Il Medio Oriente infiamma il petrolio, dove arriverà il prezzo?

Violetta Silvestri

17/02/2024

17/02/2024 - 11:02

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Prezzo del petrolio in aumento e verso livelli massimi da inizio anno: cosa succede al greggio e dove arriveranno le quotazioni? Il Medio Oriente in guerra spinge l’oro nero.

Il Medio Oriente infiamma il petrolio, dove arriverà il prezzo?

Il petrolio chiude la settimana in rialzo, con i futures del greggio in rialzo spinti soprattutto dalle tensioni latenti in Medio Oriente che hanno messo in ombra l’inflazione persistente negli Stati Uniti e le prospettive cupe della domanda globale per il 2024.

Entrambe le quotazioni hanno mostrato un balzo rispetto all’apertura degli scambi di 7 giorni fa. Nello specifico, il Brent è salito dell’1,08% archiviando la sessione di venerdì 16 febbraio a 83,53 dollari al barile. Il WTI è aumentato in una settimana del 2,73% e ha chiuso gli scambi di ieri a 79,22 dollari al barile.

Sono diversi i fattori chiave per spiegare l’andamento del prezzo del petrolio e le sue oscillazioni in questo inizio anno. A parte il conflitto in Medio Oriente dagli esiti incerti e allarmanti, le prospettive fondamentali per il greggio rimangono contrastanti.

L’Agenzia internazionale per l’energia ha affermato questa settimana che i mercati petroliferi potrebbero essere in surplus tutto l’anno poiché la crescita della domanda globale perde slancio, mentre l’OPEC vede consumi più robusti e il cartello e i suoi alleati stanno attuando tagli all’offerta per sostenere i prezzi.

Il greggio è cresciuto di oltre il 10% quest’anno, vicino al massimo del range in cui è stato scambiato dall’inizio di novembre.

Medio Oriente nel caso spinge il prezzo del petrolio

Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente hanno più che controbilanciato le previsioni dell’Agenzia internazionale per l’energia di un rallentamento della domanda in questa seconda settimana di febbraio. E i prezzi del petrolio sono saliti.

Gli scontri a fuoco tra Hezbollah in Libano e Israele si sono intensificati in un’ulteriore escalation che solleva l’allarme per una guerra più ampia. La sicurezza nel Mar Rosso continua a peggiorare con diverse navi di importanti flotte mercantili che hanno evitato il passaggio marittimo cruciale da quando sono iniziati gli attacchi degli Houthi a metà novembre.

Israele inoltre ha promesso di proseguire la sua offensiva a Gaza verso la città meridionale di Rafah, aumentando le tensioni con l’Egitto, che condivide un confine con la città.

Tuttavia, finora la reazione del mercato petrolifero alle notizie dal Medio Oriente è stata moderata, ha affermato Giovanni Staunovo, analista di UBS. “Il mercato vede il petrolio ancora fluire e le interruzioni sono state piccole”, ha sottolineato.

Il focus su una potenziale escalation geopolitica, però, rimane centrale. Non solo per le conseguenze negative della tensione già altissima tra Israele, Libano e Iran in modo indiretto. I prezzi del greggio sono sostenuti anche dagli attacchi dei droni ucraini contro le raffinerie russe e gli impianti di stoccaggio del petrolio che hanno ridotto le esportazioni russe di carburante.

Il 3 febbraio, un attacco di droni da parte dell’Ucraina ha danneggiato l’impianto russo Lukoil PJSC a Volgograd, che a gennaio ha lavorato 289.000 barili giornalieri di petrolio greggio, ovvero più del 5% del volume totale della Russia.

Il greggio e il fattore domanda/offerta: cosa accadrà?

Giovedì 15 febbraio, l’AIE ha affermato che la crescita della domanda globale di petrolio stava perdendo slancio e ha ridotto le previsioni per il 2024.

L’agenzia stima che il consumo globale di petrolio rallenterà fino a 1,22 milioni di barili al giorno (bpd) nel 2024, circa la metà della crescita osservata lo scorso anno, in parte a causa di un forte rallentamento dei consumi cinesi. In precedenza aveva previsto una crescita della domanda per il 2024 di 1,24 milioni di barili al giorno.

L’OPEC prevede invece che il consumo di petrolio continuerà ad aumentare nei prossimi vent’anni.

Un fattore ribassista per il greggio è stato un rapporto di Goldman Sachs Group secondo il quale esiste un rischio di ribasso di 600.000 bpd nelle sue previsioni per la domanda di petrolio cinese nel quarto trimestre, a causa della politica del dragone e del recente aumento delle vendite di veicoli elettrici nel Paese.

Infine, occorre sottolineare che i prezzi alla produzione statunitensi sono aumentati più del previsto a gennaio in un contesto di forti balzi dei costi dei servizi, che potrebbero amplificare le preoccupazioni sull’inflazione (e ritardare il taglio dei tassi). Tuttavia, il calo delle vendite al dettaglio ha alimentato la speranza che la Fed inizi presto diminuire il costo del denaro, il che potrebbe sostenere la domanda di petrolio.

Prezzo petrolio: quali previsioni?

Gli analisti del colosso bancario britannico Standard Chartered vedono una media del Brent di 92 dollari al barile nel primo trimestre 2024. Ciò significherebbe un balzo del 19% rispetto al 31 dicembre. I prezzi sono stimati in salita fino a raggiungere una media di 109 dollari nel 2025, 128 dollari nel 2026 e, infine, 115 dollari nel 2027.

In questo scenario, la convinzione è che i surplus globali inizieranno a dissiparsi dopo il 2024.

Gli esperti della società bancaria australiano-neozelandese ANZ ritengono che il greggio Brent possa raggiungere gli 85 dollari al barile nel breve termine e forse i 90 dollari entro la fine dell’anno. Ciò si tradurrebbe in 80 dollari per il petrolio greggio West Texas Intermediate (WTI) nel breve periodo e 85 dollari entro la fine dell’anno.

Il WTI a 80 dollari al barile significa che i prezzi al dettaglio della benzina negli Stati Uniti a livello nazionale potrebbero toccare nuovamente i 4 dollari al gallone durante il picco estivo.

Tuttavia, pur prevedendo prezzi più alti, ANZ ritiene che ci sia un’offerta globale sufficiente e, soprattutto, un eccesso di offerta tra i membri dell’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio per ridurre al minimo le possibilità di un grave shock dei prezzi globali.

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