Secondo la Consob, cala nel 2022 l’interesse degli italiani verso gli investimenti sostenibili, anche se in prospettiva la «finanza verde» mantiene la sua forza di attrazione, tanto che buona parte dei nostri connazionali è disposta a valutare nei prossimi due anni un riorientamento del proprio portafoglio titoli in favore dei prodotti sostenibili. Tra i fattori che più inducono alla prudenza c’è il rischio del greenwashing, fenomeno ormai al centro dell’attenzione dei regolatori internazionali.
Le conoscenze sulla finanza sostenibile sono scarsamente diffuse tra gli investitori italiani, come si evince dai riscontri raccolti con riguardo a quattro concetti di base. In particolare, la percentuale di risposte corrette, pari in media al 29%, oscilla tra il 19% rispetto alla nozione di rischio di greenwashing al 37% rispetto a quella di investimenti sostenibili (il dato si attesta al 25% per i fattori ESG e al 36% per i green bonds). Solo il 6% degli intervistati risponde correttamente a tutti e quattro i concetti indagati, mentre in media il 60% circa non sa o si rifiuta di rispondere. Le conoscenze di base relative alla finanza sostenibile si associano positivamente a conoscenze finanziarie ed esperienza di investimento mentre sembrerebbe non rilevare il ricorso alla consulenza.
La conoscenza percepita è coerente con il basso livello di conoscenze effettive. In particolare, la quota di investitori che afferma di aver sentito parlare e di aver compreso i concetti di base di finanza sostenibile oscilla tra valori di poco superiori al 10% per i fattori ESG e il rischio di greenwashing e valori pari a 22% e 26% rispettivamente per le obbligazioni verdi e gli investimenti sostenibili. Le conoscenze percepite ed effettive tendono a essere allineate per la maggior parte del campione, soprattutto con riferimento alle nozioni riferibili ai fattori ESG (per le quali vi è coerenza nel 75% dei casi) e al rischio di greenwashing (80% circa).
Il possesso di investimenti sostenibili sembra poco diffuso: ne riferisce, infatti, solo l’11% degli intervistati. In prospettiva, ossia nel giro di due anni, gli investitori propensi a cambiare le proprie scelte di asset allocation a favore di prodotti sostenibili rappresentano il 57% del campione (tra questi, il 24% in misura significativa). Tale dato sale al 74% tra coloro che si dichiarano interessati alla finanza sostenibile e al 93% tra coloro che già possiedono investimenti sostenibili. La mancanza di conoscenze è il principale deterrente a effettuare scelte di investimento sostenibili (28% delle segnalazioni), seguita dalla percezione di rischi elevati (19%), performance finanziarie basse (17%), mancanza di informazioni utili e chiare (16%), costi elevati (13%) e la paura di greenwashing.
L’interesse è più diffuso tra le donne, gli investitori più abbienti e quelli con conoscenze finanziarie e di base sulla finanza sostenibile più elevate, mentre diminuisce tra gli anziani.
Le analisi di correlazione confermano che le conoscenze sulla finanza sostenibile, l’interesse negli investimenti sostenibili e l’attitudine a dare priorità ai profili di impatto si associano positivamente a fattori quali istruzione, posizione finanziaria solida, tolleranza verso le perdite nel breve termine, fiducia nel sistema finanziario e conoscenze finanziarie, mentre l’associazione è negativa con tratti quali avversione al rischio e ansia finanziaria.