negli anni ’90, in parallelo a una riduzione delle quote rappresentate da depositi e titoli di stato. Osservando quel che è successo al tempo, la quota di famiglie che investe in attività rischiose cresce in modo significativo all’aumentare sia della ricchezza, sia del livello di istruzione. Ma come già analizzato, c’è la questione dell’età.
L’invecchiamento riguarda l’Europa in generale, ma negli ultimi anni l’Italia sta facendo segnare livelli di nascite particolarmente bassi, che accentuano e accelerano la contrazione della popolazione. Mentre il cosiddetto effetto ricchezza, ossia la capacità del patrimonio netto di una famiglia di influenzare enormemente la composizione del suo portafoglio di investimenti, è dominante in tutti e tre i paesi, l’effetto età è più evidente in Germania e Francia, dove il portafoglio evolve in modo più marcato con il passare degli anni. In Italia, invece, la forte preferenza per la liquidità rimane più rigida anche con l’invecchiamento, limitando la diversificazione soprattutto tra le famiglie meno abbienti.
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