Il rimbalzo dello yen e il possibile intervento della BoJ: che cosa sta succedendo in Giappone

Federico Giuliani

4 Maggio 2024 - 07:13

Il governo giapponese aveva più volte avvertito di esser pronto a sostenere lo yen nel caso in cui le contrattazioni fossero diventate troppo volatili.

Il rimbalzo dello yen e il possibile intervento della BoJ: che cosa sta succedendo in Giappone

Alla fine di aprile lo yen giapponese si è rafforzato contro il dollaro “rimbalzando” dai minimi raggiunti da 34 anni a questa parte, in una mossa che, secondo gli operatori, porta tutti i segni di un intervento da parte delle autorità giapponesi.

La giornata da cerchiare in rosso sul calendario è quella del 29 aprile, quando la valuta del Giappone è passata da 159,5 per dollaro a 154,5. Questa ripresa potrebbe derivare dalla vendita di riserve in dollari da parte del ministero delle Finanze di Tokyo e al conseguente acquisto della valuta nipponica per la prima volta dalla fine del 2022. Certo è che, come ha fatto notare il Financial Times, il crollo dello yen si era accelerato dopo che la Bank of Japan (BoJ) aveva mantenuto i tassi di interesse vicino allo zero.

Archiviata la Golden Week, la settimana che va dal 29 aprile al 4 maggio densa di festività nazionali, durante le quali le autorità del Paese hanno potuto muovere lo yen più facilmente, e in volumi di trading relativamente bassi, il Giappone aspetta ora di capire cosa accadrà nel breve periodo. L’ombra della speculazione continua ad aleggiare pericolosamente sopra una valuta che si trova nell’occhio del ciclone da ormai troppo tempo.

“È difficile ignorare i movimenti speculativi, violenti e anormali del mercato valutario che stanno causando danni all’economia”, ha detto Masato Kanda, il più alto funzionario valutario del Giappone, rifiutandosi di commentare se il ministero delle Finanze fosse intervenuto a fine aprile, ma sottolineando che le autorità sono pronte a rispondere “24 ore su 24, 365 giorni su 365”.

Ricordiamo che il governo giapponese aveva più volte avvertito di esser pronto a sostenere lo yen nel caso in cui le contrattazioni diventassero troppo volatili. L’indebolimento dello yen ha favorito il turismo in entrata e alimentato un’impennata dei profitti aziendali realizzati all’estero. Nelle ultime settimane, però, i leader delle imprese hanno chiesto al governo di intervenire, in quanto il continuo declino della valuta ha anche aumentato il costo della vita e colpito i consumi interni.

Cosa succede allo yen

Dall’inizio del 2024 ad oggi lo yen ha perso circa il 10% del suo valore rispetto al dollaro. Il motivo? L’eventualità che la Federal Reserve degli Stati Uniti possa essere costretta a mantenere più a lungo alti i costi di finanziamento per contenere l’inflazione.

A detta degli analisti, per evitare che lo yen sprofondi sotto la soglia dei 155 yen per dollaro sarebbero necessari continui interventi da parte delle autorità giapponesi, per guadagnare tempo fino all’aumento dei tassi da parte della Bank of Japan (una mossa che ora non è prevista per almeno tre mesi).

Il primo maggio c’è stato un rialzo dello yen a New York che ha alimentato la speculazione secondo cui le autorità giapponesi sarebbero intervenute per la seconda volta. Kanda, di nuovo, ha affermato di non avere nulla da dire sull’eventuale intervento del Giappone.

Il suo commento sembra volersi adattare alla strategia di Tokyo: quella di cercare di tenere gli operatori del mercato all’oscuro della sua posizione e mantenerli cauti. In generale, il mercato valutario è in allerta da mesi in merito ad un potenziale intervento di Tokyo, presumibilmente sempre più desideroso di adottare misure per difendere la propria valuta.

Il Giappone si trova ad affrontare “una dura battaglia per rafforzare in modo sostenibile lo yen, dati i fondamentali forti come gli ampi differenziali di tasso di interesse tra Stati Uniti e Giappone e una sana propensione al rischio”, ha scritto in una nota Kristina Clifton, senior strategist valutario presso la Commonwealth Bank of Australia.

Futuro in apnea

Il Giappone non è il solo Paese impegnato a lottare per affrontare la debolezza della sua valuta. I tassi di interesse statunitensi persistentemente elevati e il dollaro forte si ripercuotono infatti sui mercati di tutto il mondo. Il caso di Tokyo è però tanto particolare quanto preoccupante, al punto che lo stesso FT ha paventato un’ipotesi futura choccante: una caduta teorica nel disordine, nelle disparità e nelle disfunzioni che potrebbero associare lo status della nazione giapponese a quello di un’economia emergente.

Certo, è però vero che le riserve valutarie del Giappone ammontano a ben oltre 1 trilione di dollari. Il movimento dello yen, per quanto allarmante, resta inoltre vantaggioso per gran parte delle imprese nipponiche. Il fondo di investimento pensionistico governativo da 1,4 trilioni di dollari, giusto per fare un altro esempio, detiene circa il 50% delle sue attività all’estero e ha realizzato guadagni record di 232 miliardi di dollari nel 2023. In definitiva, Tokyo è uscita da decenni di deflazione e salari stagnanti, ma lo yen sta affrontando un percorso inedito.