P/E, rapporto prezzo/utili: calcolo, definizione e utilizzo

Cristiana Gagliarducci

23 Maggio 2017 - 16:33

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P/E, rapporto prezzo/utili: definizione, modalità di calcolo e utilizzo. La guida completa e le differenze con EPS ed earnings yeld.

P/E: qual è la definizione del rapporto prezzo/utili ma soprattutto quali le modalità di calcolo e di utilizzo della relazione?

Con P/E ratio si intende letteralmente il calcolo del rapporto tra il prezzo corrente di un’azione e l’utile a questa associato.

Esso rappresenta una delle misure di maggior utilizzo da parte degli investitori e degli analisti. Il fatto che il P/E sia un rapporto rende la relazione prezzo/utili particolarmente adatta per scopi di valutazione, ma è difficile da utilizzare quando si procede al calcolo dei rendimenti potenziali soprattutto in un paniere di investimenti differenti.

In poche parole la definizione base di P/E parla del prezzo delle azioni diviso per l’EPS, letteralmente utile per azione. Bisogna ora capire come si calcola questo rapporto e qual è il suo utilizzo. A cosa serve?

Ora che abbiamo ben chiara la definizione di P/E occorre fare alcune precisazioni prima di procedere nella nostra analisi del rapporto prezzo/utili. Vediamo allora tutto quello che c’è da sapere sul P/E, qual è l’utilizzo e quali sono le modalità di calcolo del rapporto prezzo/utili.

P/E, rapporto prezzo/utile: definizione e calcolo

Come si calcola il P/E? Il rapporto prezzo/utili si calcola ponendo al numeratore il prezzo di una singola azione societaria e al denominatore l’EPS (earning per share), ossia l’utile per azione. Prima di trovare il rapporto P/E bisognerà scovare il nostro EPS che ha una modalità di calcolo piuttosto semplice:

EPS = utile netto societario/numero di azioni emesse

Una volta calcolato il nostro EPS possiamo passare al rapporto prezzo/utili:

P/E ratio = prezzo di ciascuna azione/EPS


Facciamo un esempio pratico. Voglio scoprire il rapporto prezzo/utili della società X che ha emesso 10.000 azioni, che ha un utile netto di 5.000 euro e che ha un prezzo per azione di 5 euro. Innanzitutto mi calcolo il mio EPS che, secondo le formule appena descritte, è pari a: 5.000/10.000=0,5 euro. Dopo aver trovato il mio utile per azione posso procedere al calcolo del rapporto prezzo/utili che sarà: 5/0,5=10. Il mio P/E è 10.

Ora che sappiamo qual è la definizione e quali sono le modalità di calcolo del P/E bisognerà capire a cosa serve il rapporto prezzo/utili.

P/E, rapporto prezzo/utile: a cosa serve? L’utilizzo

Un altro modo di guardare la definizione di P/E è il seguente: quante volte il prezzo dell’azione esaminata incorpora l’utile societario. Di conseguenza, più il rapporto P/E sarà alto più ciò significherà che gli investitori sono disposti a pagare di più per avere il livello di utili del denominatore. In altre parole il P/E è anche una misura della fiducia del mercato nei confronti delle capacità societarie di incrementare gli stessi utili.

In parole ancor più semplici potremmo invece definirlo come un rapporto che ci permette di sapere quanto pagare per ottenere un utile di quella società. L’utilizzo del rapporto prezzo/utili è piuttosto frequente in quanto consente di evidenziare quanto un titolo è sopravvalutato o sottovalutato rispetto ai conti di bilancio della società in esame.

Dal punto di vista teorico il P/E serve a calcolare quanti anni dovrò aspettare per recuperare il mio intero investimento a utili costanti. Torniamo all’esempio precedente: se una società ha un utile per azione di 0,5 euro e ha anche un prezzo di 5 euro per azione allora il mio rapporto prezzo/utili sarà pari a 5/0,5 = 10.


Ciò significa che io, investitore, dovrò aspettare 10 anni per recuperare l’intero investimento a utili costanti. Ecco insomma cos’è il P/E, qual è la sua definizione, le modalità di calcolo e l’utilizzo del rapporto prezzo/utili.

P/E, rapporto prezzo/utili: quanti tipi ne esistono?

A seconda del tipo di utili presi in considerazione nel calcolo del rapporto abbiamo la facoltà di individuare due tipi “diversi” di P/E:

  • Trailing P/E: se al denominatore consideriamo gli utili realmente conseguiti e dunque espressi nell’ultimo bilancio societario di esercizio.
  • Forward P/E: come si evince dalla terminologia utilizzata, in questo caso il rapporto prende in considerazione non gli utili conseguiti, ma quelli stimati per l’anno successivo di esercizio.

P/E, rapporto prezzo/utili: un confronto

Il P/E, oltre che per un titolo specifico, è ancor più utile se paragonato ad altri parametri e da questo punto di vista ne distinguiamo 3.

P/E di settore: in questo caso paragoniamo il rapporto prezzo/utili di un titolo a quello delle altre compagnie della stessa taglia e dello stesso settore; il paragone viene effettuato anche con il P/E medio dello stesso comparto preso in considerazione e in questo modo abbiamo la facoltà di capire se quel titolo è sopravvalutato o sottovalutato.

P/E relativo: in questo caso cerchiamo di capire qual è la percezione degli investitori paragonando il P/E del titolo con il suo rapporto prezzo/utili in un determinato periodo di tempo.

PEG Ratio: paragona il P/E alla crescita (futura o passata) degli utili. Un titolo con un P/E di 10 e con una crescita del 10% ha un PEG pari a 1, mentre un titolo con un P/E di 10 e una crescita del 20% ha un PEG di 0,5. In quest’ottica la seconda azienda è sottovalutata rispetto alla prima.

P/E ratio, rapporto prezzo/utili: differenze con earning yields (U/P)

L’earning yelds, in italiano rapporto U/P, ha una definizione speculare a quella del rapporto prezzo/utili, ossia P/E. In altre parole è il suo reciproco essendo esso pari a:

P/U = utile per azione (EPS)/prezzo di ciascuna azione = 1/(P/E) espresso in %

Facciamo ancora una volta un esempio pratico per capire quali sono la definizione, l’utilizzo e la modalità di calcolo di questi indicatori.

Il titolo X ha le seguenti caratteristiche:

  • Prezzo: 10 euro;
  • EPS: 0,50 euro
  • P/E: 20
  • U/P: 5%

Il titolo Y ha invece le seguenti caratteristiche:

  • Prezzo: 20
  • EPS: 2 euro
  • P/E: 10
  • U/P: 10%

Alla luce di questi dati, e ammettendo che le due società siano simili ed operino nello stesso settore, quale delle due ha un valore maggiore? La risposta più ovvia è la Y, dato che dal punto di vista valutativo ha un P/E più basso, mentre ha un U/P più alto, esattamente del 10% il che significa che per ogni euro investito nelle azioni sarà generato un EPS di 10 centesimi. Nel caso dell’azienda X, invece, per ogni euro investito avremmo un EPS di 5 centesimi.


Rispetto al P/E, il rapporto U/P, ossia l’earning yeld permette di valutare la convenienza tra un’azione e un’obbligazione ad alto rendimento.

P/E ratio, rapporto prezzo/utili: differenze con EPS

Come abbiamo già avuto modo di vedere nella sezione dedicata al calcolo del P/E, il rapporto prezzo/utili si discosta anche dall’EPS, anche se le due misure sono strettamente correlate (essendo l’utile per azione fondamentale al calcolo del P/E).

L’EPS, o utile per azione, è la misura base per capire la redditività di una società. L’utile per azione si calcola dividendo l’utile netto aziendale per il numero di azioni ordinarie emesse dalla società sul mercato. Esattamente come il rapporto prezzo/utili, anche l’EPS può essere di due tipi:

  • Basic: si calcola dividendo l’utile netto disponibile agli azionisti ordinari per la media ponderata delle azioni ordinarie emesse durante l’anno;
  • Diluted: le azioni ordinarie rappresentano una stima sulla base dell’effetto di esercizio e della possibile conversione dei titoli.

Ecco, insomma, cos’è il P/E, quale la sua definizione, il suo utilizzo, le sue modalità di calcolo e quali sono le differenze del rapporto prezzo/utili con EPS ed earning yelds.

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