I mercati finanziari ci hanno stupito un pò tutti con la salita irrazionale ed impulsiva messa a segno da ottobre 2022 e portata avanti (salvo la pausa di aprile, con la crisi delle piccole banche commerciali americane) fino a pochi giorni fa.
In tanti ci siamo chiesti cosa e chi potesse spingere le borse ad “eccedere” per ben 8 mesi senza motivazioni macro o microeconomiche che giustificassero una tale follia, considerando tassi di interesse elevati, indebitamenti aziendali e personali sui massimi storici ed una inflazione persistente. Ma le risposte più scontate portavano alla solita presenza di infinita di liquidità, tanto per trovare la pezza giustificativa al mistero degli “ubriachi della finanza” (come li definisce il mitico Warren Buffet). In realtà la liquidità non c’entra nulla, perché quale pazzo, pur avendo capitali importanti, investirebbe in una azione che quota 500 volte gli utili attesi (AMD, per esempio)?
Risposta: un giocatore d’azzardo! Ed è questo che attualmente sono diventati i mercati finanziari globali: un grande “casino royale” nel quale “giocare”, dimenticandosi delle forme di investimento del passato. Quanto durerà la “nuova finanza” non è dato sapersi, ma ciò che posso sicuramente dire è che proprio questi “ubriachi” non avranno una vita lunga perché giocano costantemente con un fuoco non del tutto “amico”. Negli ultimi anni, abbiamo assistito al fallimento di tanti hedge fund e ci hanno rimesso le penne un bel numero di traders, perché l’impulso della discesa (creata dalle stesse irrazionalità attuali) è stato percentualmente distruttivo. Ma le lezioni del passato continuano a non essere ascoltate e oggi proprio i “parenti stretti” di quegli hedge fund falliti e di quei traders “rovinati”, continuano imperterriti a non avere un limite nell’avidità.
Sopra ho parlato dell’eclatante caso di AMD: qualche settimana fa presentava un Price/Earning (P/E) superiore a 500! Sapete cosa significa quel “rapporto” prezzo/utile? Significa che in base dell’ultimo trimestre, relazionandosi all’attuale quotazione di borsa, sconta utili per i prossimi 500 anni!
Capite la follia? In passato per un buon investimento pluriennale su S&P 500 bisognava ricercare “azioni” che non avessero un P/E superiore a 12-15. Attualmente la media dei P/E sui titoli ad alta capitalizzazione (sostanzialmente quelli che poi muovono l’indice S&P 500) sta sopra 40! Non ci sarebbe bisogno di aggiungere altro, se non fosse che oramai , appunto, siamo in presenza di “mercati” d’azzardo. E perfino la Borsa italiana, che per anni è stata immune agli eccessi e alle “americanate” , oramai è dentro al “sistema”. Pensate seriamente che con un debito pubblico vicino ai 3000 miliardi e con una economia in forte rallentamento…sia normale rimanere ancorati ai 28 mila punti di S&P Mib? In altri tempi staremmo già sotto i 12 mila punti!
Oggi in buona sostanza l’unica cosa che si osserva sono i grafici. Il nome scritto sul quel grafico può anche avere un rapporto di valutazione eccessiva rispetto al settore ma se il trend permane rialzista, le follie dei sistemi automatizzati continuano a comprarne le azioni, creando una illusione pericolosa. Per avere un esempio lampante di quanto poco si guardi oggi la realtà economica a fronte di un “gioco algoritmico” sempre più presente, basta osservare le quotazioni del petrolio, salite (su rottura impulsiva della resistenza 73 dollari) attorno agli 84 dollari (resistenza graficamente fondamentale) a prescindere da ciò che accadeva e accade in Cina e in Europa. E’ stato quindi il grafico a guidare la salita, e non l’economia! Il Drago è in difficoltà (vedasi fallimento Evergrande), ma lo è anche perché il resto del mondo è in difficoltà. Il commercio cinese a luglio è crollato fronte export, e i cali hanno registrato rallentamenti a due cifre! Settimana scorsa in Europa è uscito un altro dato allarmante: il numero record di fallimenti aziendali, mai così elevato dal 2015! Perciò gli “ubriachi della finanza” sono completamente distanti dalla realtà economica…che dovrebbe invece guidare i mercati finanziari!
Tuttavia un punto di svolta è probabile arrivi con il dato CPI (inflazione) di settembre negli USA, a mio avviso superiore alle attese e agli ultimi trimestri. A quel punto le borse, se pur drogate dall’illusione, non penso saranno immuni all’idea di ulteriori rialzi del costo del denaro! Agli investitori suggerisco “pazienza”: meglio aspettare mesi per acquistare sul panico e su P/E sotto i 10 piuttosto che azzardare operazioni alle quotazioni attuali, che di “lungo” hanno solo l’irrazionalità.