In arrivo una maxi-ondata di cartelle esattoriali nel 2026: chi rischia di riceverle, cosa si rischia tra pignoramenti e fermi, e come difendersi dagli errori.
In arrivo fino a 31 milioni di atti, tra cartelle esattoriali e intimazioni di pagamento dall’Agenzia delle Entrate. Non si tratta di una decisione improvvisa, ma di obiettivi che l’Agenzia delle Entrate Riscossione ha fissato con il Ministero dell’Economia e delle Finanze per incassare almeno 14,3 miliardi di euro.
Questa enorme operazione di contrasto all’evasione fiscale colpirà le famiglie, i professionisti e i piccoli commercianti con pendenze aperte.
Chi rischia di ricevere questi atti e in quali casi saranno attivati pignoramenti e fermi amministrativi?
31 milioni di cartelle esattoriali, ecco il piano
Le cifre complessive mostrano che almeno 19 milioni di persone hanno pendenze con il Fisco per un debito medio che si aggira attorno ai 5.800 euro. Proprio per riscuotere questi crediti l’Agenzia delle Entrate si sta preparando a inviare:
- tra 16 e 20 milioni di cartelle esattoriali per vecchie tasse non pagate come l’IRPEF o l’Imu), contributi previdenziali Inps o multe stradali;
- tra gli 8 e gli 11 milioni di intimazioni di pagamento e solleciti per invitare i contribuenti con debiti più esigui (sotto i 1.000 euro) a pagare o per interrompere i termini di prescrizione.
I crediti inesigibili quanti sono?
Il paradosso dei crediti da riscuotere è che circa un terzo delle cartelle è composto da crediti che sono stati definiti come difficilmente esigibili. Si tratta di quei crediti che appartengono a società fallite, nullatenenti o contribuenti deceduti e che quindi non possono più essere riscossi. Lo Stato, quindi, impiega soldi ed energie per rincorrere debiti che, molto probabilmente, non saranno mai pagati.
Per tutti gli altri debiti, quelli che possono essere riscossi, i ritmi della macchina della riscossione saranno altissimi con l’obiettivo di notificare il 53% delle cartelle entro tre mesi dal momento in cui l’ente affida il ruolo alla riscossione.
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Per i cittadini la nota dolente è rappresentata dalle cartelle esattoriali non pagate. Se non si pagano le pendenze con il Fisco o non si rateizza il debito, l’obiettivo dell’Agenzia delle Entrate è quello di attivare milioni di procedure di recupero coattivo. L’obiettivo è quello di recuperare almeno il 68% del valore delle cartelle esattoriali e degli avvisi affidati dagli enti creditori nel corso del 2025, entro il 2026
Nel 53% dei casi le azioni del Fisco si baseranno su misure cautelari:
- fermo amministrativo che scatta anche in presenza di piccoli debiti e impedisce al cittadino di utilizzare il proprio mezzo di trasporto fino a quando il debito non viene pagato;
- l’ipoteca sulla casa che si attiva solo se il debito complessivo supera i 20mila euro.
Nel 47% restante dei casi per il recupero delle somme ci si affiderà a misure esecutive come il pignoramento di stipendi, pensioni e conti correnti. Oggi il pignoramento da parte dell’Agenzia delle Entrate segue regole che permettono di agire in modo molto rapido.
Come difendersi da una cartella esattoriale?
Quando si riceve una cartella esattoriale la prima reazione è quella di panico. Ma proprio per la velocità con cui viaggia, oggi, la macchina della riscossione, il consiglio è quello di controllare innanzitutto se la richiesta avanzata dal Fisco è legittima.
Controllare se il debito è prescritto è sempre la prima cosa da fare: in molti casi la richiesta di pagamento, infatti, arriva dopo i tempi massimi previsti dalla legge.
Altri difetti che possono essere controllati sono quelli di notifica come indirizzo sbagliato, scambio di persona, errori di calcolo o interessi e sanzioni troppo alti. In questi casi è possibile chiedere l’annullamento della cartella facendo un ricorso in autotutela (direttamente all’ente) o con un ricorso davanti al giudice.