Il mercato obbligazionario (così come lo conosci oggi) sta per cambiare. Quale futuro per i BTP?

Tommaso Scarpellini

5 Settembre 2025 - 07:51

Fed pronta a tagliare e BCE in stallo. La nuova divergenza tra USA ed Europa ridisegna gli equilibri del mercato obbligazionario. Metterà i BTP sotto pressione?

Il mercato obbligazionario (così come lo conosci oggi) sta per cambiare. Quale futuro per i BTP?

Sta crescendo una discrepanza per come siamo abituati a ragionare - ormai dal 2024 - sul mercato obbligazionario. Una discrepanza che aveva portato valore in Europa, nelle obbligazioni come il BTP, e che oggi potrebbe venir meno. E se i capitali si spostassero di nuovo sul mercato obbligazionario statunitense a discapito di quello europeo?

Bene, gli ultimi dati economici, indirettamente, sembrano suggerire proprio questo. La questione è cruciale: cosa significherebbe per le obbligazioni europee e, soprattutto, per i nostri BTP?

La dinamica delle banche centrali

Il punto di svolta riguarda la traiettoria di politica monetaria che BCE e Federal Reserve potrebbero intraprendere a partire da settembre.

Negli ultimi 12 mesi ci siamo abituati a uno scenario piuttosto lineare: l’Europa guidata dalla BCE che taglia i tassi per sostenere l’economia, mentre gli Stati Uniti mantengono una posizione più cauta, ritardando le mosse. Questo ha portato a una situazione quasi paradossale: i capitali hanno trovato più conveniente collocarsi nel mercato europeo, sostenendo le obbligazioni denominate in euro.

Ora però le cose sembrano ribaltarsi.

AMUNDI ITALY BTP GOVERNMENT BOND 10Y AMUNDI ITALY BTP GOVERNMENT BOND 10Y Grafico a candele dell'AMUNDI ITALY BTP GOVERNMENT BOND 10Y. Fonte: baha.com

Negli USA: i dati macroeconomici mostrano segnali di rallentamento. Il rapporto JOLTS, che misura le offerte di lavoro, è sceso ai minimi degli ultimi 10 mesi, mentre i licenziamenti registrano un lieve aumento. È un chiaro segnale che il mercato del lavoro sta perdendo forza, e per la Fed rappresenta un via libera per avviare i tanto attesi tagli ai tassi.

In Europa: la situazione è differente. L’inflazione core rimane al 2,3%, un livello che non consente ancora alla BCE di abbassare completamente la guardia. Anzi, si parla apertamente della possibilità di una pausa nei tagli, un cambio di passo che va in direzione opposta rispetto alle aspettative del mercato di qualche mese fa.

Secondo il CME Fed Watch Tool, la probabilità di un taglio negli Stati Uniti a settembre supera il 90%. Un’evidenza, che rende evidente la divergenza in atto con l’Europa.

Impatto sui mercati obbligazionari

Questa dinamica non è banale. Se la Fed inizierà a tagliare i tassi, il prezzo delle obbligazioni USA riceverà un impulso immediato. Gli investitori, attratti dalla prospettiva di capital gain e dal rafforzamento del dollaro, potrebbero spostare liquidità verso i Treasury americani.
In parallelo, l’Europa rischierebbe un contraccolpo: il flusso di capitali potrebbe dunque defluire dai mercati europei verso quelli statunitensi, replicando ciò che era accaduto in Europa circa un anno fa, quando furono proprio le aspettative di taglio a sostenere i prezzi dei bond.

Uno sguardo oltre il breve periodo

Naturalmente, questa dinamica va letta con una lente più ampia. Nel lungo periodo, i capitali non si muovono solo in base alle decisioni di breve delle banche centrali, ma soprattutto guardando al differenziale dei tassi reali: il rendimento effettivo corretto per l’inflazione.

E qui si apre un altro scenario. Negli Stati Uniti i tassi reali stanno crollando, perché l’inflazione resta più resiliente di quanto previsto. Se la Fed taglierà i tassi, la remunerazione reale per chi investe in Treasury si ridurrà ulteriormente.
Al contrario, l’Europa, pur con la sua inflazione core al 2,3%, potrebbe mantenere un quadro più equilibrato. In altre parole, nel medio-lungo periodo i mercati obbligazionari europei, e i BTP in particolare, potrebbero tornare a rappresentare una scelta attraente per gli investitori in cerca di rendimento reale positivo.

Quindi?

Il mercato obbligazionario per come lo conosciamo sta davvero cambiando. Nel breve periodo, il rischio è chiaro: un’ondata di capitali che potrebbe spostarsi verso gli Stati Uniti, sostenendo Treasury e dollaro a scapito di BTP ed euro.
Ma sarebbe un errore leggere questa dinamica solo con la lente dell’immediato. Le variabili che contano davvero,inflazione, tassi reali, sostenibilità del debito, giocheranno un ruolo determinante nel definire i flussi di lungo periodo.