Iran, scenario peggiore degli anni ’70? L’esperto lancia l’allarme

Redazione

24 Marzo 2026 - 11:16

Abbiamo intervistato Maurizio Mazziero fondatore di Mazziero Research, socio onorario SIAT, per comprendere meglio dove andranno i prezzi delle materie prime con la guerra in Iran

Iran, scenario peggiore degli anni ’70? L’esperto lancia l’allarme

La nuova fiammata di tensione tra Israele e Iran riporta il mondo a fare i conti con uno scenario che molti analisti speravano di aver definitivamente archiviato: quello di una crisi energetica globale capace di travolgere economie, mercati e politiche monetarie.

Gli attacchi recenti su Teheran e il rischio concreto che il conflitto possa protrarsi per settimane – o addirittura mesi – hanno già innescato le prime reazioni sui mercati petroliferi, con il prezzo del greggio tornato rapidamente a salire e gli operatori in stato di allerta.

In questo contesto, il confronto con le crisi degli anni Settanta non appare più una semplice suggestione storica. Gli shock legati alla crisi petrolifera del 1973 e a quella del 1979 avevano ridisegnato gli equilibri globali, generando inflazione, recessione e tensioni sociali diffuse. Oggi, a differenza di allora, il sistema economico è ancora più interconnesso e dipendente da catene di approvvigionamento fragili, rendendo ogni scossa potenzialmente più amplificata.

Ne abbiamo parlato con Maurizio Mazziero, fondatore di Mazziero Research, socio onorario SIAT ed esperto di materie prime e mercati finanziari. Secondo Mazziero, il vero nodo non è soltanto il conflitto in sé, ma la sua possibile estensione geografica e il coinvolgimento indiretto delle grandi potenze.

Le notizie delle ultime ore confermano un’escalation che rischia di incidere direttamente su uno dei punti più sensibili del commercio globale: le rotte petrolifere del Golfo Persico. Qualsiasi minaccia allo Stretto di Hormuz, attraverso cui passa una quota significativa del petrolio mondiale, potrebbe innescare un effetto domino sui prezzi dell’energia. Le compagnie petrolifere e gli operatori finanziari stanno già adeguando le loro strategie, mentre i governi osservano con crescente preoccupazione.
Mazziero sottolinea come, rispetto al passato, esistano oggi alcuni fattori di mitigazione, come la maggiore diversificazione delle fonti energetiche e la crescita delle rinnovabili. Tuttavia, questi elementi potrebbero non essere sufficienti nel breve periodo.

Il rischio più immediato è quello di una nuova ondata inflazionistica. Dopo anni di politiche monetarie restrittive da parte delle principali banche centrali, un aumento prolungato del prezzo del petrolio potrebbe complicare ulteriormente il quadro economico globale, rallentando la crescita e mettendo sotto pressione famiglie e imprese. In Europa, già alle prese con le conseguenze della crisi energetica seguita alla guerra in Ucraina, lo scenario appare particolarmente delicato.
Un altro elemento di forte attenzione riguarda i mercati finanziari. Le borse internazionali hanno reagito con oscillazioni significative alle notizie provenienti dal Medio Oriente, mentre gli investitori si rifugiano in asset considerati più sicuri, come l’oro. La volatilità, secondo Mazziero, potrebbe restare elevata finché non emergerà un quadro geopolitico più chiaro.

La sensazione diffusa è che il mondo si trovi nuovamente su un crinale pericoloso, dove economia e geopolitica si intrecciano in modo sempre più stretto.
In questo contesto, comprendere le dinamiche dei mercati energetici diventa fondamentale non solo per gli operatori finanziari, ma anche per cittadini e imprese. Perché, come insegna la storia, quando il petrolio si muove, le conseguenze si propagano ben oltre il settore energetico, influenzando l’intero sistema economico globale.

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