Il vero motivo per cui il Bitcoin può crollare del 20%. Di nuovo

Claudia Cervi

29 Ottobre 2025 - 16:23

Bitcoin può crollare come nel 2020. Cosa sta succedendo (e cosa può succedere adesso).

Il vero motivo per cui il Bitcoin può crollare del 20%. Di nuovo

In ottobre, Bitcoin è passato dai nuovi record a 126.000 dollari a 105.000. Un crash improvviso, violento, che ha risvegliato i fantasmi del 2020 e che ha bruciato 20 miliardi di dollari sul mercato delle criptovalute.

Da tempo, però, il mercato attendeva prese di profitto e prezzava un rischio crescente. Il risultato è stato un’ondata di liquidazioni automatiche da miliardi di dollari, un effetto domino che ha travolto tutto, dal Bitcoin alle altcoin più speculative (che hanno perso anche oltre il 40%). Il timido rimbalzo realizzato da metà mese non riesce ancora a cancellare i timori di nuovi cali e l’impressione è che la frattura sia più profonda di quanto sembri, con i prezzi che non riescono a recuperare stabilmente i 115.000 dollari.

Ecco il vero motivo per cui Bitcoin sta crollando (di nuovo).

Grafico Bitcoin Grafico Bitcoin Fonte Tradingview

Cosa sta succedendo adesso

Dietro il crollo non c’è solo l’effetto Trump, che continua a dettare i ritmi (e la volatilità del mercato). Negli ultimi trenta giorni, i dazi tra Stati Uniti e Cina non sono cambiati in modo definitivo, ma si è raggiunto un quadro d’intesa che ha evitato l’aumento al 100% delle tariffe americane sui prodotti cinesi, originariamente minacciato per novembre 2025.

Per i mercati, la notizia ha avuto un effetto duplice. Da un lato ha attenuato il rischio geopolitico, sostenendo temporaneamente l’appetito per il rischio. Dall’altro ha favorito una rotazione di liquidità verso l’azionario USA, già in corsa su nuovi massimi storici, drenando risorse da asset alternativi come Bitcoin. È anche per questo che, nonostante il quadro macro resti positivo, Bitcoin ha subito nuove pressioni ribassiste sul breve periodo.

Occorre poi ricordare che da settimane gli analisti segnalavano un eccesso di leva finanziaria, con posizioni speculative sempre più aggressive su Bitcoin e sulle principali altcoin. In situazioni come questa, basta una scintilla per far scattare le liquidazioni automatiche.

Un primo allarme è scattato a metà ottobre, quando piattaforme come Binance e OKX hanno registrato miliardi di dollari in posizioni chiuse automaticamente. Chi aveva puntato con leva su rialzo si è ritrovato fuori dal mercato. Ethereum è sceso dell’11%, Solana e Dogecoin hanno perso oltre il 25%, mentre i token più piccoli hanno toccato ribassi del 40%. Una dinamica che ricorda il panico del marzo 2020, ma con una differenza sostanziale: stavolta non c’è un evento straordinario, bensì un insieme di segnali che rimettono in discussione la narrativa del “nuovo ciclo rialzista”.

Cosa aspettarsi adesso

Vendite su Bitcoin Vendite su Bitcoin Fonte Tradingview

Il rimbalzo timido dai 105.000 dollari non basta a parlare di ripresa. I volumi restano deboli e la volatilità elevata, segno che la paura non è ancora evaporata. Bitcoin rimane sopra i 108.000 dollari, ma la soglia psicologica dei 120.000 sembra lontana. Molti trader preferiscono restare alla finestra, mentre gli investitori istituzionali attendono segnali più chiari dalla Fed e dal fronte geopolitico. Se le tensioni commerciali dovessero persistere, è probabile che i mercati continuino a muoversi a scatti, alternando rimbalzi e scivolate improvvise.

Questo non significa che la fase rialzista sia finita, ma che il mercato sta cambiando pelle. Dopo mesi di entusiasmo, le crypto tornano a fare i conti con la realtà. Sono ancora asset speculativi, sensibili agli umori globali e ai flussi di capitale. La violazione definitiva di area 108.000 potrebbe aprire spazi di discesa verso i supporti a 93.000 almeno, con un ribasso di circa il 20%.

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