Ingresso Cdp in Autostrade è meglio della nazionalizzazione?

L’ipotesi di una partecipazione della Cassa in Aspi piace all’ad Castellucci e secondo alcuni osservatori finanziari sarebbe meglio di una nazionalizzazione.

Ingresso Cdp in Autostrade è meglio della nazionalizzazione?

Chi ricostruirà il Ponte Morandi di Genova? Quale futuro attende Autostrade per l’Italia e la sua controllante Atlantia? In che modo sarà coinvolta Cassa depositi e prestiti nell’operazione?

Sono domande che rimbalzano da giorni sui giornali e nei dibattiti politici, ma che ancora non hanno trovato risposte certe.

Dopo l’invio della lettera da parte dell’esecutivo guidato da Giuseppe Conte ad Autostrade, che ha avviato di fatto la procedura per la caducazione della concessione, si attendono ulteriori sviluppi, a cominciare dalla risposta che la società che gestisce gran parte delle rete autostradale italiana farà pervenire al governo entro il prossimo 1 settembre.

Intanto, si fa sempre più largo l’ipotesi non solo di un coinvolgimento di Cdp nei lavori di ricostruzione dell’opera crollata il 14 agosto scorso, ma di un ingresso della Cassa nel capitale di Autostrade per l’Italia. Eventualità che, come riporta marketinsight.it, sarebbe più conveniente rispetto alla nazionalizzazione.

Nel frattempo, stamani il titolo di Atlantia soffre nuovamente a Piazza Affari: le azioni al momento della scrittura stanno perdendo lo 0,74% scambiate a 18,04 euro.

Cdp nel capitale di Aspi? Castellucci dice sì

Per ora è solo un’ipotesi, ma l’idea che Cdp entri nel capitale di Aspi viene presa in seria considerazione dagli osservatori finanziari.

Se da una parte, il Ministero dell’Economia non ha confermato che esista un piano in questa direzione, dall’altra l’amministratore delegato del gruppo, Giovanni Castellucci, in una intervista a Repubblica, non sembra essere contrario all’eventualità di un ingresso della Cassa nel capitale di Autostrada, ma dice no a ogni piano di nazionalizzazione.

Una partecipazione di Cdp in Aspi, secondo alcuni esperti, avrebbe ripercussioni postive sia dal punto di vista politico – mettendo d’accordo Lega e 5 Stelle - che squisitamente finanziario.

Le partecipazioni azionarie di Cdp

Per Cassa depositi e prestiti, la partecipazione in Aspi rappresenterebbe la prosecuzione di un piano di investimenti in linea con la sua tradizionale vocazione, che la vede già detenere importanti quote di capitale in altre società quotate a Piazza Affari: da Eni a Fincantieri, passando per Poste Italiane e Telecom.

Aspi, dunque, completerebbe il portafoglio di partecipazioni azionarie di Cdp, che garantirebbe la sua presenza anche nel settore delle rete infrastrutturale autostradale oltre a quelle energetica e di telecomunicazioni.

Inoltre, l’operazione non dispiacerebbe alle 61 fondazioni di origine bancaria che detengono una quota pari al 15,93% del capitale della Cassa e potrebbe essere salutata favorevolmente anche dagli investitori internazionali.

Da parte sua, Cdp già garantisce una certa stabilità nelle remunerazione agli azionisti e una elevata qualità degli investimenti: il profilo di rischio del suo portafoglio azionario in Borsa – che ha un controvalore complessivo di circa 25 miliardi e mezzo - è piuttosto basso.

Meglio della nazionalizzazione

L’ingresso di Cdp nel capitale di Aspi - fa notare ancora marketinsiht.it - significherebbe, inoltre, evitare lunghi contenziosi legali relativi alla revoca delle concessioni, mettendo fine a ogni ipotesi di nazionalizzazione.

La partecipazione della Cassa in Autostrade, secondo alcune stime, potrebbe raggiungere una quota di oltre il 15%, che farebbe del gruppo guidato da Fabrizio Palermo il secondo azionista della società dopo Atlantia, che così passerebbe dall’88,06% al 74,6%.

Come avverrebbe la transazione? Cominciando magari con l’utilizzare i crediti vantati da Cdp nei confronti di Aspi, che ammontano a 1,7 miliardi di euro: il debito di Autostrade, stabilito il compromesso su risarcimenti, rimborsi e ricostruzione, potrebbe essere trasformato in equity.

L’operazione, secondo molti, piacerebbe ai mercati e sarebbe proficua anche per gli investitori italiani ed esteri che avevano puntato su Atlantia e che potrebbero così veder ridotte eventuali perdite: la credibilità del gruppo e quella del sistema Paese sarebbero salvaguardate.

I prossimi passi

Intanto, però, a Roma si studiano e si annunciano le nuove mosse del governo, in attesa di ricevere la risposta di Aspi alla lettera di contestazioni dopo la tragedia di Genova.

La vicenda sarà sul tavolo del Consiglio di Amministrazione di Autostrade e di quello di Atlantia il prossimo il 31 agosto, mentre l’esecutivo guidato da Conte si dice pronto a procedere legalmente anche contro i ministri dei precedenti governi per rifarsi di eventuali danni ai conti pubblici derivati dalle concessioni rilasciate.

Sulla ricostruzione del Ponte crollato, al momento sembra sempre più rafforzarsi l’ipotesi di un coinvolgimento di Cdp ma attraverso la controllata Fincantieri escludendo Aspi dai lavori.

Sulla politica della gestione delle rete autostradale, infine, il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, sembra avere le idee chiare: la nazionalizzazione è un “percorso dovuto e doveroso oggi per le vittime di questa immane tragedia ma anche per tutti gli italiani che i soldi li hanno messi”.

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Argomenti:

Italia Atlantia CDP

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