Gary Shilling, l’economista che predisse la recessione del 1969-70, avverte: gli Stati Uniti potrebbero affrontare una nuova crisi economica entro il 2026.
Gary Shilling, economista diventato famoso per aver previsto con largo anticipo la recessione americana del 1969-70, torna a mettere in guardia mercati e investitori. Secondo la sua analisi, gli Stati Uniti potrebbero andare incontro a una nuova fase recessiva entro la fine del 2026. Tutta colpa di una combinazione di fattori economici che, a suo giudizio, stanno progressivamente indebolendo la crescita dell’economia più forte del pianeta.
Preoccupa il mercato immobiliare
Shilling ritiene che l’economia americana stia mostrando segnali di fragilità ormai impossibili da ignorare. Tra le evidenze che preoccupano di più l’esperto spicca il mercato immobiliare, che continua a rimanere bloccato sotto il peso dei tassi d’interesse elevati. Molti proprietari di case non vogliono vendere perché significherebbe rinunciare ai mutui sottoscritti negli anni passati a condizioni molto più favorevoli, mentre chi vorrebbe acquistare si trova oggi a dover affrontare costi di finanziamento molto più alti che in passato. Il risultato? Un forte rallentamento del mercato e aumentate difficoltà per le famiglie americane, già alle prese con un costo della vita sempre più pesante.
leggi anche
Meglio investire €50.000 in azioni o come anticipo su un immobile? La verità dopo 20 anni
Gli investimenti delle imprese sono in forte calo
Secondo l’economista, anche il settore degli investimenti aziendali sta dando segnali di rallentamento. Le imprese stanno riducendo la spesa destinata a nuovi progetti, macchinari e attività strategiche - nonostante si tratti di un elemento che storicamente rappresenta uno dei motori principali della crescita economica.
Dopo il forte rimbalzo registrato nel periodo successivo alla pandemia, la dinamica degli investimenti avrebbe perso slancio. La solidità del tessuto aziendale si sta sgretolando molto più di quanto i mercati finanziari sembrino credere.
Consumatori sempre più fragili
A preoccupare Shilling è poi soprattutto la situazione dei consumatori. L’inflazione continua a comprimere il potere d’acquisto delle famiglie americane, che stanno pian piano esaurendo i risparmi accumulati negli ultimi anni. Così, molte persone iniziano a ridurre le spese e a rinviare gli acquisti importanti, con inevitabili conseguenze sui consumi interni, che sappiamo bene essere una componente fondamentale dell’economia statunitense.
Le azioni sono sopravvalutate
Ma non è tutto. L’economista sostiene inoltre che il mercato azionario americano oggi è sopravvalutato. A suo giudizio, gli investitori starebbero sottovalutando i rischi reali presenti nell’economia, per cui non dovrebbe sorprendere l’arrivo di un’importante correzione a Wall Street. Un ribasso compreso tra il 20% e il 30% rientrerebbe pienamente nelle normali dinamiche storiche dei mercati finanziari, secondo Shilling.
Non tutti gli analisti sono però così pessimisti. Alcuni economisti ritengono che gli Stati Uniti possano ancora evitare una recessione grazie alla tenuta del mercato del lavoro e alla spinta degli investimenti legati all’intelligenza artificiale e alla tecnologia. Altri, invece, iniziano a vedere dei rischi sempre più concreti, tra il rallentamento dell’immobiliare, la debolezza dei consumi e le tensioni geopolitiche.
Il dibattito resta aperto, ma il messaggio di Gary Shilling è chiaro: dietro l’ottimismo dei mercati, l’economia americana potrebbe nascondere delle fragilità molto più marcate di quanto oggi si voglia ammettere.
© RIPRODUZIONE RISERVATA