Chi inizia a lavorare oggi andrà in pensione ad (almeno) 70 anni

A causa dell’adeguamento dei requisiti per la pensione con le aspettative di vita, in futuro si rischia di lavorare fino ai 70 anni (o anche di più).

Chi inizia a lavorare oggi andrà in pensione ad (almeno) 70 anni

Vi diamo subito una bella notizia: in futuro si vivrà per più anni rispetto ad oggi. Molti studi infatti ci dicono che le speranze di vita tenderanno ad aumentare nei prossimi anni e l’incremento sarà più o meno costante nel tempo.

Tuttavia c’è anche una brutta notizia: bisognerà lavorare per più anni poiché l’età pensionabile verrà incrementata tenendo conto delle aspettative di vita.

Come noto, è la legge 122/2010 (riforma Sacconi) a stabilire che per sterilizzare gli effetti dell’allungamento della vita media della popolazione è necessario adeguare le suddette aspettative ai requisiti per la pensione. L’anno dopo la Legge Fornero ha aggiunto che l’adeguamento deve essere effettuato non con cadenza triennale (come deciso da Sacconi), bensì biennale.

Gli effetti di questa decisione li toccheremo con mano dal 1° gennaio 2019, data in cui l’età anagrafica per la pensione (ove richiesta) verrà aumentata di 3 mesi, mentre il requisito contributivo per la pensione anticipata (Quota 41 compresa) sarà incrementato di 5 mesi. L’età pensionabile quindi aumenterà fino a 67 anni (71 anni per la pensione di vecchiaia contributiva), o in alternativa bisognerà lavorare per 43 anni e 3 mesi (se uomini) o per 42 anni e 3 mesi (se donne).

Il problema è che non faremo neppure in tempo a metabolizzare questo cambiamento che subito l’età per la pensione verrà nuovamente incrementata: tra soli due anni, infatti, l’Istat potrebbe rilevare un nuovo innalzamento delle aspettative di vita e di conseguenza l’età pensionabile aumenterà ancora.

Le previsioni dell’Istat

Oggi in Italia la durata media della vita lavorativa è pari a 31,3 anni. Infatti, nonostante l’Italia abbia l’età di accesso alla pensione più alta d’Europa dispone anche di strumenti che permettono di anticipare l’uscita dal lavoro; per questo motivo l’età media effettiva in cui gli italiani vanno in pensione è pari a 62 anni.

Tuttavia, un giovane chi inizia a lavorare oggi dovrà farlo per molti più anni, specialmente se il meccanismo dell’adeguamento con le aspettative di vita rimarrà inalterato e se le previsioni dell’Istat si riveleranno corrette.

Nel dettaglio, l’Istituto di Statistica ha previsto che - complici i progressi nell’ambito della medicina e farmaceutico - le aspettative di vita ogni biennio aumenteranno dai due ai tre mesi.

In pensione dopo i 70 anni

Quindi se le previsioni dell’Istat si riveleranno corrette, in futuro si vivrà per più anni, ma questi dovranno essere spesi lavorando. Prendiamo come esempio un giovane nato nel 1998, che in questi mesi ha compiuto 20 anni e quindi si trova nell’età lavorativa.

Questo per andare in pensione dovrebbe attendere fino ai 71 anni e 3 mesi (come dimostra la nostra infografica dove sono indicati tutti i prossimi adeguamenti con le aspettative di vita) e quindi dovrà aspettare il 2069 per smettere di lavorare.

Ma attenzione, perché neppure il compimento dei 71 anni e 3 mesi potrebbe bastare per andare in pensione. Questa, infatti, è l’età per la pensione di vecchiaia ordinaria, alla quale possono accedere coloro che hanno contributi versati antecedenti alla data del 1° gennaio 1996 (giorno in cui è entrato in vigore il metodo contributivo per il calcolo dell’assegno).

Vi possono accedere anche coloro che hanno cominciato a lavorare dopo questa data, ma solo se l’importo della pensione è superiore di 1,5 volte a quello dell’assegno sociale (oggi pari a 453€). Il problema è che viste le difficoltà nel trovare un lavoro stabile unite al fatto che il sistema contributivo è economicamente penalizzante per il lavoratore, non è da escludere che la pensione sia inferiore al suddetto importo. In tal caso il lavoratore potrebbe ricorrere alla pensione di vecchiaia contributiva, per la quale però l’età richiesta è molto più alta: 70 anni e 7 mesi nel 2018, 71 nel 2019 e circa 75 anni e 3 mesi nel 2069.

Chi inizia a lavorare oggi quindi rischia concretamente di andare in pensione ad un’età superiore ai 70 anni, lavorando per quasi 50 anni. Bisogna ricordare, infatti, che anche il requisito contributivo per la pensione anticipata verrà incrementato negli anni e di conseguenza in futuro non saranno più sufficienti 43 anni (e 3 mesi) di lavoro per smettere di lavorare prima del previsto.

Naturalmente quanto appena detto vale in caso di normativa invariata: da qui ai prossimi 50 anni, infatti, potrebbero essere approvate delle nuove riforme del sistema previdenziale italiano che modificheranno quanto stabilito dalla riforma Sacconi e dalla Legge Fornero, rivedendo il meccanismo delle aspettative di vita in modo da non penalizzare troppo i giovani d’oggi.

Lo stesso Governo in carica ha promesso che metterà mano a questo sistema, anche se concretamente ancora non sono stati mossi dei passi in questa direzione.

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