Il tonfo di Stellantis nasconde una verità scomoda sull’industria occidentale

Guido Giaume

08/02/2026

La Cina come la Germania di fine Ottocento? Il parallelo inquietante dietro il caso Stellantis.

Il tonfo di Stellantis nasconde una verità scomoda sull’industria occidentale

Il crollo in Borsa di Stellantis, che ieri ha perso circa il 20% dopo aver segnalato un rallentamento e un ripensamento sugli investimenti nell’auto elettrica, non è solo una notizia finanziaria. È un segnale. E riguarda l’intera industria automobilistica occidentale, sempre più sotto pressione per una concorrenza cinese che non si limita a competere sui prezzi, ma segue una strategia industriale di lungo periodo.

Negli ultimi mesi, diverse case europee e nordamericane hanno rivisto piani, rinviato target, ridimensionato ambizioni sull’elettrico. Il contesto è noto: domanda più debole del previsto, margini compressi, costi elevati di produzione e transizione. Ma sullo sfondo c’è un fattore strutturale che pesa più di tutti: l’ascesa dell’industria automobilistica cinese.

La Cina è oggi il primo produttore mondiale di veicoli elettrici e batterie. Non solo esporta auto finite a prezzi aggressivi, ma controlla una parte crescente della filiera: materie prime, raffinazione, celle, software, piattaforme industriali. È questo che rende la competizione così difficile da gestire per i produttori occidentali.
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