Il mercato ignora il peso delle obbligazioni. E questo potrebbe essere un bel problema

Tommaso Scarpellini

5 Febbraio 2025 - 10:00

Il mercato ignora il peso delle obbligazioni, ma l’aumento dei rendimenti può avere un impatto negativo. Quali problemi potrebbero sorgere?

Il mercato ignora il peso delle obbligazioni. E questo potrebbe essere un bel problema

Negli ultimi mesi, il panorama economico globale ha subito significativi cambiamenti. A gennaio 2024, la Federal Reserve ha mantenuto inalterato il livello dei tassi al 4,25-4,50%. Analogamente, a gennaio 2025, la Banca Centrale Europea ha diminuito i tassi di interesse di riferimento di 0,25 punti percentuali, con il tasso sui depositi fissato al 2,75%.

In questo contesto di politica monetaria, il mercato obbligazionario ha attraversato uno dei suoi periodi più sconvolgenti della storia. L’aumento dei rendimenti da uno zero percento senza precedenti del 2020, a quasi il 5% dei giorni nostri ha comportato una delle contrazioni di prezzo più veloci della storia del reddito fisso degli ultimi 100 anni.

Anche quando la Fed ha iniziato a tagliare i tassi, il rendimento del Treasury USA a 10 anni ha continuato a stabilizzandosi a 4,577%, comunque in aumento dal 3,860% alla fine dello scorso anno, il giorno in cui la banca centrale ha annunciato il suo primo taglio a settembre. Questo rappresenta un indizio importante riguardo alle aspettative future sui mercati globali e un controsenso altrettanto sorprendente rispetto le aspettative di ogni analista globale.

Cosa potrebbe significare e in che modo i tassi di rendimenti così elevati potrebbero danneggiare la vita di tutti i giorni e il nostro portafoglio d’investimento?

L’impatto dei tassi sulla quotidianità

Negli Stati Uniti, le nuove case sono diventate inaccessibili per molti acquirenti che affrontano tassi di interesse del 7% sui mutui, i quali tendono a seguire i rendimenti obbligazionari. Sembra una piccola cosa, ma l’andamento del mercato immobiliare, rappresenta spesso un indicatore dello stato d’animo complessivo di un economia.

Se si considera che, allo stesso tempo, i potenziali venditori non intendono abbandonare il vecchio prestito al 3% per doverlo scambiare con quelli molto più costosi disponibili oggi, la situazione si traduce in uno stallo tecnico, dalla quale potrebbe diventare complesso uscire.

Questo ha paralizzato il mercato immobiliare, limitando il numero di transazioni e aggravando la crisi della disponibilità di alloggi accessibili. Un evidenza che in realtà riscontrano anche i cittadini europei, seppur in maniera meno impattante perché, a differenza che negli Stati Uniti, i tassi in Europa stanno progressivamente riducendosi.

Problemi nel grande: macroeconomici

Anche in questo caso, i problemi arrivano da oltreoceano: dopo aver accumulato deficit di bilancio precedentemente visti solo durante guerre o recessioni, il debito totale del governo degli Stati Uniti è cresciuto ancora rispetto all’economia nazionale, generando grande preoccupazione e stupore.

Quando il governo poteva prendere in prestito a tassi inferiori all’1%, questo debito sembrava gestibile. Tuttavia, con gli attuali costi di finanziamento, la spesa per il pagamento degli interessi è diventata la componente in più rapida crescita del bilancio statale, superando persino le spese per la difesa nel 2024, e questo è incredibile. Tale crescita è trainata da disavanzi continui pari al 6% del prodotto interno lordo, che a loro volta sono alimentati dall’aumento degli interessi passivi sul debito esistente e nuovo.

Uno scenario di ulteriore impennata dei rendimenti obbligazionari non è da escludere

Gli attuali rendimenti del Treasury USA vicino al 5% sembrano alti solo se confrontati con i tassi dell’1,5%-2,5% prevalenti nel decennio successivo alla crisi finanziaria del 2008-09. Ma cosa accadrebbe se i rendimenti obbligazionari si stabilizzassero al 5%? Ipotizzando rendimenti obbligazionari al 5% con uno spread dell’1% rispetto ai corporate bond (6%), il premio al rischio per il mercato azionario si ridurrebbe a livelli minimi. Ciò potrebbe accelerare la propensione naturale a un deflusso netto dal mercato azionario, specialmente tra i baby boomer che invecchiano e potrebbero cercare investimenti più sicuri.

Questa situazione si scontra con la realtà di un mercato azionario che ha registrato una crescita significativa. L’S&P 500 è salito del 23% nel 2024, e alla fine della scorsa settimana, l’S&P 500 era scambiato a 21,9 volte i suoi utili previsti nei prossimi 12 mesi, ben al di sopra della media a 10 anni di 18,5 volte. Questo suggerisce che una presa di profitto possa essere probabile, con conseguenze potenzialmente significative per il mercato finanziario globale.

Cosa aspettarsi?

In sostanza, il mercato sembra spesso dimenticare che le obbligazioni contano e che il loro peso nell’economia è cruciale. Un aumento dei rendimenti obbligazionari potrebbe avere un impatto devastante non solo sui titoli di Stato, ma anche sull’economia e sulle valutazioni azionarie.

Sebbene il mercato tenda a ignorare il rapido aumento dell’onere del debito, accecato dall’entusiasmo per la crescita degli EPS delle big tech, il problema diventa sempre più pressante, soprattutto se i tassi resteranno «higher for longer». È vero che la crescita economica potrebbe compensare il peso del debito, così come è vero che le politiche fiscali di Trump potrebbero dare un forte impulso all’economia USA.

Tuttavia, ciò potrebbe anche indurre la Fed a mantenere i tassi elevati più a lungo, provocando un ulteriore aumento dei rendimenti obbligazionari. Questo scenario aggraverebbe il peso del debito degli Stati Uniti, compromettendone la capacità di rifinanziamento.