Nessun dubbio sul fatto che la febbre per l’IPO sia esplosa. Ma la domanda è se l’euforia sarà sostenibile. I target price sulle azioni rivelati a Money.it.
Tra gli eventi più attesi del 2026, l’IPO di SpaceX continua a far parlare di sé. Lo sbarco a Wall Street dell’azienda aerospaziale di Elon Musk, definita - dopo l’integrazione con xAI, l’altra società del miliardario - un vero e proprio termometro della febbre per l’intelligenza artificiale, è stato un successo. Secondo alcuni osservatori interpellati da Money.it, come Brennan Kolar, fondatore di Atlas CPA Index, si è trattato di “un trionfo”.
Azioni SpaceX, +19% nel giorno dell’IPO a Wall Street. Ma ora? L’analista risponde a Money.it
Le azioni SpaceX hanno concluso la loro prima giornata di contrattazioni sul Nasdaq, venerdì 12 giugno 2026, con un balzo del 19%, chiudendo a quota 161 dollari, rispetto al prezzo di collocamento dell’IPO pari a 135 dollari per azione. Il rally ha spinto la capitalizzazione del gruppo da $1,77 trilioni a oltre $2 trilioni.
E anche oggi, le cose vanno più che bene, sulla scia dell’ottimismo che aleggia sui mercati azionari globali, dopo la notizia dell’accordo tra gli Stati Uniti e l’Iran.
La natura dei mercati è però quella di guardare sempre avanti. E ora che l’IPO è stata completata e che SpaceX è entrata ufficialmente nel Nasdaq, la domanda è se il boom di venerdì sia stato soltanto un fuoco di paglia, in sostanza solo l’effetto di una febbre esplosa per lo sbarco a Wall Street, oppure se (e fino a dove) le azioni, con ticker SPCX, possano ancora volare.
Money.it ha interpellato Kolar e altri analisti per capire quali scenari potrebbero aprirsi per il titolo nei prossimi mesi.
Kolar ha spiegato di non essere “rimasto particolarmente sorpreso dalla domanda, considerando la presenza mediatica e il marchio di Musk”. L’esperto ha aggiunto che “la valutazione (del titolo) è in parte giustificata dai fondamentali”.
Azioni SpaceX, attenti all’effetto del flottante
Il fondatore di Atlas CPA Index ha citato in particolare i dati finanziari consolidati del 2025 di SpaceX, che mostrano ricavi per circa 19 miliardi di dollari e una perdita netta di 4,9 miliardi di dollari, attribuibile in larga misura a xAI.
“Il vero asset è Starlink, che da sola vale circa 11,4 miliardi di dollari”, ha aggiunto Kolar.
Cosa potranno a questo punto fare le azioni? Un primo elemento da monitorare è il flottante.
Per Kolar, che vanta un’esperienza da analista finanziario senior di Alliance Partners, “la ridotta quantità di azioni disponibili sul mercato si tradurrà probabilmente in una certa volatilità in futuro. Di conseguenza, il prezzo sarà un elemento da monitorare nelle prossime settimane”.
A circa 100 volte il fatturato, la valutazione attuale di SpaceX presuppone inoltre risultati straordinari, incorporando praticamente “l’aspettativa di un decennio di esecuzione operativa impeccabile”.
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Il titolo SPCX riuscirà insomma a essere all’altezza delle aspettative?
Kolar ha presentato una forchetta piuttosto ampia all’interno della quale il titolo potrebbe, a suo avviso, precisando che la sua “stima del valore equo del titolo nei prossimi 1-2 anni è piuttosto ampia e dipende da diversi scenari”.
Quali? La risposta è stata la seguente:
“In uno scenario ribassista, stimerei una valutazione tra 600 e 800 miliardi di dollari, ovvero circa 60-80 dollari per azione. Con una performance nella norma, il valore si attesterebbe vicino al prezzo di collocamento, intorno a 125-135 dollari per azione, corrispondenti a una valutazione di 1,3-1,6 trilioni di dollari. In uno scenario rialzista, la valutazione potrebbe raggiungere o superare i 2,6 trilioni di dollari, con un prezzo superiore a 200 dollari per azione”.
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Ma quale potrebbe essere l’effetto sul comparto AI?
Sempre secondo Kolar, “l’IPO rappresenta un importante punto di riferimento per valutare il sentiment futuro nei confronti dell’intelligenza artificiale e della tecnologia”. Tuttavia, “gli investitori dovrebbero considerare i possibili ostacoli per Starlink, tra cui divieti imposti da singoli Paesi e la crescente concorrenza nel settore delle costellazioni satellitari in orbita bassa”.
Occhio inoltre a un livello cruciale: una discesa del titolo “sotto i 135 dollari quando aumenterà il flottante, potrebbe rappresentare un segnale di preoccupazione per i futuri investimenti nell’AI”.
Dall’altro lato, Michael Benoit, fondatore di ContractorBond.org e President of Pacific United Insurance Services, ha richiamato l’attenzione su un aspetto che, nella febbre dell’IPO, potrebbe essere passato inosservato. “L’unico rischio associato all’IPO di Space X è che non si tratta di tecnologia!”. Senza contare che “molti investitori retail non passeranno sopra al fatto che una parte significativa dei ricavi di SpaceX proverrà da contratti governativi, con termini e vincoli di bilancio”.
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Intervista al professore di finanza. “Per un investitore value SpaceX sopravvalutata in modo selvaggio”
Delle sfide che attendono il titolo ha parlato apertamente anche Robert R. Johnson, Professore di Finanza presso Heider College of Business dell’Università Creighton e co-fondatore e CEO della società newyorkese Economic Index Associates.
Johnson ha avvertito che le azioni SpaceX presentano “una natura troppo speculativa, per me, o per la maggior parte degli investitori value, per poter determinare un target price per i prossimi 12-24 mesi”, aggiungendo che “un tipico investitore value direbbe che il titolo è sopravvalutato in modo selvaggio”.
Secondo l’esperto, infatti, “gran parte della valutazione dell’azienda si basa sulla narrativa secondo cui Elon Musk è un genio e che alla fine la società avrà un successo incredibile”.
In altre parole, il titolo sembra “prezzare più la perfezione che offrire qualsiasi margine di sicurezza”.
Ciò detto, il fattore che potrebbe alimentare maggiormente l’interesse degli investitori sarebbe, secondo Johnson, che l’azienda venga inclusa in indici come lo S&P 500.
In quel caso “ci potrebbe essere una domanda per le azioni”. Per il momento, però, l’ingresso nell’indice benchmark di Wall Street non è possibile, poiché tra i requisiti richiesti figura la redditività, caratteristica che SpaceX non possiede ancora.
“Dobbiamo tornare al 1999 per rivedere valutazioni così alte in base allo Shiller CAPE ratio”
Tutto questo avviene inoltre in un contesto in cui, avverte Johnson, “i mercati appaiono molto a premio se si considerano i fondamentali”, tanto che “dobbiamo tornare al 1999 per trovare in momento in cui il mercato ha presentato valutazioni così alte, sulla base dello Shiller CAPE ratio ”.
Il richiamo arriva proprio dalla storia: “Dai dati del 1999-2000, quando il CAPE ratio era simile a quello di oggi e quando le azioni IPO hanno perso in media il 53,1% nel corso di tre anni. Gli investitori di lungo termine in queste IPO hanno perso più della metà dei loro soldi, dopo che quelle stesse IPO erano balzate il primo giorno del 64,6%”.
A beneficiarne sono stati soprattutto gli investitori di breve periodo, “che sono stati premiati acquistando queste azioni e poi vendendole immediatamente”.
Azioni SpaceX, la valutazione dipende davvero solo da Elon Musk? Il rischio maggiore
Quanto all’idea, più volte richiamata, che il successo dell’IPO di SpaceX rappresenti il termometro dell’entusiasmo per l’AI, Robert R. Johnson è stato netto: “Attenzione a non sbagliarvi: la valutazione di SpaceX dipende interamente da Elon Musk”.
A commentare le prospettive del titolo per Money.it è stato anche Matt Hasan, fondatore del movimento The AI Humanist Movement, economista ed ex manager di colossi del calibro Deloitte, Capgemini, IBM, AT&T, e Citigroup.
Hasan ha condiviso l’assunto secondo cui “l’attuale valutazione riflette senza dubbio elevate aspettative future” e che “gli investitori stanno scommettendo che SpaceX espanderà la propria influenza nei settori delle comunicazioni, della difesa, della logistica e dell’infrastruttura dati”.
L’esperto si è però mostrato meno scettico, sostenendo che “la valutazione riflette tanto il posizionamento strategico futuro quanto i fondamentali presenti ”.
Il rischio maggiore? “La concentrazione”, dal momento che “i mercati stanno assumendo che i leader tecnologici di oggi manterranno i loro vantaggi anche nel lungo periodo”, mentre “la storia suggerisce che la leadership tecnologica può essere potente, ma non è mai garantita”.
Nel frattempo, a Wall Street è arrivata anche una valutazione decisamente bearish, in contrasto con il clima bullish che aveva accompagnato l’IPO.
Il titolo ha ricevuto un rating “Sell” dagli analisti di CFRA, che venerdì hanno avviato la copertura con un target price pari a 115 dollari, valore che implica un ribasso di quasi il 29% rispetto alla chiusura di venerd’ scorso.
CFRA ha motivato la propria view citando la “strategia estremamente ambiziosa del gruppo, alle aspettative elevate per le valutazioni, e all’elevata intensità di capitale”. Nei tre mesi terminati a marzo, SpaceX ha sostenuto spese in conto capitale per 10,1 miliardi di dollari, contro i 4,1 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente.
La maggior parte di queste risorse è stata destinata agli investimenti nell’intelligenza artificiale. Detto questo, a Wall Street è stata annunciata anche la view più bullish, che ha dato ragione a chi scommette sull’inizio di una vera e propria era per la Borsa USA, incentrata su un club esclusivo, che manda in pensione gli ormai vecchi FAANG e le stesse Magnifiche 7. La parola d’ordine è diventata MANGOS?