Il tempo del Quantitative Easing è ormai superato, ma per le banche centrali il suo peso si sente ancora e molto, proprio ora che la politica monetaria ha raggiunti livelli restrittivi da record.
Le banche centrali, dalla Fed alla Bce fino alla Bank of England, hanno acquistato obbligazioni per migliaia di miliardi di dollari nel tentativo di stimolare le loro economie quando i tassi erano troppo bassi e quando la pandemia ha frenato la crescita. Ora, il conto di tutti quei titoli di Stato in possesso è in scadenza e il bilancio rischia di essere molto amaro per le banche centrali. Nel frattempo, infatti, tutto è cambiato con inflazione alle stelle, tassi di interesse elevati e obbligazioni che perdono valore.
C’è da chiedersi, secondo alcuni analisti, se davvero il QE (allentamento quantitativo) sia efficace e come usare questo strumento se ci sarà di nuovo bisogno di stimolare le economie con l’immissione di liquidità.
Perché le banche centrali devono fare i conti con il QE
Non è la prima volta che lo strumento di politica monetaria chiamato Quantitative Easing viene sottoposto a processo, mettendo in evidenza l’errore delle banche centrali che lo hanno voluto utilizzare in modo così ostinato.
Da ricordare che, quando si parla di QE ci si riferisce allo strumento impiegato per iniettare liquidità nelle economie in difficoltà, soprattutto nel caso di tassi di interesse molto bassi. In alcuni semplici passaggi, ecco cosa fa una banca centrale con l’alleggerimento quantitativo: crea nuova moneta; la moneta viene usata dalla banca centrale per l’acquisto di titoli; il prezzo dei titoli sale, il loro rendimento scende; l’acquisto dei titoli aumenta la liquidità in circolazione; i tassi di interesse vengono abbassati e stimolano i prestiti; offrendo più moneta e riducendo il costo dei prestiti (i tassi) si tenta di stimolare gli investimenti e la ripresa.
Da sottolineare anche che, quando l’inflazione dei prezzi ha iniziato a manifestarsi nel secondo trimestre del 2021, non c’è stata una preoccupazione immediata. Il presidente della Fed Powell definì l’aumento dell’inflazione come transitorio.
Con un’inflazione globale sempre più alta, però, i banchieri centrali hanno finalmente riconosciuto la gravità del problema e hanno iniziato a svolgere la loro missione di controllo dei prezzi. Hanno messo in atto piani per invertire le loro politiche monetarie e hanno inasprito aumentando i tassi di interesse e riducendo i loro portafogli obbligazionari.
Con questa inversione della strategia, oggi le banche centrali si trovano a dover fare i conti con quanto accaduto prima. Nello specifico, per realizzare il Qe, le banche centrali hanno creato denaro sotto forma di riserve nel sistema bancario e le hanno utilizzate per acquistare obbligazioni a lungo termine, con l’intenzione di abbassarne i rendimenti.
Il problema è che poiché le banche centrali hanno alzato i tassi di interesse per combattere l’inflazione, hanno dovuto pagare di più su quelle riserve. I pagamenti delle cedole che ricevono sulle obbligazioni, tuttavia, sono rimasti fissi. Vendere le obbligazioni per fermare il deflusso non aiuterebbe, perché renderebbero molto meno di quanto sono costate all’acquisto.
I conti, alla fine, sono fatti e mostrano delle falle. Le perdite sono tanto più “imbarazzanti” dal momento che gran parte del QE dell’era della pandemia si è rivelato controproducente, hanno notato analisti di The Economist.
Le banche centrali hanno continuato ad acquistare obbligazioni molto tempo dopo il necessario: la Fed ha acquistato il suo ultimo Treasury nel marzo 2022, quando l’inflazione era già all’8,5%. I politici si sono poi resi conto di aver applicato troppi stimoli e di aver alzato bruscamente i tassi. Il fatto che le banche centrali abbiano perso denaro mentre l’inflazione persisteva “è solo un’altra ragione per cui sono finite per sembrare sciocche”, hanno osservato gli esperti.
Quanto costa il QE? Il caso Fed
Secondo l’analista Michael Gray, quando la Fed ha avviato il QE, ha deviato da una norma storica. Tradizionalmente, quando conduceva operazioni di mercato aperto, la Fed acquistava solo titoli del Tesoro Usa a breve termine poiché non voleva correre alcun rischio. Tuttavia, durante il QE, i membri del FOMC hanno cominciato ad acquistare titoli del Tesoro a scadenza più lunga e titoli garantiti da ipoteca dalle banche. Hanno trasferito il rischio di mercato di possedere obbligazioni dalle banche al proprio bilancio.
Di fatto, hanno permesso di finanziare le loro attività a lungo termine a tasso fisso con passività a breve termine a tasso variabile. Ciò ha creato un disallineamento tra attività e passività, esponendo la Fed a un significativo rischio di tasso di interesse. Con l’aumento dei tassi di interesse, il costo delle loro passività a tasso variabile è aumentato, mentre il reddito da interessi maturato sulle loro attività è rimasto fisso.
L’esempio mostra come il peso di un QE prolungato si stia facendo sentire e che le banche centrali dovrebbero valutare in modo ancora più attento quando affidarsi all’acquisto di obbligazioni - e per quanto tempo - se hanno bisogno di stimolare l’economia.