Entrerà in vigore l’articolo 50 del Regolamento UE che prevede nuovi obblighi per le imprese che utilizzano strumenti di intelligenza artificiale. Chi non si adeguerà rischia sanzioni pesanti.
Due mesi. È questo il tempo che resta alle aziende italiane per adeguarsi a una delle scadenze più concrete previste dall’AI Act europeo. Dal 2 agosto 2026 entrerà infatti in vigore l’articolo 50 del Regolamento UE 2024/1689, che stabilisce l’obbligo di trasparenza per chi utilizza sistemi di intelligenza artificiale a contatto con il pubblico. In pratica, gli utenti dovranno essere informati in modo chiaro quando interagiscono con una macchina. Addio quindi ai chatbot che si spacciano per esseri umani e ai contenuti generati dall’intelligenza artificiale senza un’indicazione esplicita della loro origine. Chi non si adeguerà rischia sanzioni fino a 15 milioni di euro.
Come funziona e cosa cambia con l’AI Act
Nel dettaglio, l’articolo 50 distingue due figure principali: il fornitore, cioè chi sviluppa e commercializza un sistema di intelligenza artificiale, e il deployer, ovvero chi lo utilizza nell’ambito della propria attività. I primi sono obbligati a progettare i propri sistemi in modo che l’utente sappia di stare interagendo con una macchina; i secondi devono dichiarare esplicitamente se un contenuto, che sia testuale, grafico, audio o video, è stato generato o manipolato mediante l’intelligenza artificiale.
Per chatbot e assistenti virtuali non sarà sufficiente un generico riferimento all’assistente o una nota nascosta nei termini e condizioni. Le linee guida della Commissione europea sono piuttosto stringenti e prevedono, ad esempio, un messaggio testuale chiaro all’avvio dell’applicazione, come «Stai interagendo con un sistema di intelligenza artificiale», oppure un’icona facilmente riconoscibile e comprensibile nel contesto d’uso.
Per quanto riguarda i contenuti generati dall’AI, ogni output dovrà essere marcato con sistemi leggibili dalle macchine, come filigrane digitali, metadati o impronte crittografiche. La scelta della soluzione tecnica è lasciata al fornitore, ma la responsabilità della conformità resta a suo carico.
Ci sono poi due casi che meritano particolare attenzione. Il primo riguarda chi produce o diffonde deepfake, ossia video, immagini o audio che simulano persone, luoghi o eventi reali facendoli apparire autentici, pur essendo stati creati artificialmente. In questi casi l’obbligo di segnalazione è sempre previsto, indipendentemente dall’intenzione di ingannare o meno il pubblico. Ad esempio, un video di un politico che pronuncia un discorso mai tenuto rappresenta un deepfake e deve essere chiaramente identificato come contenuto generato dall’intelligenza artificiale.
Il secondo caso riguarda chi utilizza l’AI per produrre testi destinati a informare il pubblico su questioni di interesse generale. Pensiamo, ad esempio, a blog, siti web o piattaforme informative. Anche in questo caso è necessario indicare esplicitamente che il contenuto è stato generato dall’intelligenza artificiale. L’unica eccezione riguarda i testi che sono stati sottoposti a una revisione editoriale significativa da parte di un essere umano, che se ne assume la responsabilità prima della pubblicazione.
In Italia il processo di inserimento dell’AI in azienda procede a rilento
I numeri mostrano però che le imprese italiane non sembrano ancora del tutto pronte al cambiamento tecnologico. Secondo l’Istat, nel 2024 soltanto l’8% delle aziende italiane utilizzava sistemi di intelligenza artificiale, una quota inferiore alla media europea del 13,5%. Nel 2025 la percentuale è salita al 16,4%, ma resta molto ampio il divario tra le grandi imprese, dove l’adozione raggiunge il 53,1%, e le piccole e medie imprese, ferme al 15,7%.
Il primo passo che le aziende devono compiere è mappare i sistemi di intelligenza artificiale utilizzati e comprendere se ricoprono il ruolo di fornitore, deployer o entrambi. Successivamente occorre verificare le modalità di interazione con gli utenti e valutare la conformità agli obblighi previsti dal regolamento. Per i contenuti generativi è inoltre necessario scegliere una soluzione tecnica per la marcatura. Il Digital Omnibus ha concesso una proroga fino al 2 dicembre 2026 per i sistemi già presenti sul mercato prima di agosto, ma esclusivamente per gli aspetti tecnici legati alla marcatura. Tutti gli altri obblighi entreranno in vigore il 2 agosto senza alcuna deroga.
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