Il grande azzardo del nucleare avanzato: investimenti record, ma i fondamentali non reggono

Redazione Money Premium

24 Ottobre 2025 - 06:53

Miliardi di dollari puntano su reattori modulari e fusione, ma Wall Street intravede segnali di una bolla pronta a scoppiare.

Il grande azzardo del nucleare avanzato: investimenti record, ma i fondamentali non reggono

Negli ultimi anni miliardi di dollari si sono riversati nelle tecnologie nucleari di nuova generazione: dagli esperimenti di fusione nucleare ai reattori modulari di piccola scala (SMR) e ai microreattori che, secondo i promotori, potrebbero inaugurare un nuovo rinascimento energetico globale. Tuttavia, nonostante il clamore mediatico e i round di finanziamento da record, queste startup energetiche non hanno ancora immesso sulla rete nemmeno un kilowatt delle promesse forniture di energia carbon-free.

Nel 2024 gli investimenti nel settore hanno raggiunto il massimo storico: secondo S&P Global, il capitale raccolto “ha superato il valore complessivo delle transazioni degli ultimi 15 anni messi insieme”. L’accelerazione è legata a due fattori principali: da un lato, l’esplosione della domanda di elettricità spinta dall’integrazione massiva dell’intelligenza artificiale; dall’altro, la crescente difficoltà politica che sta rallentando lo sviluppo delle rinnovabili tradizionali.
Il contesto politico sembra sorridere al nucleare: negli Stati Uniti come in Europa, dopo anni di resistenze, diversi governi stanno abbracciando una posizione più favorevole, arrivando a stringere nuove partnership strategiche. Il Regno Unito e Washington hanno recentemente annunciato un accordo per rafforzare la cooperazione nel settore, mentre a Bruxelles e in altre capitali europee si osserva un allentamento delle restrizioni.

Questa congiuntura ha reso il nucleare una delle poche fonti energetiche a zero emissioni in grado di vantare un consenso bipartisan. Non sorprende quindi che il Segretario all’Energia statunitense Chris Wright abbia espresso “rinnovata fiducia” nelle tecnologie atomiche emergenti.

Dietro l’ottimismo, però, si nasconde un’altra narrativa. Diversi analisti di Wall Street temono che le valutazioni delle società nucleari stiano correndo troppo più veloci della loro effettiva capacità produttiva. “Il divario tra fondamentali e valutazioni è troppo ampio per essere ignorato,” ha dichiarato Dimple Gosai, responsabile della ricerca azionaria clean tech di Bank of America.

Non a caso, nelle ultime settimane sono arrivati i primi downgrade: Oklo, startup di SMR sostenuta da Sam Altman, è passata da “buy” a “neutral”, mentre NuScale è scesa addirittura a “underperform”. Parallelamente, Axios Pro ha segnalato un crescente ricorso alle SPAC, strumenti finanziari che consentono ad alcuni investitori di uscire rapidamente scaricando il rischio sui piccoli azionisti.

Nonostante i timori di una “bolla nucleare”, il settore resta cruciale per la transizione energetica. Le prospettive di lungo periodo sono rafforzate dagli impegni internazionali: oltre 30 paesi hanno promesso di triplicare la capacità nucleare entro il 2050. Tuttavia, nell’immediato, le startup devono fare i conti con ostacoli concreti: catene di approvvigionamento limitate per combustibile e componenti, oltre alla burocrazia legata a permessi di costruzione e connessione alla rete.
Se gli investitori sembrano aver corso troppo in fretta, le basi per uno sviluppo duraturo del nucleare di nuova generazione restano solide. La vera sfida sarà superare le difficoltà strutturali senza bruciare la fiducia dei mercati.