Mentre la Cina fatica sul salto tecnologico delle batterie avanzate, l’Occidente accelera su processi industriali e filiere meno dipendenti da Pechino.
Per oltre un decennio la Cina ha costruito con pazienza e determinazione una posizione dominante nella filiera dei veicoli elettrici e delle batterie. Attraverso sussidi statali, pianificazione industriale centralizzata e un controllo aggressivo delle materie prime, Pechino è riuscita a imporsi come perno dell’industria globale. Oggi però stanno emergendo crepe sempre più visibili in quello che sembrava un dominio irreversibile.
L’idea che la Cina abbia ormai “bloccato” il futuro tecnologico degli EV si è diffusa rapidamente in Occidente, alimentando un senso di inevitabilità e rassegnazione. Tuttavia questa narrazione ignora una verità fondamentale: il vantaggio su una tecnologia matura non garantisce automaticamente la leadership su quella successiva. Le batterie agli ioni di litio convenzionali, incluse le LFP, sono un campo in cui le aziende cinesi eccellono, ma la prossima generazione di sistemi di accumulo rappresenta un salto qualitativo molto più complesso.
Le difficoltà stanno emergendo con chiarezza proprio all’interno del sistema industriale cinese. Alla recente World Power Battery Conference nel Sichuan, il clima era ben lontano dalle celebrazioni degli anni precedenti. Dirigenti e ricercatori hanno ammesso che le batterie allo stato solido, considerate il fulcro del futuro della mobilità elettrica, sono ancora lontane dalla produzione su larga scala. I problemi riguardano la metallurgia degli elettroliti solidi, la stabilità chimica, i costi industriali e la capacità di passare dal laboratorio alla produzione di massa. Secondo le stime più realistiche, una vera commercializzazione in Cina non avverrà prima della metà degli anni Trenta. [...]
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