Il decreto AI del Governo Meloni potrebbe far esplodere i bilanci di TIM, Almawave, Reply e non solo

Redazione Money Premium

11/06/2026

Il biennio 2026-2027 si profila come un periodo decisivo per chi saprà capitalizzare la fase di regolamentazione e crescita strutturale dell’AI in Italia.

Il decreto AI del Governo Meloni potrebbe far esplodere i bilanci di TIM, Almawave, Reply e non solo

Il 10 giugno 2026 il Consiglio dei Ministri, guidato dalla premier Giorgia Meloni, ha approvato i decreti attuativi della Legge 132/2025, realizzando così il primo quadro normativo nazionale organico sull’intelligenza artificiale in Europa.

Questa normativa integra pienamente l’AI Act europeo con regole specifiche per governance, responsabilità civile e penale, uso dell’AI nella Pubblica Amministrazione, forze dell’ordine, scuola, lavoro e giustizia. Al cuore del provvedimento non c’è solo regolazione, ma una chiara strategia industriale: fino a 1 miliardo di euro dal Fondo di sostegno al venture capital destinati allo sviluppo di startup, PMI e campioni nazionali nei settori AI, cybersicurezza e tecnologie abilitanti.

Nel 2025 il mercato italiano dell’AI ha già raggiunto 1,8 miliardi di euro, registrando una crescita del 50% rispetto all’anno precedente, con CDP Venture Capital che ha allocato oltre 300 milioni di euro a più di 150 startup. Il decreto rafforza questo momentum creando certezza regolatoria, sandbox per testare soluzioni innovative, incentivi alla formazione (fino a 200-300 milioni di euro complessivi per scuola e università) e priorità agli appalti pubblici per tecnologie conformi e “sovrane”. Per gli investitori quotati questo si traduce in un’accelerazione della domanda da parte di PA, imprese e settori strategici, con effetti che si manifesteranno soprattutto nel medio-lungo termine (2027-2030), ma che già generano visibilità e momentum sui titoli più esposti.

Le azioni da monitorare sul FTSE MIB

Tra i grandi nomi del FTSE MIB, STMicroelectronics rappresenta l’esposizione più diretta e potente al tema. Il gruppo franco-italiano ha rivisto al rialzo le proprie guidance sui ricavi da data center, portandoli a circa 1 miliardo di dollari nel 2026 (rispetto alla precedente previsione “nicely above 500 milioni”) e potenzialmente al doppio nel 2027. Questa revisione, annunciata all’inizio di giugno 2026, è stata trainata dalla domanda di chip per infrastrutture AI, silicon photonics, power management e soluzioni per hyperscaler come AWS, con cui STMicroelectronics ha siglato accordi multi-miliardari. Il titolo ha reagito con guadagni fino al 10% in una sola seduta, toccando massimi venticinquennali intorno ai 65 euro, e la capitalizzazione ha superato i 60 miliardi di dollari. Gli analisti di Jefferies, J.P. Morgan e Citi hanno alzato target price e stime di crescita complessiva del gruppo intorno al 20% annuo per il 2027, grazie al contributo dell’AI che potrebbe pesare per il 7% della crescita totale. La capacità produttiva europea e i design win con clienti globali rendono STMicroelectronics particolarmente resiliente al contesto nazionale di sovranità tecnologica introdotto dal decreto.

Un altro pilastro infrastrutturale è Prysmian, leader mondiale nei cavi e fibre ottiche, che beneficia in modo strutturale dell’espansione dei data center AI. Nel primo trimestre 2026 la divisione Digital Solutions ha registrato una crescita superiore al 20%, con EBITDA margin al 19,5%, spinta da accordi di lungo termine con hyperscaler. L’azienda prevede di espandere la capacità produttiva di fibre del 40-50% nei prossimi 2-3 anni, con visibilità su ricavi cumulati superiori ai 5 miliardi di euro da questi contratti. Gli analisti di Jefferies hanno alzato il target price a 176 euro (da 117), Bank of America e Deutsche Bank intorno ai 170-175 euro, con previsioni di crescita dei ricavi Digital Solutions al 20% annuo e dell’EBITDA al 30% fino al 2030, quando la divisione potrebbe generare oltre 1 miliardo di euro di EBITDA. La capitalizzazione di Prysmian ha superato i 40-45 miliardi di euro nel corso del 2026, con performance superiori al 70-150% da inizio anno in vari momenti, confermando il ruolo centrale del titolo nell’intersezione tra elettrificazione, connettività AI e infrastrutture nazionali favorite dal decreto.

Nel segmento difesa, cybersicurezza e soluzioni per PA, Leonardo si posiziona come beneficiario strategico diretto. Con ricavi 2025 intorno ai 19,5 miliardi di euro e un backlog record oltre i 46 miliardi, il gruppo ha accelerato sul piano industriale 2026-2030 puntando su AI, high performance computing e cyber. La divisione Cyber & Security Solutions prevede crescite degli ordini, ricavi ed EBITA rispettivamente del 13,7%, 14,5% e 21,5% nel periodo. Leonardo è già fornitore chiave per ministeri, forze armate e forze dell’ordine, con contratti europei da centinaia di milioni (come il framework FREIA). Il decreto, che regola e promuove l’uso di AI in polizia e giustizia con enfasi su sicurezza, conformità e sovranità, rafforza ulteriormente la pipeline di progetti nazionali. La capitalizzazione oscilla tra i 30 e i 34 miliardi di euro, con multipli forward P/E intorno a 20-22x e un dividendo in crescita, rendendo Leonardo un’esposizione difensiva e growth al contempo nel contesto italiano.

Non solo grandi aziende: ecco le small cap che cresceranno

Sul fronte delle società pure play quotate su Euronext Growth Milan, le opportunità risultano più volatili ma con upside elevato per chi cerca esposizione diretta all’ecosistema nazionale. Expert.ai, specializzata in natural language processing e piattaforme enterprise per settori regolati, sta completando una turnaround verso modello SaaS ricorrente. Gli analisti stimano ricavi in crescita a doppia cifra con espansione dei margini e multipli EV/Sales 2025-2027 intorno a 2-3x, ancora scontati rispetto ai peer internazionali. La capitalizzazione si attesta intorno ai 150-200 milioni di euro, con target price che implicano upside significativo grazie ai progetti PA favoriti dal decreto.

Almawave opera nel data & AI con forte radicamento sulla Pubblica Amministrazione e grandi clienti italiani: capitalizzazione intorno ai 128 milioni di euro, ricavi trailing circa 46-53 milioni e multipli EV/Sales forward in area 2x, con crescita attesa del 15-17% annuo. Il posizionamento la rende una delle più allineate ai bandi e appalti pubblici che il decreto renderà più frequenti.

Datrix, attiva in AI per marketing, finance e analytics, ha una capitalizzazione più contenuta (intorno ai 28-35 milioni di euro) ma mostra momentum su segmenti verticali con CAGR atteso elevato e target price medi degli analisti intorno a 2,62 euro (implicando upside del 45% dai livelli recenti). Il titolo beneficia di valutazioni ancora accessibili e di un posizionamento di nicchia che può catturare flussi dal miliardo di venture capital.

Altri nomi indiretti ma rilevanti includono TIM per le infrastrutture cloud e data center (tramite Noovle), le utility come Enel, Terna e A2A per la domanda energetica esplosiva dell’AI (i data center potrebbero arrivare al 14% del consumo elettrico USA entro il 2030, trend analogo in Italia), e realtà di system integration come Reply o Sesa. Nel complesso, l’effetto del decreto Meloni è di catalizzatore: riduce i rischi regolatori, accelera gli appalti PA, moltiplica gli investimenti privati grazie al fondo VC da 1 miliardo e crea un premium di “made in Italy AI” per le soluzioni conformi.