Incidente ferroviario Brandizzo: quali sono i dati dei morti sul lavoro in Italia

Enrica Perucchietti

1 Settembre 2023 - 10:00

Nel primo quadrimestre del 2023 - secondo quanto reso noto dall’Inail - 264 lavoratori hanno perso la vita. Una media 2,2 morti al giorno, che fotografa una strage continua.

Incidente ferroviario Brandizzo: quali sono i dati dei morti sul lavoro in Italia

Kevin Laganà, Michael Zanera, Giuseppe Sorvillo, Giuseppe Aversa, Giuseppe Saverio Lombardo.

Sono questi i nomi degli operai travolti e uccisi da un treno in corsa nell’incidente ferroviario di Brandizzo, avvenuto mercoledì sera poco prima di mezzanotte, mentre lavoravano sulla linea Milano-Torino.

Kevin Laganà, il più giovane, aveva solo 22 anni, era originario di Messina ma viveva a Vercelli.

5 vite spezzate, in maniera inspiegabile, che si aggiungono a una Spoon River che non conosce fine.

Mentre è ancora in corso il sopralluogo degli inquirenti per accertare la dinamica dell’accaduto ci si interroga sulle modalità, le cause e se tutte le procedure di sicurezza siano state rispettate.

Le parole immediatamente pronunciate dal presidente della repubblica Sergio Mattarella sulla strage di Brandizzo hanno riportato in primo piano un problema che si ripropone con cadenza quotidiana e a cui purtroppo si fa l’abitudine. “Tutti quanti, abbiamo pensato come morire sul lavoro sia un oltraggio ai valori della convivenza”, ha sottolineato Mattarella.

Ci si straccia le vesti quando i media trattano l’ennesimo fatto di cronaca, poi con una scrollata di spalle, ci si dimentica di quanto appena accaduto.

Intanto le vite spezzate aumentano.

Con il numero dei morti che si aggiorna continuamente nella «macabra contabilità ufficiale delle vittime del lavoro», come sottolinea Fabio Insenga su Adnkronos.

I numeri sulla sicurezza che emergono dalle statistiche dell’Inail del 2023 sono impietosi.

Una media di due morti al giorno.

Nel primo quadrimestre del 2023 - secondo quanto reso noto dall’Inail - 264 lavoratori hanno perso la vita. Fatta una fredda media matematica si tratta di 2,2 morti al giorno, domeniche e festività comprese.

Nello specifico 207 sono morti direttamente sul luogo di lavoro, 57 «in itinere» vale a dire mentre si recavano in fabbrica, in cantiere, in azienda. Rispetto allo stesso periodo del 2022 ci sono tre «croci» in più.

L’Osservatorio indipendente di Bologna, che censisce tutti gli infortuni mortali (e non solo quelli dei lavoratori assicurati con l’Inail, ma compresi quelli «in nero») ne ha contati invece 610 dal primo gennaio al 28 agosto. Si tratta di una statistica spaventosa, benché non ufficiale.

La fascia di età maggiormente esposta al rischio è quella dei lavoratori giovani, tra i 15 e i 24 anni di età.

Le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all’Istituto nei primi sei mesi di quest’anno sono state 450, 13 in meno rispetto alle 463 registrate nel periodo gennaio-giugno 2022, 88 in meno rispetto al 2021, 120 in meno rispetto al 2020 e 32 in meno rispetto al 2019.

A livello nazionale i dati rilevati al 30 giugno di ciascun anno evidenziano per il primo semestre 2023 rispetto al pari periodo 2022, pur nella provvisorietà dei numeri, un decremento solo dei casi mortali in itinere, scesi da 121 a 104, mentre quelli avvenuti in occasione di lavoro passano da 342 a 346. I

l calo ha riguardato l’Agricoltura (che scende da 57 a 47 casi) e il Conto Stato (da 18 a 15), mentre nell’Industria e servizi i decessi sono stati 388 in entrambi i periodi.

Al 30 giugno di quest’anno risultano sei denunce di incidenti plurimi per un totale di 12 decessi, sei dei quali stradali. Nei primi sei mesi del 2022 gli incidenti plurimi erano stati otto per un totale di 18 decessi, tutti stradali.

Un oltraggio a una società che si dice civile e continua a chiudere gli occhi davanti a una strage continua.