Limite di 10.000 euro per i bonifici, poi scatta la segnalazione al Fisco

Patrizia Del Pidio

5 Luglio 2026 - 15:41

L’Agenzia delle Entrate controlla i bonifici sul conto: scopri quali sono quelli considerati «a rischio», come funziona la presunzione di reddito e il limite dei 10.000 euro.

Quotidianamente in Italia vengono disposti milioni di bonifici, si tratta di un gesto rapido e sicuro che ha rivoluzionato il modo di trasferire il denaro. Per il cittadino la tracciabilità di questo metodo di pagamento è diventata indispensabile per avere diritto alle detrazioni fiscali, ma allo stesso tempo il bonifico è una potente arma nelle mani del Fisco che consente di monitorare i trasferimenti di denaro.

Per contrastare l’evasione fiscale, infatti, sia l’Agenzia delle Entrate, sia la Guardia di Finanza, ormai analizzano ogni movimento di soldi. Se è vero che ogni operazione lascia una traccia, quali sono le movimentazioni che suscitano il maggior interesse del Fisco? Quando un semplice bonifico bancario potrebbe trasformarsi in un controllo fiscale per il contribuente?

I controlli dell’Agenzia delle Entrate

Prima di andare avanti nel vedere il caso specifico dei bonifici, è bene rammentare che l’Agenzia delle Entrate ha il potere di controllare tutte le operazioni bancarie effettuate sul conto corrente da un contribuente, senza che ci sia l’indizio di evasione fiscale. Si tratta di uno strumento ordinario di controllo che non dipende neanche dal fatto che il contribuente abbia presentato o meno la dichiarazione dei redditi annuale.

Oltre ai bonifici l’Agenzia delle Entrate può controllare prelievi, versamenti, estratti conto, titoli azionari che la banca gestisce per il cliente e le cassette di sicurezza.

Controlli sui bonifici del Fisco

Per quel che riguarda i bonifici, in presenza di operazioni finanziarie di importo superiore a 10.000 euro la banca è tenuta a segnalare l’operazione all’Uif; per operazioni in contante, invece, la legge italiana fissa il limite a 5.000 euro per i trasferimenti a terzi. In questo caso non si tratta di un controllo fiscale automatico, ma di una segnalazione sospetta che può innescare un’indagine, anche in ambito tributario.

In linea generale i controlli sui bonifici sono effettuati solo su quelli ricevuti. Per privati cittadini solo il denaro depositato sul conto corrente può essere oggetto di verifica fiscale, mentre non sono previsti controlli per i bonifici in uscita. Per gli imprenditori, invece, sono previsti controlli anche per i bonifici in uscita e per i prelievi effettuati sul conto.

Di fatto, quindi, per la maggior parte dei contribuenti sono i bonifici in entrata a essere esposti a controlli fiscali. Il Fisco, infatti, ha il potere di presumere che qualsiasi somma depositata sul conto corrente sia reddito. Se di questo reddito, poi, non vi è traccia nelle dichiarazioni dei redditi presentate, la presunzione è che si tratti di somme non dichiarate.

Limite dei 10.000 euro per i bonifici, perché la banca invia la segnalazione

Per evitare fraintendimenti è necessario fare una premessa: superare il limite dei 10.000 euro con i bonifici non comporta un controllo fiscale o un accertamento. Si tratta, invece, di una misura di sicurezza richiesta dalla lotta alla criminalità e all’evasione fiscale per la quale viene chiesto l’ausilio delle banche.

L’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia, un organismo autonomo istituito presso la Banca d’Italia, ha il compito di analizzare i flussi di denaro per prevenirne il riciclaggio e il finanziamento al terrorismo.

La normativa antiriciclaggio prevede che le banche, gli uffici postali e gli intermediari finanziari siano obbligati a comunicare all’UIF i trasferimenti di denaro superiori a 10.000 euro (eseguiti in un’unica soluzione o in più operazioni frazionate). Questa si chiama “comunicazione oggettiva”, ovvero la banca invia i dati delle movimentazioni che superano questa soglia a prescindere dal fatto che il cliente sia una persona onesta o un sospetto evasore fiscale.

Quando la banca segnala i dati all’UIF vengono utilizzati algoritmi e intelligenza artificiale per ricercare anomalie (ad esempio un conto corrente che solitamente è vuoto e inizia a ricevere continui bonifici senza un apparente motivo). Se l’UIF nota un’operazione sospetta, la segnala alla Guardia di Finanza e i dati vengono condivisi anche con l’Agenzia delle Entrate. Se la movimentazione di denaro non trova giustificazione nella dichiarazione dei redditi scatta l’accertamento fiscale.

Se si fa un bonifico di importo superiore a questo limite, quindi, non si deve temere un blocco del conto o un accertamento fiscale. Non si tratta di operazioni vietate dalla legge, ma di un semplice obbligo che la banca è tenuta ad adempiere. Il rischio di un controllo fiscale scatta soltanto se la cifra non è giustificabile.

Quali bonifici sono “pericolosi”?

Qualsiasi bonifico si riceve sul conto corrente potrebbe essere oggetto di un accertamento fiscale: l’Agenzia delle Entrate potrebbe chiedere di pagare le tasse su qualsiasi somma si riceve sul conto corrente che non sia corredata di una documentazione giustificativa. Da ricordare che con la presunzione bancaria l’onere della prova ricade sempre sul contribuente.

Facciamo qualche esempio di bonifici in entrata che non fanno correre rischi:

  • il bonifico dello stipendio, è giustificato dalla busta paga e regolarmente inserito nella dichiarazione dei redditi;
  • il bonifico del canone di locazione dell’immobile affittato: anche in questo caso si tratta di somme regolarmente dichiarate e su cui si pagano le imposte;
  • il pagamento di una fattura emessa, si tratta di importi che verranno inseriti nella dichiarazione annuale;
  • i bonifici che si ricevono dai parenti: in questo caso la presunzione bancaria che si tratti di reddito non dichiarato è superata dal fatto che gli importi che provengono dai parenti siano motivati dall’affetto e dall’aiuto materiale.

Quali sono i bonifici a rischio sui quali si rischia di dover pagare le tasse anche se non sono redditi imponibili? Qualsiasi importo entri sul conto corrente che non abbia una giustificazione documentale è a rischio, anche se si tratta di piccoli importi:

  • sono a rischio i bonifici di un amico che ti presta dei soldi se non c’è un documento con data certa che documenti il prestito (è sufficiente anche una scrittura privata, purché abbia data certa);
  • allo stesso modo espongono a rischio i bonifici con cui un amico ti restituisce un prestito non documentato.

Per qualsiasi bonifico in entrata (esclusi quelli elencati sopra, per i quali non si corrono rischi fiscali) è necessario essere in grado di fornire la giusta prova documentale con data certa che permetta di superare la presunzione bancaria.