L’attività degli operatori sul mercato obbligazionario continua ad aumentare, segnalando il ritorno dell’interesse da parte degli investitori per gli strumenti a reddito fisso.
Sebbene queste considerazioni valgano sia per il mercato statunitense che per quello europeo, sono gli Usa a stupire maggiormente. Non a caso, i buoni del Tesoro a tre mesi hanno registrato il loro rendimento più alto dal 2001, accendendo un campanello d’allarme nella mente degli analisti.
Come mai il mercato obbligazionario sta riscontrando tutto questo interesse?
Aumenta l’interesse per il mercato dei titoli di debito
Gli ETF a reddito fisso con leva negli Stati Uniti stanno raggiungendo volumi di raccolta anomali, superiori rispetto al primo trimestre dello scorso anno. Infatti, la dimensione del mercato degli ETF a reddito fisso con leva è più che raddoppiata dal 2020. È presumibile supporre che la ripresa attuale di questi strumenti sia da attribuire ai trader al dettaglio in quanto gli operatori istituzionali potrebbero preferire lavorare direttamente sul mercato delle opzioni.
A differenza dei prodotti a leva, le obbligazioni tradizionali sembrano essere state molto apprezzate anche dai gestori patrimoniali Il sondaggio di BofA di aprile ha infatti mostrato la più grande posizione obbligazionaria sovrappesata, secondo le dichiarazioni degli intervistati.
In sintesi, il mercato obbligazionario viene visto dalla totalità degli operatori borsistici come una buona soluzione d’investimento.
Vi è inoltre da considerare il fatto che la correlazione tra il prezzo dei titoli azionari e quello delle obbligazioni è tornata negativa, a differenza dell’inizio del 2023 in cui il mercato azionario andava di pari passo con quello dei titoli di debito.
Durante il crollo dei mercati, dovuto alla crisi della Silicon Valley Bank, il comparto dei titoli di debito si è oggettivamente mostrato più resiliente e, per tale ragione, l’interesse nei confronti delle obbligazioni sta aumentando.
Il mercato obbligazionario statunitense preoccupa gli esperti
Ciò che preoccupa è infatti il fatto che i buoni del Tesoro a tre mesi abbiano registrato il loro rendimento più alto dal 2001. Molti analisti hanno infatti sollevato molti timori legati al rischio di insolvenza negli Stati Uniti: questi buoni del tesoro hanno un rendimento del 5,1% e potrebbero scadere prima del raggiungimento di un accordo sull’innalzamento del tetto del debito.
Gli investitori sembrano però più preoccupati dell’ipotetica recessione incombente, come dimostrato dalla recente corsa alla liquidità e alle obbligazioni. In sostanza, gli operatori non stanno realmente considerando il default come un vero e proprio rischio, in quanto è molto improbabile che possa accadere, anche se teoricamente esisterebbe la possibilità.