Il paese più ricco al mondo non assume più. Ecco dove cercano ancora italiani per lavorare

Simone Micocci

9 Gennaio 2026 - 18:16

Essere assunti in Lussemburgo è sempre più complicato. Ma per trasferirsi all’estero, e guadagnare molti soldi, non mancano le alternative.

Il paese più ricco al mondo non assume più. Ecco dove cercano ancora italiani per lavorare

Per anni è stata la meta desiderata di tanti lavoratori desiderosi di intraprendere una carriera all’estero ben pagata, oggi lavorare in Lussemburgo appare sempre più complicato.

Per quanto il livello della retribuzione resti particolarmente elevato, tanto da risultare uno dei Paesi europei - e non solo - con gli stipendi più alti, oggi trasferirsi in Lussemburgo per lavorare sta diventando una cosa per pochi. Le problematiche sono differenti, come confermato dall’Agenzia per lo sviluppo dell’occupazione (Adem) del Lussemburgo secondo cui il mercato del lavoro del Paese sta attraversando “un periodo senza precedenti”.

Ecco quindi che se stai cercando lavoro e vuoi allontanarti dall’Italia dovresti prendere in considerazione delle alternative, consapevole che oggi le opportunità in Lussemburgo sono sempre meno e andare altrove potrebbe garantire stipendi comunque elevati ma in maniera più semplice e veloce.

Perché in Lussemburgo non si trova più lavoro

Negli ultimi anni il mercato del lavoro lussemburghese ha attraversato un cambiamento profondo, che rende oggi molto più difficile trovare un’occupazione rispetto al passato. Ci troviamo nel pieno di una trasformazione strutturale che l’Agenzia per lo sviluppo dell’occupazione del Lussemburgo (Adem) definisce “senza precedenti”.

Ma quali sono le ragioni? Il primo elemento critico riguarda la dinamica occupazionale. Pur continuando ad assumere numericamente molto, con circa 170.000 ingressi tra il 2024 e il 2025, la creazione netta di nuovi posti di lavoro è scesa a un livello storicamente basso. In altre parole, il mercato si muove, ma cresce poco. A confermarlo è anche il calo costante, dalla metà del 2022, delle offerte di lavoro vacanti registrate presso l’Adem.

A pesare è soprattutto il crescente divario tra le competenze dei candidati e le esigenze delle imprese. La digitalizzazione, accelerata negli ultimi anni, ha reso indispensabili competenze che fino a poco tempo fa non erano richieste in molti settori. Oggi praticamente ogni lavoro, indipendentemente dal livello di qualificazione, presuppone una minima familiarità con gli strumenti digitali, a partire dall’uso del computer. Chi non possiede queste competenze fatica non solo a essere assunto, ma spesso anche a presentare una candidatura.

Un ulteriore ostacolo è rappresentato dai requisiti linguistici, diventati sempre più stringenti. Se nel 2015 poco più della metà delle offerte di lavoro richiedeva la conoscenza di una o due lingue del Paese a livello medio-alto, oggi questa percentuale supera il 70%. Alle tre lingue ufficiali, lussemburghese, francese e tedesco, si affianca sempre più spesso anche l’inglese, mentre in alcuni settori specifici, come l’edilizia, è richiesta anche la conoscenza del portoghese. Un quadro che inevitabilmente riduce sensibilmente il bacino dei candidati idonei, soprattutto tra chi arriva dall’estero.

Le difficoltà non colpiscono tutti allo stesso modo. Il mercato è particolarmente selettivo per i lavoratori over 45, tra i quali la disoccupazione di lungo periodo è molto più diffusa rispetto ai giovani. Questi ultimi, pur incontrando meno ostacoli in termini di tempi di inserimento, si trovano comunque ad affrontare un mercato complesso, nel quale spesso le aspettative iniziali si scontrano con requisiti elevati e percorsi professionali meno lineari del previsto.

Le migliori alternative europee al Lussemburgo per lavorare all’estero

Se il Lussemburgo non è più la meta “facile” di un tempo per chi cerca lavoro all’estero, l’Europa continua comunque a offrire alternative solide, ben retribuite e spesso più accessibili. Infatti, alcuni Paesi, più di altri, riescono ancora oggi a combinare stipendi elevati e mercati del lavoro più dinamici..

La prima alternativa naturale resta la Svizzera che continua a essere uno dei Paesi in cui si guadagna di più non solo in Europa, ma nel mondo. Lo stipendio medio supera i 95.000 franchi svizzeri l’anno, oltre 100.000 euro, con una distanza enorme rispetto all’Italia. Un vantaggio decisivo per molti lavoratori italiani è la possibilità di lavorare come frontalieri, senza doversi trasferire stabilmente. Secondo il Politecnico di Zurigo, nel 2026 i salari cresceranno per il terzo anno consecutivo, con un aumento medio dell’1,3%, pari a circa 1.300 euro in più all’anno. Qui le opportunità migliori si concentrano soprattutto nei settori dove la carenza di manodopera resta elevata, come edilizia, alberghiero, farmaceutico e finanza.

Accanto alla Svizzera si colloca l’Irlanda, oggi una delle economie più prospere d’Europa. Con un Pil pro capite superiore ai 106.000 euro, secondo solo al Lussemburgo, il benessere irlandese si riflette direttamente sul mercato del lavoro.

Gli stipendi medi sono nettamente superiori alla media europea e consentono, nonostante un costo della vita più alto rispetto all’Italia, un potere d’acquisto decisamente migliore. La retribuzione settimanale supera i 900 euro, pari a circa 3.800 euro lordi al mese, mentre il salario minimo garantisce comunque entrate dignitose. Nei settori più qualificati - come tecnologia, finanza, sanità e farmaceutico - le retribuzioni possono superare anche i 100.000 euro annui. A rendere l’Irlanda particolarmente attrattiva contribuisce inoltre un sistema fiscale più leggero rispetto a quello italiano, che consente di trattenere una quota maggiore di reddito netto. Il mercato del lavoro resta aperto sia a profili altamente specializzati sia a chi cerca un primo impiego, soprattutto nelle grandi città.

Un’altra destinazione sempre più apprezzata è la Svezia, che si distingue per l’equilibrio tra lavoro, reddito e qualità della vita. Qui lo stipendio medio netto supera i 3.000 euro al mese e, pur in assenza di un salario minimo legale, la contrattazione collettiva garantisce tutele molto ampie. Il costo della vita è più alto rispetto all’Italia, ma il potere d’acquisto resta superiore, anche grazie a costi energetici tra i più bassi d’Europa. Oltre agli stipendi, la Svezia offre condizioni di lavoro particolarmente favorevoli: 25 giorni di ferie l’anno, congedi parentali tra i più generosi del continente e una cultura aziendale che privilegia i risultati rispetto alla presenza in ufficio. Il mercato del lavoro è molto attivo nei settori tecnico-industriali, energetici, sanitari e informatici, ma offre opportunità anche nei servizi e nell’ospitalità.

Molto interessante è infine il caso dei Paesi Bassi, dove il mercato del lavoro è tra i più aperti d’Europa e le politiche fiscali favoriscono l’ingresso di lavoratori stranieri.

Qui è in vigore il cosiddetto “decreto del 30%”, che consente una detassazione parziale dello stipendio per i lavoratori impatriati con competenze molto richieste. Questo meccanismo rende conveniente per le aziende assumere dall’estero e permette ai lavoratori di beneficiare di un reddito netto più elevato. Il reddito medio annuo supera i 52.000 euro e il potere d’acquisto è sensibilmente più alto rispetto a quello italiano.

Le opportunità sono numerosissime, soprattutto nei settori tecnologici, scientifici, finanziari e ingegneristici, e spesso è sufficiente la conoscenza dell’inglese per inserirsi nel mercato.

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