Il vero deficit pubblico è l’inefficienza della PA

Guido Salerno Aletta

3 Agosto 2024 - 07:18

E’ inutile cercare di risolvere i singoli problemi che si presentano quotidianamente aggiungendo ogni volta nuovi commi ed altri articoli che modificano ed integrano la normativa precedente.

Il vero deficit pubblico è l’inefficienza della PA

Dobbiamo farcene una ragione: è tutta roba inutile, sono montagne di dati e di elaborazioni statistiche che già il giorno dopo la loro pubblicazione non sono buone neppure per alimentare il falò del caminetto delle polemiche.

Ed è davvero barocco e poco credibile un processo di costruzione delle decisioni di finanza pubblica basato sul Def che si presenta a marzo dell’anno prima, salvo ad essere aggiornato a metà settembre: serve solo alla Commissione europea, per armare il suo lungo braccio preventivo di esame dei documenti di finanza pubblica con cui si aprono le procedure di infrazione per deficit e debito eccessivo. Una litanìa che si rinnova con un “va e vieni” di bozze di documenti che si intensifica fino alla predisposizione della legge di bilancio per il nuovo anno, con il Parlamento chiamato a ratificare ciò che è stato già deciso nella triangolazione tra Palazzo Chigi, via XX settembre e la Commissione di Bruxelles.

Per il 2024, con la procedura di infrazione già aperta, da una parte c’è chi paventa la necessità di una manovra fiscale per ridurre il deficit, dall’altra c’è chi spera che il tesoretto delle maggiori entrate fiscali, con 10 miliardi di euro già incassati in più rispetto alle previsioni, possa arrivare a tre volte tanto se vanno in porto le adesioni al Concordato preventivo fiscale per le partite IVA che permette, per un biennio, di pagare le tasse non in base agli effettivi guadagni bensì sulla base di quanto preventivato dall’Agenzia delle Entrate, favorendo così l’adempimento spontaneo degli obblighi dichiarativi.
Insieme al lievitare spontaneo delle entrate indirette per via dell’aumento dei prezzi, è già da un anno che l’accelerazione delle procedure di riscossione sta aiutando il governo a non premere sull’acceleratore delle imposte.

Sul versante della spesa, c’è invece da ripensare alla complessa partita del PNRR: si tratta di un impegno finanziario molto pesante per l’Italia, in termini di debito contratto direttamente nei confronti della Unione europea, a fronte di vantaggi sistemici assai incerti.
Si deve procedere ad una severa selezione degli interventi già previsti: l’euforia dei finanziamenti a costo zero da parte della Bce che dilagava negli anni in cui fu concepito il programma New Generation EU, con la duplice transizione in campo energetico-ambientale e quella nel settore dell’informatica, vanno inseriti in un contesto di costi crescenti e di rendimenti assai meno rosei rispetto a quelli promessi.

E’ inutile cercare di risolvere i singoli problemi che si presentano quotidianamente aggiungendo ogni volta nuovi commi ed altri articoli che modificano ed integrano la normativa precedente: il ginepraio inestricabile che si determina richiede ulteriori chiarimenti e sempre nuovi aggiustamenti.
Anziché continuare a parcellizzare gli interventi di spesa a livello locale e regionale, serve rendere più efficienti i servizi amministrativi, puntando ad una loro complessiva riorganizzazione su base informatica: sarebbe questo il miglior vettore per accrescere la produttività complessiva del Paese.
L’infrastruttura pubblica deve puntare ad obiettivi di qualità elevata, riducendo non solo i costi di gestione, ma soprattutto i tempi di risposta della burocrazia: è questo il vero deficit che grava sull’Italia.