Trump trema in Kentucky. La rivolta MAGA che potrebbe costare miliardi ai mercati

Rob Piccoli

19/05/2026

Neocon di ritorno e base populista furiosa: il terremoto politico che Wall Street non ha ancora prezzato

Trump trema in Kentucky. La rivolta MAGA che potrebbe costare miliardi ai mercati

Martedì il Kentucky potrebbe offrire molto più di una semplice primaria repubblicana. La sfida che vede protagonista il deputato libertario Thomas Massie sta assumendo un valore politico nazionale: capire se Donald Trump mantenga ancora un controllo totale sulla propria base oppure se, dentro il mondo MAGA, stia emergendo qualcosa di nuovo e potenzialmente pericoloso per il presidente.

Per anni Massie è stato considerato un personaggio eccentrico ma tollerato dentro il GOP: ultraliberista sul piano economico, ostile alla spesa pubblica, contrario agli interventi militari all’estero e profondamente diffidente verso Washington. Non è mai stato un “trumpiano disciplinato”, ma fino a oggi la sua indipendenza era stata sopportata.
Adesso però Trump vuole eliminarlo politicamente.

Negli ultimi giorni il presidente ha attaccato Massie in modo durissimo, definendolo “il peggior congressman repubblicano della storia” e invitando gli elettori del Kentucky a sostituirlo con il candidato sostenuto dalla Casa Bianca, l’ex Navy SEAL Ed Gallrein.
Ma la vera notizia non è lo scontro personale. È ciò che Massie sta diventando: il punto di aggregazione di una parte crescente dell’universo MAGA che si sente tradita da Trump.

La frattura sull’Iran e il ritorno dei “neocon”

Il detonatore della crisi è stato soprattutto la politica estera. Trump era tornato alla Casa Bianca promettendo un approccio “America First”: meno guerre, meno interventismo, meno coinvolgimento nei conflitti internazionali. Una promessa che aveva conquistato non soltanto la destra conservatrice, ma anche libertari, populisti e anti-establishment.
Negli ultimi mesi, però, una parte della base trumpiana ha iniziato ad accusare il presidente di essersi avvicinato troppo alla vecchia cultura neocon repubblicana.

Massie è diventato uno dei simboli di questa contestazione. Ha criticato apertamente le operazioni militari contro l’Iran e ha collegato il tema della guerra a quello dei file Epstein, alimentando sospetti e malcontento nella base populista.
La sua frase più citata è diventata quasi un manifesto della dissidenza interna:
“Bombardare un paese dall’altra parte del globo non farà sparire gli Epstein files.”
Una dichiarazione che sarebbe stata impensabile fino a poco tempo fa: non è la sinistra ad accusare Trump di distrarre l’opinione pubblica, ma un deputato repubblicano vicino all’elettorato MAGA.

Da Tucker Carlson a Candace Owens: il fronte dei delusi

La cosa più interessante è che Massie non appare più isolato.
Negli ultimi mesi alcune delle voci più influenti dell’universo conservatore hanno preso le distanze da Trump, soprattutto sulla politica estera.
Tucker Carlson rappresenta il caso più clamoroso. Per anni è stato probabilmente il più importante megafono mediatico del trumpismo. Eppure, dopo le tensioni con l’Iran, Carlson è arrivato a dichiarare di sentirsi “in colpa” per avere sostenuto Trump nel 2024, arrivando perfino a scusarsi con parte del proprio pubblico.

Anche Candace Owens ha rotto in modo molto duro con il presidente, definendolo una “delusione cronica” e criticando apertamente la linea della Casa Bianca sul Medio Oriente.
Persino Alex Jones — figura storicamente vicina all’universo populista trumpiano — si è unito agli attacchi contro l’amministrazione.
La reazione di Trump è stata furiosa. In un post pubblicato sui social ha definito Carlson, Owens, Jones e Megyn Kelly “low IQs”, “nut jobs” e “losers” (idioti, svitati e perdenti).

Il dato politicamente rilevante è che il conflitto non coinvolge più moderati o repubblicani tradizionali. Trump sta litigando con pezzi del movimento che avevano contribuito a costruire il mito MAGA.

Steve Bannon lancia l’allarme

Anche Steve Bannon, pur restando formalmente fedele a Trump, ha iniziato a mandare segnali preoccupati.
L’ex stratega della Casa Bianca ha parlato apertamente di una “massive lack of enthusiasm among the base”, cioè di un forte calo di entusiasmo nella base trumpiana.
Ed è forse questo il punto centrale.
Trump continua a dominare il Partito Repubblicano. Nessuno, realisticamente, è oggi in grado di sottrargli la leadership del GOP. Ma il problema potrebbe essere un altro: la motivazione emotiva del suo elettorato più ideologico.
Il trumpismo originale non era soltanto una coalizione elettorale. Era un movimento identitario costruito su alcuni pilastri molto precisi:

  • anti-establishment;
  • ostilità verso le guerre all’estero;
  • diffidenza verso le élite economiche e mediatiche;
  • opposizione alla spesa federale incontrollata;
  • retorica anti-sistema.

Una parte della base MAGA teme oggi che Trump stia diventando troppo simile al sistema che aveva promesso di combattere.

Una primaria da decine di milioni

Non è un caso che la sfida contro Massie sia diventata una delle primarie più costose e aggressive dell’intero ciclo elettorale. Attorno alla corsa del Kentucky si sono mossi anche donor e gruppi conservatori vicini alle posizioni filo-israeliane, irritati dall’isolazionismo di Massie e dalle sue critiche alle operazioni contro l’Iran. Un elemento che, nella lettura della base populista più radicale, rafforza l’idea di un Trump sempre più vicino ai circuiti tradizionali del GOP e meno alla retorica anti-establishment dell’America First originaria.

Per Trump il Kentucky rappresenta un test politico fondamentale. Se Massie dovesse sopravvivere nonostante l’offensiva presidenziale, il messaggio sarebbe enorme: esiste ancora spazio, dentro il GOP, per un populismo non completamente subordinato a Trump.
E alcuni segnali in questa direzione stanno già emergendo.
Persino Lauren Boebert, considerata una delle deputate più fedeli al trumpismo duro e puro, ha scelto di schierarsi al fianco di Massie, provocando irritazione dentro l’entourage presidenziale.
Questo rende la vicenda molto più interessante di una normale resa dei conti interna.

Per anni Trump ha consolidato il proprio controllo sul Partito Repubblicano eliminando moderati, anti-trumpiani e neocon. Ma il caso Massie suggerisce che la prossima opposizione a Trump potrebbe arrivare non dal centro, bensì da destra.
Non dalla destra tradizionale repubblicana, ma da una corrente che sostiene di essere “più America First di Trump”.
Il voto del Kentucky non deciderà soltanto il futuro politico di Thomas Massie. Potrebbe essere il primo vero indicatore di qualcosa che fino a pochi mesi fa sembrava impossibile: l’inizio di una frammentazione emotiva e ideologica dentro il mondo MAGA.