Il miglior alleato degli investimenti è il tempo. A prima vista può sembrare la classica frase fatta pronunciata da qualche promotore finanziario interessato soprattutto a convincerti a restare investito il più a lungo possibile. In realtà, però, dietro questa affermazione c’è un dato molto concreto che emerge chiaramente osservando lo storico dei mercati finanziari globali.
Quando si analizzano i rendimenti della borsa su periodi molto brevi, il comportamento dei prezzi appare spesso imprevedibile: oscillazioni improvvise, fasi di forte entusiasmo seguite da cali altrettanto rapidi, eventi economici o geopolitici che cambiano improvvisamente il sentiment degli investitori. Nel breve periodo, investire può assomigliare più a una scommessa che a una decisione razionale basata su dati e probabilità.
Allungando l’orizzonte temporale, però, il quadro cambia in modo significativo. Le fluttuazioni di breve periodo tendono progressivamente a perdere peso e diventa più evidente una dinamica di crescita legata allo sviluppo dell’economia globale, all’innovazione e all’aumento della produttività. In questo senso, il tempo agisce come una sorta di “ammortizzatore”: attenua gli errori di timing, riduce l’impatto della volatilità e permette alle dinamiche strutturali dei mercati di emergere con maggiore chiarezza.
Proprio per questo motivo, definire fin dall’inizio un obiettivo di investimento e il relativo orizzonte temporale è uno degli aspetti più importanti per qualsiasi investitore. Non si tratta soltanto di scegliere in cosa investire, ma soprattutto di stabilire per quanto tempo si è disposti di rimanere investiti. È questa variabile, più di molte altre, a determinare il profilo di rischio reale di un investimento e le probabilità di ottenere un risultato positivo nel lungo periodo.
Perché investire nel breve periodo è una scommessa
La probabilità di registrare rendimenti negativi sui mercati azionari globali non è casuale, ma è fortemente legata alla durata dell’investimento. In altre parole, il rischio di perdere denaro dipende in modo diretto dall’orizzonte temporale con cui si entra nei mercati.
Nel breve periodo, infatti, i mercati finanziari sono dominati dalla volatilità. I prezzi si muovono rapidamente sotto l’influenza di notizie economiche, decisioni delle banche centrali, eventi geopolitici e, soprattutto, delle emozioni degli investitori. Paura ed euforia possono amplificare i movimenti dei prezzi ben oltre ciò che sarebbe giustificato dai fondamentali economici. In questo contesto, i risultati di un investimento nel brevissimo termine possono risultare del tutto imprevedibili.
Se analizziamo i dati, vediamo chiaramente questo fenomeno. Con un orizzonte di investimento di appena un mese, la probabilità di trovarsi in perdita è stata storicamente intorno al 42%. In pratica, quasi una volta su due il risultato è negativo. Non sorprende quindi che chi investe con un orizzonte così breve finisca, di fatto, per comportarsi più come uno scommettitore che come un investitore.
Ma le cose cambiano in modo significativo quando si allunga l’orizzonte temporale e si osserva l’andamento dei mercati su periodi più estesi.
Come cambia il rischio al crescere dell’orizzonte di investimento
Allungando l’orizzonte temporale, il quadro cambia rapidamente. Già su un periodo di un anno, la probabilità di chiudere in perdita su un mercato azionario globale scende mediamente intorno al 25 -30%. Se si guarda a un orizzonte di cinque anni, questa probabilità si riduce ulteriormente, arrivando a circa 12–15%.
Proseguendo lungo questa traiettoria, su un periodo di dieci anni la probabilità storica di registrare un rendimento negativo si colloca intorno al 5–8%, diventando quindi un evento relativamente raro. E quando si supera un orizzonte di quindici anni, i dati storici mostrano che la probabilità di chiudere con una perdita è stata praticamente vicina allo zero.
È proprio qui che emerge il vero ruolo del tempo negli investimenti. Ciò che nel breve periodo appare come un rischio elevato e imprevedibile, nel lungo periodo tende progressivamente a trasformarsi in una questione di probabilità sempre più favorevoli per l’investitore. E questa semplice osservazione è sufficiente a cambiare completamente la prospettiva con cui guardiamo ai mercati finanziari.
Quando si afferma che il tempo è il miglior alleato negli investimenti, quindi, non si tratta semplicemente di una frase fatta. Al contrario, è una constatazione che trova solide basi nei dati storici dei mercati finanziari. Il tempo consente ai mercati di assorbire le crisi, alle aziende di far crescere nel tempo i propri utili e alla capitalizzazione composta di dispiegare pienamente i suoi effetti.
In altre parole, se nel breve periodo sono la volatilità, l’incertezza e le emozioni degli investitori a dominare i movimenti dei mercati, nel lungo periodo, almeno osservando la storia dei mercati globali, è stata la crescita economica a prevalere.
Come sempre, ricordiamo che i dati storici e gli esempi riportati sono utilizzati a scopo illustrativo: le performance passate non sono garanzia né indicazione di risultati futuri. Prima di prendere decisioni di investimento è sempre opportuno valutare attentamente la propria situazione finanziaria e il proprio orizzonte temporale.
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