L’economia italiana chiude il 2025 con una crescita moderata del PIL, ma a dicembre il mercato del lavoro mostra segnali di debolezza. La disoccupazione scende al 5,6%.
L’Italia chiude il 2025 con segnali contrastanti. Nel dettaglio pubblicato oggi dall’Istat emerge un quadro economico che mescola una modesta ripresa dell’attività produttiva a vulnerabilità sul mercato del lavoro, soprattutto sotto il profilo dell’occupazione mensile e della disoccupazione giovanile.
Buone notizia sul PIL Italia
Secondo la stima preliminare del Prodotto Interno Lordo per il quarto trimestre del 2025, l’economia italiana ha registrato una crescita dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dello 0,8% su base annua, oltre le stime degli analisti. Si tratta di un segnale positivo, reso più significativo dal fatto che tutti i principali comparti - dall’agricoltura all’industria - hanno contribuito alla crescita, sebbene il contributo netto delle esportazioni sia risultato negativo nel periodo. Complessivamente, il dato rafforza l’idea di una lenta ma continua ripresa dopo la stagnazione dei mesi precedenti e porta la crescita del PIL dell’intero 2025 a +0,7% in termini reali.
Il nodo occupazione
Se dal lato del PIL il quadro è almeno in parte rassicurante, sul fronte del lavoro le dinamiche sono più complesse. Dai dati provvisori sulla base mensile di dicembre 2025 emerge che il numero di occupati è diminuito dello 0,1% rispetto a novembre, pari a circa 20mila posti di lavoro in meno. Il calo riguarda in particolare gli uomini e i lavoratori con contratti a termine, mentre l’occupazione aumenta tra le donne, gli autonomi e i più giovani tra i 15 e i 24 anni. Il tasso di occupazione scende di 0,1 punti percentuali, arrivando al 62,5%, una soglia che resta relativamente bassa se confrontata con la media europea.
Il tasso di disoccupazione scende al 5,6% (-0,1 punti), quello giovanile sale al 20,5% (+1,4 punti)
In parallelo, il numero di persone in cerca di lavoro è diminuito (-1,0%), e il tasso di disoccupazione complessivo si riduce allo 5,6%, ma quello giovanile cresce significativamente, salendo al 20,5%, a evidenziare come la fragilità del mercato del lavoro resti concentrata soprattutto tra i più giovani. Anche l’aumento della quota di “inattivi” (persone né occupate né in cerca di lavoro) sottolinea che una parte significativa della popolazione in età lavorativa resta distante dal mercato.
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