Sapete qual è l’indice che più mi ha sorpreso in quest’ultimo periodo? Il VIX (indice di volatilità anche noto con il termine indice della paura) crollato sotto 14 e ai minimi dal 14 febbraio 2020, quando si era a pochissimi giorni dall’esplosione dell’emergenza COVID. Il calo è stato del 24% in appena 6 sedute. Certo per trarre conclusioni meglio attendere la pubblicazione del CPI USA di maggio e la riunione del FOMC la prossima settimana, ma i valori attuali della volatilità sui mercati sono molto interessanti ed in qualche modo inattesi. E possono darci anche qualche indicazione. Chi mi legge con frequenza, infatti, ricorderà che ho indicato alcuni valori del VIX e dello S&P 500 intorno ai quali sarebbe stato possibile – per chi ha vissuto il 2022 con particolare preoccupazione – valutare di ridurre il rischio nei portafogli. VIX stabilmente sotto 18 -20 e S&P tra 4200 e 4300.
Ciò non significa semplicemente vendere Equity, ma piuttosto diminuire l’esposizione verso quei settori particolarmente sensibili all’aumento dei Tassi e ad un’inflazione che, sebbene vista in calo, dovrebbe restare su livelli elevati, probabilmente più a lungo di quanto le analisi ci indicano.
Ecco che quei valori, che avevo indicato come possibili finestre per riconsiderare se il rischio assunto è adeguato alla nostra emotività, sono stati raggiunti ed ora si può intervenire eventualmente anche per ribilanciare i portafogli senza particolari problemi, o semplicemente parlarne con maggiore tranquillità e più consapevolezza. L’obiettivo? Avere un portafoglio più adatto alle proprie paure ed al proprio personale livello di “dolore”, e non certo in un’ottica puramente finanziaria.
Se invece, come nella maggior parte dei casi, avendo ferrea memoria delle ampie premesse fatte prima di iniziare ogni rapporto professionale, sul concetto di rischio di mercato e definizione di orizzonte temporale, con aggiunta magari di una conoscenza personale di lunga durata, e che ci ha visto affrontare quindi ben altre tempeste ma sempre con il corretto distacco e la giusta consapevolezza, ed è quindi ben consapevole che i mercati possono avere momenti a dir poco complicati ma che, con un portafoglio ben diversificato costruito con strumenti di assoluta qualità ogni perdita non è che una momentanea variazione negativa, si possono mantenere tranquillamente mantenere le posizioni e magari incrementarle.
Ecco ciò che mi ha sorpreso, il VIX:
Indice VIX
Il Vix (indice di volatilità anche noto con il termine indice della paura) è crollato sotto 14 e ai minimi dal 14 febbraio 2020.
Andando sul grafico indietro di un anno, notiamo come nei momenti di maggior tensione e dei rialzi dei tassi d’interesse più repentini, Il VIX ha segnato delle impennate quasi immediate, e ciò ha portato le quotazioni dei titoli Growth e tecnologici e perdite di valore molto forti, così come i fondi sui quali sono investiti. Ad inizio 2022 infatti abbiamo assistito ad una rotazione settoriale verso il Value ed aziende quindi più tradizionali, con alti dividendi e più legate all’economia reale. Esattamente il contrario di quanto sta avvenendo ora da inizio 2023, con il Teck già oltre il 26%.
Ovvio quindi trovare qualche esperto che scrive oggi che tale settore sarebbe sopravalutato ma attenzione, perché sono gli stessi che raccomandavano di vendere. Ed ex post sappiamo che il consiglio sarebbe stato sbagliato. Perché sapete, non esiste un settore o un titolo buono o cattivo, ma adatto o non adatto a chi lo compra in funzione del budget di rischio implicito.
Cosa sarebbe comunque accaduto se avessimo venduto? Davvero qualcuno pensa che sarebbe stato capace di riposizionare i propri soldi su quei titoli che da inizio anno stanno brillando ma che avevano perso il 35%? Quegli stessi Fondi che ci avevano generato tanto dolore? Quando si interviene sui portafogli – tra le altre cose quali ad esempio i costi fiscali - bisogna sempre considerare quelli che saranno i nostri comportamenti futuri, che non sono dettati dalla razionalità ma dalle nostre esperienze più recenti. Esattamente il contrario di quanto avviene nel Calcolo delle Probabilità Condizionate, dove un evento recente ha un peso diverso rispetto ad un evento remoto: quante probabilità c’erano ad inizio anno di una replica del 2022 anche nel 2023? Da qui, da queste semplici considerazioni nascono i miei inviti ad esercitare la pazienza: non è solo un consiglio di natura psicologica, un tentativo di tranquillizzare, perché banalmente il tempo sistema tutto, ma una considerazione che ha dietro delle basi statistiche.
Che poi il tempo sistema tutto è vero, ma semplicemente perché il mondo – nonostante le nostre paure e tutto ciò che accade - continuerà a crescere, a consumare, a produrre. C’è e ci sarà sempre un motivo per non investire, per rimandare, per aspettare. Ed ognuno di questi motivi è sbagliato, perché essere agganciati alla crescita ed investire in quell’azienda che io chiamo “Il Mondo S.p.A.” resta sempre l’opzione migliore, probabilmente anche l’unica.
C’è un’altra notizia, ma questa non è necessariamente da considerarsi negativa per i mercati, essendo ciò che le Banche Centrali hanno cercato di ottenere come arma contro l’inflazione: il GDP Eurozone del primo trimestre è, anche se di un modesto -0,1%, negativo, e pertanto siamo in una recessione tecnica. La notizia già ormai “vecchia” è che ciò è dovuto principalmente al GDP tedesco, che ha avuto la maggiore contrazione dello -0,3%, ma questi sono i dati ufficiali. Possiamo dirlo, magari a bassa voce? L’Italia è messa meglio degli altri Paesi della stessa Area.
Un’ultima notizia “negativa”, ma che ha aiutato gli indici azionari a salire, è l’aumento dei sussidi di disoccupazione in USA, essendo questo considerato un dato disinflattivo.
È vero, in Europa siamo in recessione tecnica mentre in USA la crescita, se pur in contrazione, resta più solida e positiva. Ma se guardiamo gli indici azionari europei da inizio anno, ed anche l’andamento dei tassi e la politica monetaria della BCE, si potrebbe notare un’incongruenza con la bassa crescita e la recessione tecnica in corso. Quindi, se è vero che come sempre non possiamo abbassare la guardia – il grafico del VIX sappiamo può cambiare rapidamente - qualora lo avessimo dimenticato, in Europa ed in particolare in Italia abbiamo fior di Imprenditori che continuano a produrre utili in crescita e, pur tra mille difficoltà dovute soprattutto all’aumento dei costi di produzione, sostengono la nostra economia.
Qualcuno ha ancora dubbi su dove investire?